Erano giorni che Amina appariva stranamente taciturna.
In un primo momento Sanem non se ne preoccupò, attribuendo quel suo stato d'animo alla stanchezza per aver concluso brillantemente un importante ciclo di studi, e alla nostalgia perché non avrebbe più rivisto gran parte dei suoi compagni ai quali era molto affezionata.
Col passare dei giorni, però, incominciò a chiedersi se non ci fosse dell'altro.
"Babu, tesoro, sai per caso se c'è qualcosa che turba tua sorella? Perché ultimamente sembra si sia chiusa in se stessa..."
"No, non che io sappia... Probabilmente sta valutando a che università iscriversi... In fondo è una scelta importante e sai che Amina non prende mai niente alla leggera. Ma se vuoi glielo chiedo..."
"No, lascia stare. Sicuramente è come dici tu e quando vorrà, sarà lei a parlarcene. Non voglio che abbia l'impressione che le stiamo troppo addosso."
Neppure a Can era sfuggito quel cambiamento d'umore, ma, a differenza di Sanem, decise di affrontare la questione di petto e una mattina la invitò a unirsi a lui per una salutare corsetta.
"Ti farà bene vedrai e magari parliamo anche un po'..."
Lei sembrava indecisa, così lui insistette: "E dai non farti pregare... o forse hai paura di non riuscire a starmi dietro?"
Sapeva bene di aver toccato un tasto dolente, provocandola in quel modo e infatti la sua risposta non tardò ad arrivare: "Va bene papà, se ci tieni tanto a essere umiliato... Dammi cinque minuti e arrivo!"
"Ti prego non essere troppo duro con lei", lo ammonì Sanem "e soprattutto non arrabbiarti, qualunque cosa dovessi scoprire."
"Farò del mio meglio, lo prometto!"
Trascorsero il primo quarto d'ora correndo semplicemente, fianco a fianco, godendo della reciproca compagnia poi Amina incitò Can ad aumentare il ritmo. Per un po' lui tenne il passo, poi finse di cedere, supplicandola di fermarsi per riprendere fiato. In realtà voleva avere l'opportunità di parlale in tutta tranquillità.
Trovarono una panchina e si sedettero.
"Devo ammetterlo, non pensavo proprio che tu fossi così allenata. Mi dispiace dirlo ma hai vinto!"
"E dai papà, davvero pensi che me la beva così facilmente? So bene che mi hai fatto vincere di proposito..."
Lui sorrise ma non replicò. Dopo la festa del diploma tra loro era nata una sottile intesa e capirsi, con una semplice occhiata, era diventato più facile, come se tra loro si fosse rotto un sottile strato di ghiaccio che li teneva separati.
"Cosa c'è che non va tesoro? ... E non dirmi che va tutto bene, perché non ti credo."
Amina non rispose ma abbassò il capo in evidente difficoltà.
"Lo sai che con me e tua madre puoi parlare di tutto. Noi siamo qui per aiutarti..."
"Lo so papà, ma ho paura che quello che sto per dirti non ti piacerà per niente e ancor meno piacerà alla mamma..."
"Tu provaci..."
Silenzio, poi: "Ho deciso di non iscrivermi all'università... almeno per ora..."
Di nuovo silenzio, quindi Can con tutta la calma e la dolcezza che in quel momento riuscì a trovare chiese: "Perché? Cos'hai intenzioni di fare?"
"Voglio tornare in Congo e cooperare per una Ong che da sostegno ai bambini vittime della guerra. Ho già preso tutti i contatti necessari e potrei partire fra un paio di settimane..."
Can deglutì a fatica. Aveva promesso a Sanem di non arrabbiarsi ma era difficile, tremendamente difficile in quel momento; si sentiva tradito.
"Quando pensavi di dircelo Amina? E perché non ne hai parlato con noi prima?" chiese, cercando di mantenere un tono di voce pacato.
Lei alzò le spalle: "Ho creduto che mettervi di fronte al fatto compiuto avrebbe reso tutto più facile..."
"E lo pensi ancora?"
"No!... Ma non cambierò idea, papà, qualunque cosa tu e mamma diciate o facciate!"
Can guardò sua figlia con le lacrime agli occhi. Era cresciuta ed era diventata una giovane donna forte e determinata, proprio come aveva desiderato e forse si assomigliavano più di quanto volesse ammettere.
"D'accordo", disse alla fine "non ti nascondo che questa tua decisione mi addolora, ma se pensi che questa sia la cosa migliore per te, io e tua madre ti staremo accanto."
"Non so se sia la cosa migliore, ma è quella che sento di dover e voler fare adesso."
Esattamente quello che pensavo io quando ho lasciato tua madre e sono partito per il Congo, salvo poi pentirmene amaramente! Rifletté Can, senza però dar voce a questo pensiero. Al contrario disse:
"Promettimi che se dovessi essere in difficoltà o in pericolo tornerai qui...e che non escludi di poter riprendere gli studi."
"Lo prometto, come prometto di darvi spesso mie notizie."
"Sarà un duro colpo per tua madre, lo sai vero?"
Amina fece segno di sì con la testa. Sanem aveva uno spiccato senso della famiglia e pur avendo sempre lasciato ai figli libertà di scelta, li avrebbe comunque voluti accanto a sé.
"Lo so, ma speravo nel tuo aiuto, papà... me lo darai?" rispose Amina.
Can sospirò, poi, con un braccio, circondò le spalle di sua figlia e la tirò vicino a sé, posandole un bacio sulla nuca: "Certo", rispose "puoi contare su di me! Parlerò io con tua madre, non ti preoccupare."
Rientrarono camminando vicini e raccontandosi a vicenda, come non avevano mai fatto prima, scoprendosi più simili di quanto avessero immaginato. In Amina, Can ritrovò molto di se stesso da giovane: la stessa passione, la stessa curiosità, lo stesso bisogno di sentirsi libero e Amina in lui scoprì un padre che, lontano dal voler giudicare, desiderava, soprattutto, capire.
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RITROVARSI
RomanceQuesto racconto è il seguito di "RICOMINCIARE DA NOI". Sono passati diciassette anni, Can e Sanem con i loro tre figli formano una famiglia all'apparenza perfetta, ma, come spesso accade, non è tutto oro ciò che luccica. Dietro un'apparente serenità...
