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La mattina seguente, Alyson si svegliò a causa dei rumori provenienti dall'esterno. Tony, come al solito, stava lavorando per restaurare la torre, facendo rumore con attrezzi che sembravano più adatti a un'officina che a un edificio elegante. Alyson si alzò lentamente, sentendo la testa pesante. Si poggiò alla parete per cercare di riprendersi, ma la sua mente era annebbiata. Non riusciva a ricordare chiaramente cosa fosse successo la sera prima, solo il litigio con Natasha. Un senso di frustrazione la pervase. Non era nemmeno sicura di come si sentisse riguardo alla discussione. La testa continuava a girare, e il suo corpo le faceva capire che probabilmente avrebbe dovuto rimanere nella sua stanza.
Con un respiro profondo, decise di rimanere lì, riflettendo su ciò che le era stato detto e, soprattutto, su ciò che aveva ricevuto quel giorno. Passò diverse ore a cercare di capire chi fosse dietro quel misterioso messaggio. Dopo una lunga ricerca, qualcosa le venne in mente. Un nome. «The Warrior of Blood». Il Guerriero del Sangue. E quando un brivido le attraversò la schiena, si rese conto che l'unico possibile collegamento era Elia, una figura misteriosa del suo passato, qualcuno che aveva incrociato solo di sfuggita, ma che ora sembrava giocare un ruolo cruciale in tutta questa faccenda.
Il telefono squillò improvvisamente, interrompendo i suoi pensieri. Un numero sconosciuto. Alyson prese il telefono e rispose senza pensarci troppo.
«Pronto?» disse con voce bassa.
«Sei intelligente quanto stupida, ragazzina,» rispose una voce roca, con un tono che le fece gelare il sangue.
«Elia...» mormorò Alyson, sentendo un nodo al cuore. La voce al telefono rispose con un tono ancora più minaccioso:
«Incontriamoci al cimitero dove sono sepolti i tuoi genitori, alle 23:00.»
E, con un click, la conversazione si interruppe. L'aria nella stanza sembrò farsi pesante. Doveva andare. Non c'era scelta. Aveva bisogno di risposte, anche se non sapeva cosa aspettarsi. L'inquietudine si mescolava alla rabbia.
Rimase a riflettere per qualche minuto, ma il silenzio fu rotto da un forte bussare alla porta. Alyson, stanca e irritata, si alzò e andò ad aprire, pregando che non fosse qualcuno pronto a parlargli di Loki.
«Andate via!» urlò con tono esasperato.
«Alyson! Apri la porta! Dobbiamo parlare!» Thor, con la sua solita energia, chiamò dall'altra parte.
Alyson lo fissò dalla fessura della porta, incrociando le braccia. «Un'altra volta,» rispose, ma dentro di sé sapeva che non sarebbe andato via senza un motivo.
«Per favore! Si tratta di Loki!» La voce di Thor suonava preoccupata, quasi disperata.
Alyson sospirò e aprì finalmente la porta, lasciando che la sua frustrazione si riversasse nelle parole. «Cosa non capite con NON MI INTERESSA?!»
Thor la guardò, serio ma con preoccupazione negli occhi. «Sono tornato da Asgard appositamente per parlarti.»
«Okay! Parla!» rispose Alyson, desiderosa di chiudere il discorso il prima possibile.
«Loki mi ha raccontato di quello che ha fatto per ingannarti,» disse Thor, facendo un passo verso di lei.
Alyson sentì un tremito interno, ma non lasciò trasparire nulla. Non voleva mostrare quanto l'idea di Loki che parlava di lei la disturbasse. «Arriva al punto,» mormorò, guardandolo con gli occhi penetranti.
Thor fece un respiro profondo prima di proseguire: «Vorresti venire ad Asgard per parlargli?»
Alyson esitò per un istante. La rabbia e la curiosità prevalevano su qualsiasi altra emozione. Alla fine, con uno scatto deciso, acconsentì. «Andiamo.»
Quando arrivarono ad Asgard, Alyson fu completamente rapita dalla bellezza del luogo. Le strade erano costruite in pietra dorata, le torri si ergevano alte verso il cielo, e l'atmosfera aveva una maestosità che non si trovava sulla Terra. Ma ciò che la colpì di più fu la sensazione di armonia che regnava tra gli abitanti, che sembravano vivere in un equilibrio perfetto. Eppure, c'era qualcosa di stranamente distante, una maschera che ognuno indossava per nascondere il proprio vero io.
Thor la condusse nella sala del trono, dove si trovava Loki. Era legato, manette ai polsi, circondato da guardie. Odino sedeva sul suo trono, con uno sguardo che esprimeva una delusione quasi palpabile, ma anche una ferrea autorità.
Alyson non fece rumore, si nascose dietro una colonna, cercando di non farsi notare.
Loki, però, sembrava divertirsi della situazione. «Salve madre! Spero che ti abbia resa orgogliosa,» disse con un sorriso beffardo.
Frigga, che si trovava accanto a lui, sembrava stanca, e la sua voce risuonò con un tono calmo ma preoccupato. «Per favore, non peggiorare la situazione.»
Loki si fermò un attimo, poi ridacchiò. «Peggiorare come?» rispose, come se non comprendesse la gravità della situazione.
Odino parlò con una voce tonante, facendo scivolare l'atmosfera in una tensione palpabile. «Basta! Parlerò al prigioniero da solo.»
Tutti si allontanarono, come ordinato, ma le guardie rimasero al loro posto. Loki si avvicinò al padre, ma si fermò e iniziò a ridere di nuovo.
«Non vedo il motivo di tutto questo subbuglio,» disse, ancora imperturbato.
Odino rispose con calma, ma con un tono che non ammetteva discussioni. «Realmente non comprendi la gravità dei tuoi crimini, ovunque tu vada c'è guerra, rovina e morte.»
Loki non si scompose e rispose con un sorriso sprezzante. «Sono sceso su Midgard per governare il popolo della Terra come dio benevolo, esattamente come te.»
«Noi non siamo dei,» ribatté Odino. «Nasciamo, viviamo, moriamo. Esattamente come gli umani.»
Loki si alzò un sopracciglio. «5000 anni più o meno.»
«Tutto questo perché Loki ha bramosia di un trono,» continuò Odino.
«Un mio diritto di nascita,» ribatté Loki, l'orgoglio nelle parole.
«Il tuo diritto di nascita era morire! Da bambino, abbandonato su rocce di ghiaccio. Se non ti avessi salvato ora non potresti essere qui ad odiarmi.»
Le parole di Odino furono fredde e pesanti. Alyson, che si trovava ancora dietro la colonna, sentì il peso di quelle parole. Non solo il conflitto tra padre e figlio, ma anche la verità che aleggiava in quelle frasi. Loki, con tutto il suo rancore, sembrava ignorare la realtà delle sue origini.
Si avvicinò a Thor, che le stava accanto. «Quindi l'uomo sul trono è tuo padre e la donna che è andata via...?» chiese Alyson.
Thor la guardò, triste. «...Mia madre.»
«Chiaro,» rispose Alyson, cercando di dare un senso a tutto.
Mentre Loki veniva portato via, probabilmente verso una cella, Alyson si preparò a parlare con lui. Ma prima di fare qualsiasi cosa, aveva un altro incontro da rispettare. Un altro incontro che non poteva rimandare.
Thor le fece un cenno. «Andiamo, Alyson,» disse, invitandola a seguirlo.
Alyson lo guardò un attimo, poi si voltò verso Odino. «Con permesso,» disse con un lieve inchino, pronta a affrontare Loki e a risolvere ciò che doveva essere sistemato.
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Angels could be bad // Bucky Barnes
أدب الهواةAlyson Black agente dello S.H.I.E.L.D e Avengers, dopo aver cercato la verità che tutti le nascondevano e aver commesso errori decide di allontanarsi da chi ama per capire chi è veramente. "Sono il cattivo nella tua storia?"-Alyson (oc) [completata]
