Move forward

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-W A N D A' S

P O V-

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Era passato più di un anno dalla morte di Alyson.
Il tempo continuava a scorrere, ma non guariva niente. Non era un balsamo, non era sollievo. Era piuttosto un promemoria crudele: ogni giorno senza di lei ricordava quanto fosse insostituibile.
Mancavano le sue battute taglienti, il modo in cui riusciva a far arrabbiare tutti e, nello stesso momento, a tenerli uniti. Era caotica, imprevedibile, ma era la scintilla che rendeva la squadra viva.

Natasha era cambiata. Si era chiusa ancora di più, e già prima non lasciava filtrare quasi nulla. Ora era come se indossasse un'armatura invisibile, impenetrabile. Se non avessi avuto la capacità di leggerle i pensieri, non avrei mai saputo quanto Alyson le mancasse davvero.
Thor, qualche settimana prima, aveva smesso di parlarne apertamente. Aveva perso la speranza di poterla riavere, e in lui si leggeva una stanchezza nuova, diversa dalla sua solita fierezza.
Steve si rifugiava nelle missioni, senza sosta. Quando non era in azione, passava le ore in silenzio a osservare vecchie fotografie, o andava a trovare Peggy, come per ricordarsi che anche lui conosceva bene la perdita.
Tony e Bruce... loro sembravano i più forti, ma lo erano solo in apparenza. Tony scherzava meno, le sue battute suonavano più amare. Bruce si rifugiava nei libri e nei calcoli, senza alzare mai troppo lo sguardo. In fondo, Alyson mancava anche a loro.
Clint si era ritirato. Diceva di aver scelto la sua famiglia, ma io sapevo che dietro quella decisione c'era anche il dolore di un altro distacco che non riusciva a reggere.

La Torre era diventata silenziosa, troppo. Ogni stanza sembrava più vuota. Ogni corridoio risuonava della sua assenza.

Seduta sul divano, guardavo distrattamente una sitcom. Le risate registrate in sottofondo sembravano un insulto. Il rumore era troppo lontano dal mio stato d'animo, eppure non avevo la forza di spegnere la TV.

Fu allora che Visione passò attraverso il muro ed entrò nella stanza.

«Ho pensato che ti servisse compagnia» disse con voce pacata, quasi musicale.

Non distolsi lo sguardo dallo schermo. «Cosa ti fa pensare che ne abbia bisogno?»

«Wanda, ho letto...» iniziò, ma lo fermai con un'occhiata.

«Ti ha mandato Tony? O Natasha?»

Scosse appena la testa. «Nessuno dei due. Sono venuto io. Forse ti farebbe bene parlare un po' di come ti senti. Riguardo ad Alyson Black... era la tua migliore amica.»

La gola mi si chiuse. Il suo nome era ancora una ferita aperta. «Non voglio parlare di lei.»

Visione non si mosse. «Io invece penso che dovresti. In fondo... cos'è il dolore, se non amore che rifiuta di spegnersi?»

La frase mi trafisse. Deglutii, annuendo piano. Lui aveva ragione.

«Gli Avengers non sono più gli stessi senza Miss Black» continuò. «Era... il collante del team. Colei che trovava sempre una parola, anche sbagliata, ma capace di tenere unito tutto.»

Un sorriso triste mi increspò le labbra. «Già... lo era.»

Visione mi osservò con i suoi occhi curiosi, carichi di un'umanità che non avrebbe dovuto possedere. «Prova a fingere che io sia Alyson. Cosa le diresti?»

Una risata breve e spezzata mi sfuggì. Il pensiero era tanto assurdo quanto doloroso.

«Mi dispiace se sono sembrato invadente» aggiunse in fretta, come se temesse di aver oltrepassato un limite. «Se vuoi, me ne vado.»

Scossi la testa. «No... va tutto bene.»

Visione sorrise appena. Non aggiunse altro, rimase semplicemente lì. Il suo silenzio non era pesante, era una presenza discreta, un appoggio silenzioso.

E mentre i miei occhi si chiudevano, il rumore lontano della sitcom si mescolava al respiro regolare di Visione accanto a me.
Dopo Alyson, lui era l'unico che non mi aveva mai lasciata sola.

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Angels could be bad // Bucky BarnesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora