Secondo Capitolo.

4.2K 366 208
                                        

Un Calum affannato e leggermente in ritardo stava correndo, facendosi strada tra le persone e urtando spesso qualcuno con la spalla beccandosi le classiche imprecazioni del tipo 'Idiota, guarda dove vai!'. Era allo stremo delle sue forze, ma non poteve fermarsi perché il suo capo l'aveva già chiamato due volte.

Se fosse arrivato di nuovo in ritardo, avrebbe perso il suo lavoro al locale. Avrebbe dovuto essere a lavoro per il turno serale già da venti minuti, ma non era stata colpa sua, almeno non interamente. Sam, un suo amico che abitava alla porta accanto, gli aveva chiesto di usare la sua doccia.

Da quello che aveva capito, la doccia dell'appartamento di Sam era rotta. Calum non si aspettava, però, che si sarebbe preso così tanto tempo. Sicuramente avrebbe potuto dirgli di no e andare semplicemente a lavoro, ma non l'aveva fatto.

A volte, si odiava davvero tanto. Non sapeva mai dire no alle persone, per quanto ci provasse. Non era nemmeno riuscito ad arrabbiarsi con Sam, perché a cosa sarebbe servito? Era comunque in ritardo e urlargli contro non avrebbe fatto tornare indietro le lancette dell'orologio. Diciamo anche che non amava particolarmente le liti, che fossero per motivi futili o più gravi.

Non riusciva a litigare con qualcuno, perché odiava le tensioni e le urla. Anche se qualcun altro stava litigando, sentiva sempre un peso sullo stomaco e sperava mentalmente che la smettessero. Accadeva spesso che nel locale in cui lavorava qualcuno bevesse più del dovuto e finisse per prendersela con gli altri. Calum non s'intrometteva, ma chiamava semplicemente la polizia o il suo capo. Era piuttosto bravo a interiorizzare l'ira.

Appena fu nel locale, si precipitò dietro il bancone e il forte odore di detersivo al limone gli attaccò con prepotenza le narici. Lo usavano sempre per rimuovere l'odore pesante d'alcool. Altre volte usavano l'aceto.

C'erano più persone del solito e questo non era rassicurante. S'infilò in fretta e furia la maglia nera con la scritta Breaking Bar e la targhetta con il suo nome, che ognuno doveva indossare durante il proprio turno. Sobbalzò poi, quando si voltò e ritrovò lo sguardo furioso di Emma, il suo capo, puntato su di lui.

«Ti avevo detto che mi servivi puntuale oggi. Non vedi quanta gente c'è?!» Emma gli chiese retoricamente, con quel suo sguardo. Quello sguardo a metà tra voglio ucciderti e voglio torturarti.

La donna indicò con lo sguardo la numerosa folla alle spalle di Calum, che allungò il collo deglutendo nervosamente.

Non provò nemmeno a spiegare qual era la ragione del suo ritardo, perché avrebbe reso Emma soltanto più furiosa. Per quanto fosse possibile, s'intende.

Emma era un metro e sessanta di severità, con tanto di caschetto biondo; pensava solamente al denaro, il resto non contava.

«Mi dispiace»  mormorò Calum. Aveva ancora il respiro affannoso dalla precedente corsetta e il battito irregolare per il terrore che il suo capo gli faceva.

«Anche a me. Ora vai. Stasera chiudi tu» gli disse.

La donna cercò di mantenere un tono abbastanza basso da non essere udibile ai clienti, ma si poteva sentire in ogni caso tanta rabbia velata nella sua voce. Calum si allontanò, tenendo lo sguardo basso prima che Emma lo richiamasse ancora una volta.

«Calum, un altro ritardo e sei licenziato » gli disse, prima di tornare nel suo ufficio.

Quelle parole lo congelarono sul posto. Licenziato. Non si poteva permettere di essere licenziato. Non avrebbe potuto più pagare l'affitto del suo appartamento e si rifiutava persino di pensare a cosa sarebbe successo se avesse smesso di ricevere quella paga mensile.

Dietro il bancone, salutò con un cenno della mano Lea, la ragazza con cui passava la maggior parte dei suoi turni.

«Hey, Calum. Tutto bene?» gli sussurrò.

Burn with you || cake. [In Revisione]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora