Stay awake

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Alyson POV

Li liberai uno ad uno, sentendo il peso del casco svanire dai loro volti stanchi. Proprio mentre ero di spalle, intenta a monitorare i parametri di Coulson, il silenzio del laboratorio fu squarciato da un colpo secco, seguito immediatamente da un altro. Ci misi qualche secondo a realizzare. Un calore improvviso e liquido si diffuse sul mio ventre. Abbassai il capo, portando la mano destra alla ferita: le dita si sporcarono subito di rosso scuro. Mia madre, la donna che mi aveva messo al mondo, mi aveva appena sparato. Mi voltai con le ultime forze rimaste, il siero che ruggiva nel mio sangue per tenermi cosciente, e le ricambiai il favore. La vidi accasciarsi mentre io perdevo l'equilibrio, cadendo rovinosamente a terra.

«No... Alyson!» gridò May, raggiungendomi in un istante. Mi sollevò la testa, facendomi poggiare sulle sue gambe. «Tieni duro, ragazzina. Abbiamo ancora bisogno di te» disse Fury. Non lo avevo mai visto così sinceramente preoccupato. «Lei... lei è...?» chiesi tra i singhiozzi, cercando con lo sguardo il corpo di mia madre. «Adesso non ha importanza. Resta sveglia, Alyson» mi ordinò lui, premendo sulla mia ferita. «Grazie...» mormorai, strappando un piccolo sorriso nonostante i gemiti di dolore che non riuscivo a trattenere. «Ci ringrazierai dopo. Non morirai oggi» sentii dire da Coulson mentre mi prendeva tra le braccia. Poi, l'oscurità mi avvolse di nuovo.

Mi risvegliai in una stanza d'ospedale. L'odore di disinfettante era pungente e il dolore al ventre pulsava a ogni respiro. Accanto a me c'era May. Provai a tirarmi su a fatica, ma lei mi bloccò prontamente, spingendomi con delicatezza sulle spalle. «Cazzo!» imprecai per la fitta lancinante. «Scusami, ma non puoi sforzarti. La ferita è ancora fresca» disse lei, seria. Deviai lo sguardo, fissando la parete bianca. Il dubbio mi rodeva dall'interno. «Come faccio a sapere che tutto questo non è il frutto di un'altra simulazione?» chiesi, iniziando a tremare involontariamente. «Sinceramente? Solo tu puoi capirlo» mi rispose lei con la sua solita franchezza. «Ma se fossi parte di un programma, non credi che eviterei di iniziarti a fare una ramanzina delle mie?» «Oddio!» esclamai, roteando gli occhi. «Esatto!» ribatté lei. E così iniziò a rimproverarmi per ogni singola mossa azzardata che avevo fatto. Mi scappò una risata, che si trasformò subito in un lamento per lo strappo allo stomaco.

«Ehi... va tutto bene» mi incoraggiò lei, cambiando improvvisamente tono. Mi accarezzò la guancia, asciugando con il pollice una lacrima che mi era scivolata sul viso. «Voglio che tu sappia una cosa... ma non odiarmi.» Le feci cenno di continuare, incuriosita. «Natasha sa che sei viva. Scommetto che sia stata Wanda a dirglielo, perché è venuta a trovarmi e credo mi abbia letto nel pen—» «Ehi, May! Va bene...» la interruppi, rassicurandola con un sorriso. Inaspettatamente, mi abbracciò. Sussultai per il dolore fisico, ma non mi scostai. «Non sai quanto mi hai fatta spaventare» sussurrò, tirandosi poi indietro e prendendomi il volto tra le mani. «Non sei mai stata sola, Alyson.» «Mi dispiace per come vi ho trattati» confessai a bassa voce. «Va tutto bene, l'importante è che ora tu stia bene.»

«Scusi... lei è qui?» Una voce familiare e profonda risuonò fuori dalla porta, avvicinandosi. Mi mancò il fiato. Tutto quello che avrei voluto fare era scendere dal letto e corrergli incontro. Non feci in tempo a formulare un pensiero che Bucky fu nella stanza. Le sue labbra si fiondarono sulle mie, prima in un bacio dolce, quasi timoroso, che poi divenne passionale e disperato. Era come tornare a respirare dopo essere stata sott'acqua per anni. May si schiarì la gola, ricordandoci della sua presenza. 

«Mi sei mancata... come stai?» mi domandò Bucky, baciandomi la fronte con una tenerezza infinita. «Meglio, ora che ci sei tu.» Lo guardai con attenzione, notando un cambiamento nel suo aspetto. «Hai fatto crescere i capelli, per caso?» 

«Diciamo che non ho avuto molto tempo per andare dal barbiere» rispose con un filo di sarcasmo, anche se il suo sguardo sembrava nascondere un peso enorme. «Capisco» mi limitai a dire.

«Bene, vi lascio un po' soli» annunciò May dirigendosi verso l'uscita. «Melinda!» la richiamai. Lei si voltò sulla soglia. «Grazie.» Mi regalò un ultimo sorriso e chiuse la porta dietro di sé. «Non mi sembra ancora reale...» sospirai, cercando la mano di Bucky. «Già. È passato molto tempo» concordò lui, ma la sua voce era stranamente distante. «Bucky, io ho pensato a noi...» iniziai, cercando di cogliere il suo sguardo. 

«C'è ancora un "noi"... è già qualcosa» mormorò. 

«Io voglio stare con te. Niente più missioni, niente fughe. Saremo solo io e te... sempre che tu lo voglia ancora.» Lui abbassò lo sguardo sul pavimento, restando in silenzio per un tempo che mi sembrò infinito. 

«Ne riparleremo appena sarai uscita di qui» disse infine. Si alzò e, senza aggiungere altro, uscì dalla camera.

Rimasi immobile, a fissare la porta chiusa. Cosa era appena successo? Non sembrava affatto felice. Forse il tempo passato lontano lo aveva cambiato più di quanto volessi ammettere.

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Angels could be bad // Bucky BarnesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora