"Signor Divit, forse non è il momento più adatto per parlarne, ma c'è un altra questione che va affrontata", disse l'allenatore mentre procedevano lungo il corridoio diretti alla stanza di Babu.
Can si fermò, rivolgendosi verso di lui: "Non si preoccupi, mi dica pure..."
L'altro con evidente difficoltà e imbarazzo parlò: "Ecco dobbiamo capire come si procurava i medicinali suo figlio..."
"Non capisco..."
"Beh non sono farmaci che si possono acquistare senza una prescrizione... a meno che non si usi Internet o non si faccia parte di un giro di spaccio..."
Can puntò gli occhi in quelli del suo interlocutore e avvicinandosi a lui, a denti stretti rispose scandendo le parole una ad una: "MIO – FIGLIO – NON – E' – UNO - SPACCIATORE!"
L'altro alzò le mani in segno di scusa: "Forse mi sono spiegato male. Nemmeno io credo che Babu possa spacciare. Lo conosco da anni, ormai, e so che è un bravo ragazzo, ma potrebbe aver comprato quella roba da qualcuno che la spaccia... e in questo caso credo sia doveroso fare una denuncia."
Can fece un passo indietro: "Mi scusi, ma sono troppe cose da gestire tutte in una volta e temo di aver perso il controllo... Ho capito perfettamente e ha ragione, parlerò anche di questo con Babu."
"La ringrazio. Ecco siamo arrivati, la sua stanza è l'ultima a sinistra... Se vuole vengo con lei."
"Apprezzo molto il suo aiuto, ma credo sia meglio se parlo da solo con mio figlio... La terrò aggiornato."
Una volta solo, Can rimase a fissare quella porta per un tempo indefinito. Come doveva comportarsi? Doveva essere arrabbiato? Comprensivo? Doveva chiedere, indagare o aspettare che fosse Babu a raccontargli com'erano andate le cose?
Se solo ci fosse stata Sanem, lì con lui!... Avrebbe saputo cosa fare, lei lo sapeva sempre! In ogni situazione era l'ago della bilancia, la moderatrice, quella che calmava gli animi, che invitava a riflettere, a non essere precipitosi, a valutare attentamente...Forse avrebbe fatto meglio a chiamarla subito e ad aspettare che tornasse... Ma non poteva lasciare solo, lì, suo figlio!
Raccogliendo tutto il coraggio che aveva afferrò la maniglia e lentamente l'abbassò entrando nella camera.
Babu era seduto sul bordo del letto, di spalle e sembrava guardare fuori dalla grande finestra che aveva davanti.
"Ciao..." lo salutò Can rimanendo sulla soglia.
Al suono della sua voce il ragazzo si voltò, il volto rigato di lacrime: "Mi dispiace papà..." fu l'unica cosa che riuscì a dire prima di scoppiare in singhiozzi.
Per Can fu come se qualcuno gli strappasse il cuore dal petto. Non aveva mai visto tanta disperazione e non poteva sopportare che quel dolore fosse suo figlio a provarlo.
Si precipitò da lui e lo abbracciò, cullandolo, come quando era bambino e si svegliava gridando in preda agli incubi.
"Andrà tutto bene, vedrai, risolveremo ogni cosa..."
"Ho rovinato tutto... mi dispiace...", ripeté Babu.
Can lo prese per le spalle e lo scostò da sé, costringendolo a guardarlo in faccia: "Non hai rovinato nulla, risolveremo ogni cosa, insieme... Hai capito?" gli disse afferrandogli poi il viso con entrambe le mani e poggiando la propria fronte alla sua. "Io sono qui, tutta la tua famiglia è qui e non ti lasceremo solo..."
Rimasero così, aggrappati l'uno all'altro per alcuni minuti poi, quando Babu sembrò essersi calmato, Can chiese: "Ti va di parlarne?"
"E' cominciato alcuni mesi fa, durante un allenamento, non ricordo di preciso quando perché da allora il dolore è stata una costante. Ho cominciato a sentire un leggero fastidio alla bassa schiena ma non ci ho fatto molto caso... Gli allenamenti erano piuttosto intensi e ho pensato si trattasse di un semplice dolore muscolare. Ne parlai con il fisioterapista che mi sottopose ad una serie di trattamenti. All'inizio sembrò funzionare, ma poi il fastidio ricomparve... Per un po' ho sopportato ma poi è diventato sempre più difficile ignorarlo... Erano come pugnalate che mi toglievano il respiro. Così ho cominciato a prendere degli antidolorifici, quelli che si trovano comunemente in commercio e che si acquistano senza difficoltà e ho tirato avanti per un po'... Poi però non sono bastati e il resto lo sai..."
"Perché non ne hai parlato con nessuno? Con il tuo allenatore, con me, con tua madre?"
"Non lo so... Pensavo di poter risolvere la cosa da solo e così mi era sembrato, all'inizio, poi ho avuto paura che mi costringessero a stare a riposo per un po', ma c'erano le selezioni per entrare nella nazionale e non potevo mancare... Mi sono detto che tutto sarebbe passato, che magari mi sarei curato dopo... non credevo che la cosa fosse così seria..."
"Ti hanno spiegato di cosa si tratta?"
Babu fece cenno di sì: "Mi hanno detto che dovrò essere operato e poi seguire un percorso riabilitativo..."
"Hai paura?"
"No, ma ho paura di non poter più giocare..."
Can non disse nulla intuendo che la parte più dolorosa per lui e cioè che non sarebbe mai entrato nella squadra nazionale, non gli era stata ancora comunicata.
"Devo chiederti ancora una cosa... Come facevi a procurarti il metadone?"
Babu lo guardò: "Sono io l'unico responsabile papà, non c'è nessuno da incolpare al di fuori di me. Ti giuro che non sono finito in nessun giro illegale..."
"Io ti credo, ma ho comunque bisogno di sapere."
"E' stato un compagno di squadra. Suo padre ha una farmacia e lui ogni tanto gli da una mano con la contabilità. Per lui è stato un gioco da ragazzi modificare alcuni ordini e farmi avere quello di cui avevo bisogno."
"Capisco", disse Can.
Per un istante tra loro calò il silenzio poi Babu chiese: "Mamma lo sa?"
"No. Quando mi hanno chiamato mi sono precipitato subito qui per capire cosa fosse successo e ho preferito aspettare prima di avvertila per non allarmarla inutilmente."
"Hai fatto bene..."
"Ora, però, credo che sia inevitabile. Non possiamo tenerle nascosta una cosa del genere... e neppure ai tuoi fratelli!"
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RITROVARSI
RomanceQuesto racconto è il seguito di "RICOMINCIARE DA NOI". Sono passati diciassette anni, Can e Sanem con i loro tre figli formano una famiglia all'apparenza perfetta, ma, come spesso accade, non è tutto oro ciò che luccica. Dietro un'apparente serenità...
