Suspicious changes

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-A L Y S O N' S

P O V-

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«Il per sempre non esiste.»

Lo sapevo bene. Tutto ha una fine, persino chi si illude di essere immortale.

Ero distesa sul letto, un anno dopo quella missione con Bucky. Sudata, il cuore martellava ancora forte per l'incubo che mi aveva svegliata. La stanza era immersa nell'oscurità, solo la luce rossa della sveglia illuminava i contorni dei mobili.

La porta cigolò. Qualcuno entrava. Allungai la mano al comodino, afferrai la pistola e puntai verso l'ombra.

«Vuoi davvero spararmi?»
La voce era profonda, inconfondibile. Bucky.

«Che diavolo ci fai qui, James?!» sibilai, senza abbassare l'arma.

«Volevo vederti.»

«Mi hai vista. Ora esci.»

Non si mosse. «E anche parlarti. Riguarda una cosa importante.»

«Una missione?»

«Sì e no.»

«Quindi?»

«Riguarda tuo zio Elia.»

La rabbia mi bruciò dentro. «Non dire un'altra parola.»

«Lui non è quello che pensi.»

«E tu che ne sai di quello che penso?»

«Sembrate... uniti.»

«E allora? Ti dà forse l'idea che io mi fidi di chiunque mi parli?»

«Non lo so. Sembra.»

«Sembra?»

Lui fece un passo avanti, esitante. «Io non lavoro per—»

Non lo lasciai finire. Gli misi la mano sulla bocca, stringendo forte. «Vuoi morire?»

Nei suoi occhi brillò un lampo, ma non di paura. «Lo sapevi?» mormorò appena mi staccai.

«Sono una spia, idiota. Ci vediamo fuori di qui. Da soli.»

«Concordo. A dopo.»

Il suo sguardo mi rimase addosso ancora qualche istante, poi uscì dalla stanza.

Non persi tempo. Mi infilai una felpa e mi diressi verso l'ufficio di Elia. Il corridoio era silenzioso, quasi opprimente. Accesi il suo computer e ripresi quello che avevo iniziato un anno prima.

File. Cartelle. Nomi.
Wanda e Pietro Maximoff.
Video su esperimenti, allenamenti, ogni loro passo registrato e catalogato. Inquietante.

Poi lo vidi. Un file con il mio nome.

Lo aprii. E dentro... c'era tutto. Ogni dettaglio della mia vita, come se fossi stata un progetto, un esperimento. Mi si gelò il sangue.

C'era anche un altro file, criptato. Inaccessibile. Forse qualcuno dello SHIELD avrebbe potuto decifrarlo... ma più persone sapevano che ero viva, più diventava pericoloso. Per tutti.

La porta iniziò ad aprirsi. Chiusi tutto di colpo e afferrai la spillatrice sulla scrivania.

«Hey tesoro» disse Elia, entrando con un sorriso. «Che ci fai qui?»

«La mia spillatrice si è rotta e sono venuta a prendere la tua.»

«Certo, fa pure.»

«Grazie.»

Uscii dall'ufficio e raggiunsi Bucky che mi stava aspettando in macchina davanti all'entrata.

«Sei in ritardo» disse lui, con quel tono rassegnato che ormai conoscevo.

«Ti spiego dopo.»

Partimmo e arrivammo in un garage abbandonato.

«Quindi?» chiesi, voltandomi verso di lui.

«Le domande le faccio io» rispose Bucky con un mezzo sorriso.

«Chiaro.»

«Se non lavori per l'HYDRA allora lavori per lo SHIELD?»

«Sì, in un certo senso.»

«Puoi essere più specifico?»

«Lavoro per Fury e sono un infiltrato, proprio come te.»

«E come sai che lo sono anche io? Te l'ha detto Nick?»

«Sì.»

«Questo mi tranquillizza.»

«Mi dispiace di non avertelo detto prima, ma dovevo—»

«Metterti alla prova per vedere se sei una di noi, sì, lo so come funziona.»

«Bene. Io ho la possibilità ora di lasciare per sempre l'HYDRA e far parte dello SHIELD» annunciò lui, guardandomi.

«Stai scherzando?» chiesi trattenendo il fiato.

«Ma non lo farò.»

«Perché?»

«Perché no?»

«Vuoi tenermi d'occhio.»

«Voglio accertarmi che non ti accada nulla.»

«Perché?»

«Perché sei la mia missione.»

«Mi rassicuri, sai?» dissi con un piccolo sorriso stanco.

«Mi stai prendendo in giro, vero?»

«Può darsi.» feci, strappando un altro sorrisetto.

Bucky si fece serio. «Cosa sai tu?»

«Che Elia ha un sacco di informazioni su di me e sugli inumani.»

«Chi?»

«Sono persone con abilità speciali.»

Bucky mi guardò confuso. «Sai chi è Wanda Maximoff?»

«Sì. Gli Avengers?»

«Sì, proprio lei.»

«Sentita nominare.» risposi secca. «Meglio di niente... beh, sono persone con abilità simili alle sue.»

«Vuoi dirmi qualcos'altro?»

«No. Tu?»

«Detto tutto.»

«Fantastico. Allora facciamo un patto.»

Bucky annuì, ascoltando.

«Dopo che finiamo tutto questo, ognuno va per la propria strada. Non ci incontriamo mai più e non ne parliamo con nessuno. Quest'anno: silenzio assoluto.» proposi, guardandolo dritto negli occhi.

Bucky si avvicinò al mio viso, i suoi occhi celesti cercavano qualcosa che io non riuscivo a dire. Si morse il labbro inferiore, esitò.

«Vuoi davvero dimenticare tutto questo?» domandò piano.

«Perché non credo che io riuscirei a dimenticarti...» aggiunse, con una sincerità che lo rese improvvisamente più umano.

«Allora non farlo...» sussurrai.

Si avvicinò ancora, e per un istante la distanza tra noi si riempì di tensione. Ma poi mi allontanai, riprendendo fiato, e ricominciai a parlare — o meglio a farfugliare — sull'HYDRA.

Non eravamo amici.
Non eravamo fidanzati.
Eravamo qualcosa, e quel qualcosa mi piaceva.

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Angels could be bad // Bucky BarnesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora