"Mi assumo la responsabilità di tutto quello che ho fatto. Sapevo di rischiare, anche se non immaginavo che mi sarebbe costato tanto..."
Can e Sanem avevano, finalmente, parlato con Babu e la sua reazione li aveva sorpresi. Avevano temuto che si sarebbe lasciato prendere dallo sconforto, il che sarebbe stato comprensibile, invece lui aveva reagito in maniera molto matura.
"Non è detto che sia tutto finito..." tentò di tranquillizzarlo Can "Potresti sempre tornare a giocare a livello amatoriale, oppure allenare una squadra giovanile... Il tuo allenatore dice che ne avresti le capacità e anch'io ne sono più che convinto."
"Adesso, papà, l'unica cosa che desidero veramente è uscire di qui e rimettermi in piedi il prima possibile, poi di vedrà!"
Sanem aveva ascoltato in silenzio quella conversazione senza prendervi parte, perché riteneva che Can sarebbe stato più adatto per affrontare una questione così spinosa.
Le mamme sono più inclini a confortare e spesso finiscono con l'essere troppo comprensive, mentre in quel caso bisognava risultare fermi e far capire a Babu la gravità dell'azione compiuta, ma a quanto pareva ci aveva già pensato lui.
"Non hai detto nulla, prima, come mai?" le chiese Can quando lasciarono l'ospedale un paio d'ore dopo.
"Non ce n'è stato bisogno. Te la sei cavata più che bene, e poi sono d'accordo con Babu: adesso deve concentrarsi sulla sua completa guarigione. "
"Beh, alla fine sembra che tutto si sia risolto per il meglio e domani con il suo ritorno a casa possiamo finalmente chiudere questo capitolo..."
"Già!" concordò Sanem, ma il tono della voce non convinse per nulla Can, che smise di camminare.
"Tesoro fermati e dimmi cosa c'è che ti preoccupa, perché si vede lontano un miglio che qualcosa sta frullando in quella tua meravigliosa testolina."
Lei sospirò incerta se confessargli o meno le sue paure. La vicenda di Babu li aveva aiutati a riavvicinarsi, ma ora? Cosa sarebbe successo una volta tornati alla normalità? Can avrebbe ripreso a lavorare e si sarebbe allontanato nuovamente da tutti loro, e lei cosa avrebbe fatto? Sopportato ancora? Dubitava fortemente di esserne capace.
Alla fine decise di dar voce ai suoi timori: "Il fatto è che ho paura che tra di noi tutto possa tornare come prima ..."
Lui la guardò per un lungo istante, riflettendo, poi, sorridendo la prese tra le braccia e disse:" Io non voglio che tutto torni come prima e per questo ho pensato a una soluzione: chiederò a Deren di diventare socia dello studio. In questo modo potrò, finalmente, liberarmi di un po' di responsabilità e avere più tempo da dedicare a te, anzi a noi. Che ne dici?"
Sanem per tutta risposta gli buttò le braccia al collo. Non avrebbe mai osato sperare in tanto. Poi, sapendo quanto lui fosse legato al suo lavoro, fu colta da mille dubbi e sensi di colpa: "Ne sei sicuro? Proprio, proprio sicuro? E se poi ti dovessi pentire? Io non posso chiederti un sacrificio simile! Non voglio che tu ti senta costretto a rinunciare a qualcosa che ami così tanto solo per vedermi contenta..." e via così in uno sproloquio senza fine, che Can zittì con un bacio: "Sanem Aydin, sai qual è un tuo grande difetto? Parli troppo, o non parli per niente e in questo momento stai parlando decisamente troppo", concluse baciandola ancora.
Quella sera a cena diedero la notizia anche a Efe e Amina che l'accolsero con entusiasmo.
"Pensi che Deren accetterà?" chiese Amina.
Can la guardò perplesso: "Mi auguro di sì. E' al mio fianco da quando ho avviato lo studio, ho sempre discusso con lei ogni decisione che ho preso, credo sia giunto il momento di riconoscere anche con i fatti il suo valore e quanto io l'apprezzi. Ma perché me lo chiedi?"
"Non c'è un motivo particolare, ma ci sono persone che preferiscono non mischiare mai gli affari con l'amicizia..."
"Questo è vero", rispose ancora Can "ma nel caso di Deren non so se si possa parlare proprio di amicizia o, piuttosto, di un rapporto di stima e rispetto reciproci. Ci conosciamo da anni ma non siamo mai entrati l'uno nel privato dell'altra... A pensarci è strano, ma è così..."
Fu, poi, il momento di Efe di attirare la loro attenzione.
"Adesso che tutto si è sistemato e visto che anche Babu domani tornerà a casa, che ne dite se chiedessi a Isabella di raggiungerci per qualche giorno?"
Fu Sanem a rispondere: "Ma certo, è una splendida idea... In fondo l'avevo invitata io stessa...mi farebbe davvero tanto piacere rivederla... Domani stesso preparerò la camera degli ospiti!"
"Beh, io ecco, veramente avevo pensato a un'altra soluzione..." fece Efe "Tu e papà vi siete riappacificati e quindi io e Isabella potremmo stare nella casa della zia Ayan... ho già parlato con lei..."
"Ohhh..." fu tutto ciò che riuscì a dire Sanem mentre con lo sguardo cercava un aiuto da Can, che però non manifestò nessuna sorpresa, anzi appoggiò la proposta di Efe.
"Se in questo modo tu e Isabella vi sentite più a vostro agio io non ho nessuna obiezione."
"Oh beh, se siete tutti d'accordo, allora va bene!" esclamò, quasi indispettita, Sanem raccogliendo i piatti e dileguandosi in cucina.
Più tardi mentre si infilava a letto decise di riprendere l'argomento con Can.
"Mi hai davvero meravigliata, prima a cena. Non mi aspettavo che tu approvassi l'idea di Efe..."
"E perché non avrei dovuto? Viviamo nel ventunesimo secolo, non crederai che l'amore tra Efe e Isabella sia solo platonico, vero?"
"Non è questo", cercò di difendersi Sanem " è che dopo quanto gli hai detto a Londra in aeroporto, mi aspettavo una reazione diversa da parte tua..."
Can si rizzò a sedere e lei fece altrettanto ponendosi a gambe incrociate davanti a lui; era davvero curiosa di sentire la sua spiegazione.
"L'amore è un'arma a doppio taglio: può essere la tua forza o la tua distruzione, sta a te imparare ad usarla. Se ti lasci travolgere è come un fiume in piena, ti toglie il respiro, ti trascina con sé senza preoccuparsi di dove andrai a finire, facendoti perdere il senso dell'orientamento, ma se invece lo lasci entrare poco per volta nella tua anima è come il sorgere del sole che rischiara tutto lentamente, e poi, man mano che sale in cielo, tinge tutto di colori così brillanti che ne rimani accecato. Il risultato finale è sempre lo stesso: tu non sei più quello di prima, ma nel primo caso ne esci devastato, nel secondo più forte che mai. Era questo che volevo che Efe comprendesse. Sono giovani, hanno tutta la vita davanti, perché correre come pazzi quando invece hanno tutto il tempo di godersi il panorama che sfila loro accanto?"
Sanem non seppe rispondere, così lui continuò: "Ma è anche vero che all'amore non puoi opporti, e io lo so bene, per cui credo che, alla fine, sia meglio assecondarli che ostacolarli...Tutto qua..."
Sanem continuava a tacere; quelle parole l'avevano colpita perché erano profondamente vere.
La prima volta l'amore l'aveva colta impreparata e l'aveva sopraffatta lasciandola ferita e sanguinante, ma poi quando era tornato a bussare al suo cuore, lei era stata più attenta e gli si era concessa con cautela, giorno dopo giorno finché, senza nemmeno accorgersene, lui si era preso ogni parte di lei rendendola forte e migliore. Da quell'amore era nata una famiglia, la sua famiglia. Con quell'amore aveva cresciuto i suoi figli e superato mille difficoltà e adesso era giunto il momento che quell'amore lo vivesse Efe. Can aveva solo avuto paura che usasse quell'arma nel modo sbagliato e Sanem non poteva biasimarlo per questo.
Nessun genitore, lei compresa, vorrebbe vedere i propri figli soffrire, anche se spesso è proprio dalla sofferenza e dagli errori che si traggono gli insegnamenti migliori.
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RITROVARSI
RomanceQuesto racconto è il seguito di "RICOMINCIARE DA NOI". Sono passati diciassette anni, Can e Sanem con i loro tre figli formano una famiglia all'apparenza perfetta, ma, come spesso accade, non è tutto oro ciò che luccica. Dietro un'apparente serenità...
