Quando Can arrivò a casa, Sanem lo stava aspettando.
Fu sufficiente uno sguardo per farle capire che era accaduto qualcosa d'importante.
"Raccontami", gli disse prendendolo per mano, come si fa con un bambino, e guidandolo in soggiorno.
Lui non se lo fece ripetere, la prese tra le braccia, perché aveva bisogno di sentirla, e cominciò a parlare. Non prestò molta attenzione a ciò che diceva e a come lo diceva, sentiva solo un bisogno impellente di liberarsi l'anima, di rilasciare tutte le emozioni che si erano sedimentate nel suo cuore.
Parlò a ruota libera e Sanem lo ascoltò senza mai interromperlo, lasciando che l'accarezzasse e la baciasse quando la commozione era troppa e gli impediva di proseguire.
Alla fine tacque, sfinito, e la guardò. Si era aperto con lei come non aveva mai fatto prima, senza alcuna reticenza o vergogna, svelandole tutte le sue paure, le sue debolezze, i suoi desideri più nascosti, consapevole che non lo avrebbe giudicato, perché l'amore che li univa andava al di là di questo. E Sanem, per l'ennesima volta, ebbe la certezza che l'aver scelto lui fosse stata la cosa più giusta che avesse fatto in tutta la sua vita.
Efe e Isabella trascorsero il periodo della gravidanza in Italia, dove decisero che avrebbero fatto nascere il bambino. Poi si sarebbero trasferiti in Turchia, per sposarsi ed Efe avrebbe iniziato l'università, mentre Isabella, almeno per un anno intero, si sarebbe dedicata a fare la mamma a tempo pieno. All'approssimarsi del parto anche Can e Sanem li raggiunsero, per stare accanto al figlio in un momento tanto importante della sua vita.
Efe assistette alla nascita della piccola Angelica, ma non fu lui ad affidarla alla mamma, bensì Can.
Dopo averla stretta tra le braccia per darle il benvenuto al mondo, Efe, d'accordo con Isabella, affidò quel prezioso fagotto al padre, regalandogli, così, quell'emozione unica di cui si era privato tanti anni prima. Con quel gesto egli perdonava Can per averlo abbandonato, lo ringraziava per essere tornato e aver formato una famiglia, per essere lì con lui adesso, per sostenerlo e per averlo sempre amato incondizionatamente. E Can, prendendo la piccola tra le braccia, finalmente pareggiò i conti con il proprio passato e fece pace con la propria coscienza.
I ragazzi si sposarono un paio di mesi più tardi. Fu una festa meravigliosa che vide riuniti tutti gli attori di quella bellissima favola: Kevin, Camille, Metin, Ayan, i genitori di Sanem e naturalmente Amina con Serge, Babu e i genitori di Isabella. Fu un tripudio di colori, di lingue diverse, un incontro di culture e generazioni, un inno alla vita.
I genitori di Isabella espressero tutta la loro gioia e riconoscenza a Can e Sanem.
"Non avremmo potuto desiderare famiglia migliore per nostra figlia. Saperla qui con voi, che l'amate come fosse vostra, ci consola ampiamente della nostalgia che proveremo nell'averla lontana..."
"Sarete sempre i benvenuti", disse Can " e Isabella sarà libera di tornare a casa ogni volta che vorrà..."
"La sua casa ormai è qui" gli fece notare il padre.
"Non sono d'accordo", obiettò sorridendo Can "mia moglie mi ha insegnato che casa è dove ci sentiamo amati e non è necessariamente un luogo... Potrei essere in capo al mondo, ma se ho Sanem accanto o la mia famiglia io mi sento a casa!"
Il padre di Isabella lo guardò: "Lei è un uomo saggio Signor Divit e un uomo di sostanza, come diciamo in Italia, che va al nocciolo delle questioni senza girarci intorno e questo io l'apprezzo moltissimo, per cui voglio essere altrettanto onesto con lei. So bene che Efe è in grado di occuparsi da solo di Isabella e della piccola Angelica, ma so anche che gli imprevisti esistono, per cui vorrei anch'io fare qualcosa per questi ragazzi, perché non si vive di solo amore... Vorrei intestare a loro una mia proprietà in Toscana. Si tratta di una piccola tenuta che ho acquistato con i risparmi di una vita, ma produce un ottimo vino. Attualmente è seguita da una persona di fiducia dietro modico compenso... ecco pensavo che un'entrata extra potrebbe far loro comodo, che ne pensa?"
"Non mi permetterei mai di interferire in una sua decisione, ma avrei una richiesta da farle, che ritengo equa. Poiché del fondo fiduciario può disporre, per legge, solo Efe, troverei più corretto se la tenuta la trasferisse unicamente a Isabella. Non mi fraintenda, ma oggi come oggi, credo sia importante che anche le donne abbiano la loro indipendenza economica..." rispose Can.
"L'ho detto poco fa e lo ribadisco: lei è di una correttezza più unica che rara! Va bene procederò in questo modo e mi raccomando si ricordi che anche lei e sua moglie sarete sempre i benvenuti a casa nostra."
"La ringrazio, lo terrò presente! Ora se non le dispiace vado a cercare Sanem."
La trovò poco distante, assorta nei suoi pensieri, che sorseggiava un bicchierino di tè.
"Ehi", la chiamò cingendole la vita e baciandole la tempia "come mai questa espressione triste?"
Lei sorrise: "Ti sbagli, non sono triste... solo vorrei che tutto questo non finisse mai..."
"Mmm, ti sento dire spesso che vorresti che il tempo si fermasse, ma questo non è possibile. La vita è inarrestabile. Per quanto cerchiamo di resisterle, di opporci, lei vincerà sempre perché risponde ad un ordine superiore, contro il quale l'uomo non può nulla... Ed è un bene che sia così, perché l'uomo con il sui desiderio di onnipotenza finirebbe col rovinare ogni cosa. Siamo stati fortunati Sanem, abbiamo partecipato attivamente a questa vita, ne siamo stati protagonisti, ma adesso è giusto che cediamo questo ruolo ai nostri figli e loro, un giorno, faranno lo stesso con i propri figli: è la legge della natura!"
"Sei davvero saggio Can Divit!"
"Ultimamente me lo dicono spesso, tanto che finirò col crederci... ma la mia saggezza, come la chiami tu è merito della donna che mi sta accanto da oltre vent'anni e che non ha mai lasciato la mia mano. E ora, signora Divit, che ne dici di buttarci nella mischia e far vedere a tutti i presenti come si balla?"
Uno splendido sorriso illuminò il viso di Sanem, mentre Can la stringeva a sé con fare possessivo.
"Attento signor Divit, così daremo scandalo!" lo riprese, arrossendo leggermente, ma stando al suo gioco.
"Oh, ma questo è niente" la zittì lui chinandosi sulle sue labbra e lasciandola senza respiro.
FINE
MI SCUSO TANTISSIMO DEL RITARDO MA HO AVUTO PROBLEMI CON WATTPAD QUESTA MATTINA
RINGRAZIO DI CUORE TUTTE VOI "PAZZESCHISSIME" E NON, PER AVERMO SEGUITO ANCORA, PER AVER COMMENTATO, VOTATO E ANCHE SEMPLICEMENTE LETTO IN SILENZIO.
IL MIO E' UN ARRIVEDERCI, MA QUESTA VOLTA NON VI DO UNA DATA PRECISA . ALCUNE IDEE CI SONO GIA' MA DEVO RIFLETTERCI PERCHE' DOPO 6 RACCONTI PUBBLICATI E' FACILE CADERE NELLE RIPETIZIONI E LE RIPETIZIONI ANNOIANO.
VI VOGLIO UN MONDO DI BENE 😘😘😘
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RITROVARSI
RomanceQuesto racconto è il seguito di "RICOMINCIARE DA NOI". Sono passati diciassette anni, Can e Sanem con i loro tre figli formano una famiglia all'apparenza perfetta, ma, come spesso accade, non è tutto oro ciò che luccica. Dietro un'apparente serenità...
