Si dice che le colpe dei padri non dovrebbero mai ricadere sui figli.
Purtroppo, però, non è così.
La famiglia da cui provieni è un'etichetta: quello è figlio di... hai presente? Suo padre faceva il... Sapessi sua madre cosa ha dovuto passare, povera donna!... Lui è nato con la camicia: la sua famiglia possiede mezza città e via così, all'infinito. E i figli dei nostri figli subiranno lo stesso trattamento, perché non siamo capaci di giudicare solamente in base al nostro istinto, ai fatti di cui siamo stati testimoni, di scindere la persona da tutto ciò che la circonda e valutarla semplicemente per quello che è, che esprime, per come si pone nei nostri confronti.
Questo era accaduto anche a Efe: l'errore di Can, l' abbandono, alla fine era ricaduto su di lui e lui, ora, era costretto a giustificarsi. Da vittima era diventato imputato in un processo che, in realtà, non aveva motivo d'essere.
Sentire che suo figlio era costretto a difendersi, prendendo le distanze da lui, fu per Can un colpo al cuore e decise di intervenire.
"Sei al telefono con Isabella?" chiese, entrando nella stanza senza bussare.
Un espressione colpevole si dipinse sul volto di Efe: "Sì"
"Chiedile se sono presenti anche i suoi genitori."
"Ma perché?"
"Tu chiediglielo e basta."
Dopo un attimo di esitazione Efe rivolse la domanda a Isabella.
"Sì sono in casa ...", rispose quest'ultima.
"Bene", disse Can, sempre rivolto al figlio "vorrei parlare con entrambi e anche con Isabella, ovviamente... organizza una video chiamata tra una decina di minuti, il tempo necessario per avvertire tua madre... credo sia giunto il momento che le nostre famiglie si conoscano."
Il tono che aveva usato e lo sguardo che gli rivolse, indussero Efe a non replicare in alcun modo, per cui riferì la richiesta a Isabella e si accordarono per risentirsi da lì a pochi minuti.
"Papà, io non volevo", cercò di spiegarsi poco dopo, ma Can non lo lasciò proseguire.
"Non ti devi scusare, anzi hai fatto bene, molto bene a dire quello che hai detto. Tu non sei come me, sei migliore di me ed è giusto che i genitori di Isabella lo sappiano. Ora vai a chiamare tua madre..."
Voleva avere un attimo di tempo per rimanere solo, raccogliere i pensieri e riprendersi dal turbamento che aveva provato ascoltando la conversazione di suo figlio.
Non aveva alcun motivo di dubitare del perdono di Efe, ma questo non cancellava il male che gli aveva fatto e non poteva sopportare l'idea che dovesse essere lui a giustificarsi per qualcosa che non era dipesa dalla sua volontà.
Quando ricomparve, al fianco di Sanem, era ancora terribilmente mortificato.
"Te lo ripeto figliolo, non hai fatto nulla di sbagliato, stai tranquillo! Vedrai che sistemeremo ogni cosa... fidati di me!" lo rincuorò " Dai ora chiama la tua ragazza", concluse.
Poco dopo, sul video del pc, in primo piano, apparve il bel volto di Isabella. Alle sue spalle un uomo e una donna, presumibilmente di mezza età, dall'aspetto giovanile e cordiale.
Dopo che si furono presentati Can decise di chiarire subito il malinteso che gli stava a cuore e iniziò a parlare:
"Quando Efe mi confessò di essersi innamorato, la mia paura più grande fu che rimanesse ferito, che il suo amore non fosse ricambiato con lo stesso trasporto, ma poi ho conosciuto Isabella, ho visto come questi due ragazzi si completano a vicenda, senza mai prevaricare l'uno sull'altra, rispettandosi profondamente e ne sono rimasto felice. Trovare l'anima gemella, alla loro età, e soprattutto riconoscerla non è facile. A me, non solo sono serviti anni per capirlo, ma ho dovuto rischiare di perdere tutto, prima arrendermi all'evidenza che solo amando, amando profondamente e con coraggio si diventa uomini. Mi sono comportato in maniera a dir poco meschina con mia moglie ed Efe: li ho abbandonati quando più avevano bisogno di me, ma loro mi hanno perdonato perché sono migliori di me e mi hanno dato una seconda possibilità. Io l'ho afferrata al volo consapevole che se avessi fallito di nuovo, per me, sarebbe stata la fine. Mi sono impegnato a fondo per costruire una famiglia unita, che si regge sul senso di responsabilità, sulla correttezza, la serietà e oggi posso dire, con orgoglio, di esserci riuscito. Efe l'ha appena dimostrato dichiarando di voler sposare vostra figlia, rinunciando al suo sogno di diventare medico pur di starle accanto e io sono d'accordo... O meglio sono d'accordo sul fatto che si sposino, se lo desiderano, ma non sarà necessario che rinuncino ai loro sogni. Efe può disporre di un fondo fiduciario che gli consentirà di proseguire gli studi e di occuparsi alle stesso tempo di Isabella e del piccolo e io e Sanem faremo tutto il possibile per aiutarli."
Aveva finito. Ora non rimaneva che aspettare la risposta dei genitori di Isabella.
Fu il padre, visibilmente commosso che si fece avanti:
"Non abbiamo mai dubitato che Efe provenisse da un'ottima famiglia e adesso lei, signor Divit, me ne ha dato la conferma. Quello che è successo in passato non ci riguarda e la prego di credermi, quando le dico che non ha mai influenzato il nostro giudizio su suo figlio. Non le nego che non mi sento ancora pronto ad essere chiamato nonno, ma la vita mi ha insegnato che non tutto può essere programmato e che dobbiamo essere pronti ai cambiamenti. La nostra fortuna è che questo è decisamente un bellissimo cambiamento, per cui io direi che non ci rimane che brindare al futuro di questi ragazzi e alla venuta al mondo del nostro nipotino!"
"Aspettate vorrei dire una cosa anch'io a Efe e Isabella...", intervenne Sanem "Adesso siete innamorati e ognuno di voi ha occhi solo per l'altro. Non esiste niente al di fuori di lui o lei e questo sentimento è reso ancora più forte dall'attesa del vostro piccolino. Ma poi, inevitabilmente, questa euforia cesserà ed è allora che comincerà l'amore vero, quello con la A maiuscola, quello che vi permetterà di superare le tempeste della vita. Abbiatene cura, sempre. Non date mai nulla per scontato e parlate, parlate tanto, di tutto, senza timore; ridete, giocate, non smettete mai di essere bambini, prendetevi in giro e, soprattutto, ritagliatevi dei momenti solo per voi anche quando gli impegni quotidiani vi allontaneranno e vi sembrerà di non avere tempo... Trovatelo il tempo, perché questa è la cosa più importante che potete regalare all'altro: il vostro tempo e la vostra attenzione!"
Can intuì che quelle parole non solo erano un monito per i ragazzi, ma anche per loro stessi affinché non commettessero più l'errore di perdersi.
Sanem aveva parlato del tempo come del bene più prezioso che abbiamo e aveva ragione.
A Can tornò in mente il periodo della prigionia quando la sua vita era appesa a un filo e lui temeva di non riuscire a chiedere perdono e a conoscere suo figlio. In quella circostanza, dolorosamente, comprese che il tempo non è solo una successione di eventi che segna lo svolgersi delle giornate, ma che l'uomo stesso è tempo, con il suo nascere, crescere e morire e ha un tempo che non ci è dato conoscere: per questo non possiamo permetterci il lusso di sprecarlo, mai!
STAI LEGGENDO
RITROVARSI
RomanceQuesto racconto è il seguito di "RICOMINCIARE DA NOI". Sono passati diciassette anni, Can e Sanem con i loro tre figli formano una famiglia all'apparenza perfetta, ma, come spesso accade, non è tutto oro ciò che luccica. Dietro un'apparente serenità...
