capitolo tre.

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«Buongiorno» esclamo, facendo capolinea in cucina, dove trovo mia madre a fare colazione.

«Buongiorno anche a te» risponde, facendomi cenno di sedermi.

«Dove sono gli altri?» chiedo, prendendo posto davanti a lei.

«Megan e Brittany sono uscite poco fa per andare al collage, tuo padre è uscito molto presto e ti aspetta al lavoro» dice, versandosi il caffè nella grande tazza davanti a lei.

Il colore dei suoi capelli, indurisce i suoi lineamenti, mostrandola più matura di quel che già è. È raro che si faccia scappare un sorriso o che si lasci andare in generale, come è raro allo stesso tempo, che ti dedichi affetto. Ma per sposare mio padre, del tutto diverso da lei, non deve essere solo ciò che mostra a noi.

«Allora scappo, altrimenti trovo traffico» dico alzandomi e prendendo la borsa. Mi verso un po' di caffè in una tazza e portandomela dietro, saluto mia madre che mi rivolge uno sguardo di disapprovazione.

«Non ti accompagna Francisco?» chiede corrugando le sopracciglia.

«No, ho voglia di prendere la macchina oggi» rispondo, rifiutando il passaggio dell'autista.

«Come preferisci» ribatte lei alzando le spalle.

Arrivo in meno di mezz'ora in azienda ed entrando noto le ragazze del piano terra, che lavorano lì, in gruppo a bisbigliare tra di loro e ad emettere versi di apprezzamento.

Aumento il passo e mi avvicino al gruppetto formato. «Allora che succede qui?» chiedo cercando di incrociare lo sguardo di almeno una di loro.

All'udire della mia voce, si girano tutte verso di me, per poi ripuntare lo sguardo dove lo avevano. Seguendo il loro sguardo, capisco immediatamente il perché si sono immedesimate in un branco di pecore arrapate.

Thomas Brown.

È nella piccola palestra, che si trova davanti al banco delle segreteria. Indossa una canotta bianca, che mette in risalto la sua muscolatura scolpita e perfetta, e un pantaloncino.

Si piega per alzare un attrezzo di non so quanti chili, indurendo il muscolo del braccio e facendo sognare e sospirare, tutte le ragazze presenti.

«Ragazze vi paghiamo per lavorare, non per guardare muscoli in allenamento» grido «Forza tornate al lavoro e Sarah portami un caffè doppio nel mio studio grazie».

Le ragazze si distaccano immediatamente, tornando tutte alla loro postazione. Lancio uno sguardo fulminante a Thomas, che mi regala un sorriso smagliante.

Mi dirigo immediatamente da mio padre e stranamente, questa volta ricordo di bussare.

«La palestra è posizionata male, non può stare lì» dico immediatamente, senza dargli nemmeno il buongiorno «Anzi non dovrebbe proprio esistere».

«Buongiorno anche a te Sophie» infatti dice «La palestra è stata pensata per potersi svagare un po' anche al lavoro. Quando è stata costruita tu avevi tre anni e mezzo, e non ha mai creato problemi a nessuno».

«Beh forse perché nessuno è all'altezza della bellezza di Thomas papà» esclamo gesticolando «Questa mattina le ragazze del piano terra per poco non creavano un laghetto lì per terra, misto tra bava e liquido vaginale!» continuo «E proprio perché è stata costruita quando avevo tre anni e mezzo, ora che ne ho ventiquattro e che la ditta si è allargata,così come la struttura, spostiamola ai piani inferiori no?».

«Sophie è un bel ragazzo, è normale che le ragazze ci perdano la testa» afferma mio padre, mantenendo sempre la sua calma che lo accompagna in tutte le cose che fa.

MR.BROWNLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora