Who Am I?

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-A L Y S O N' S

P O V-

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Rientrai nella mia camera, mentre Elia era nel suo ufficio con uomini che non conoscevo. Le loro voci filtravano ovattate oltre la porta chiusa, un brusio continuo che mi ricordava quanto poco fossi libera in quell'edificio. Ogni corridoio, ogni stanza era sorvegliata. Non potevo muovermi senza rischiare.

Avrei voluto decriptare il file sui miei genitori, ma con Elia lì dentro non ne avrei mai avuto occasione. Non da sola. E intanto i miei stessi pensieri mi stavano consumando.

«Chi sono io? Sto sbagliando tutto?»
«Ho tanto sangue sulle mani... come mi dichiaro?»
«Sto perdendo il controllo?»
«Riuscirò a mantenere questa farsa ancora a lungo?»

La verità mi stava scivolando dalle dita. Non sapevo più se ero la buona o la cattiva, se ero una spia o solo un'ombra.
Un anno di bugie, e io stessa mi stavo trasformando in una bugia.

Avrei voluto bruciare i ricordi, cancellarli, come si riduce in cenere un foglio di carta. Non volevo più avere paura, ma era impossibile. Ero stanca di dare sempre tutto senza mai essere abbastanza. Questo era il mondo: ti dicono che vali, ma alla prima disobbedienza ti voltano le spalle.

Un colpo alla porta mi strappò dai pensieri.
Aprii, e mi trovai Elia davanti.

«Dobbiamo parlare» disse con calma gelida.

«Riguardo?»

«Te.»

«Perché?»

Un sorriso appena accennato. «Sei una brava bugiarda, lo sai?»

Aggrottai la fronte. «Di cosa stai parlando?»

«Di irrompere nel mio ufficio. E frugare nel mio computer.»

Non ebbi il tempo di rispondere: il suo pugno mi colpì in pieno volto. Il sangue mi scese dal labbro. Lo asciugai in fretta, sputando a terra.

«Ho imparato dal migliore» sibilai.

Un altro pugno. Stavolta il sapore ferroso mi riempì la bocca.

«Non osare mancarmi di rispetto!» urlò, afferrandomi il viso. «Tutto quello che hai lo devi a me. Compresa la tua vita!»

«Io non ti devo nulla» ribattei, la voce spezzata dalla rabbia.

Elia strinse ancora di più, i suoi occhi che bruciavano nei miei. «Dimmi cosa vuoi.»

«La verità.»

Mi lasciò di colpo, e iniziò a ridere. Una risata vuota, disturbante, che rimbalzò tra le pareti.

«Ti farò delle domande. Rispondimi chiaro.»

Annuii, col cuore che mi martellava in gola.

«Il nome dei tuoi genitori.»

«Elizabeth Clarke e Thomas Black.»

«Errato!»

Sgrana gli occhi. «Cosa stai dicendo?»

«Loro sono i tuoi zii. Ti hanno adottata.»

«A cosa vuoi arrivare?»

«Volevi la verità, no?» Il suo sorriso si allargò, crudele. «I tuoi genitori biologici sono Sara Hunt... ed Elia Clarke.»

Il mondo si fermò. Il sangue mi si gelò nelle vene. Mio padre. Lui. Elia. Un assassino. Un traditore.

«Commovente, non trovi?» continuò con voce melliflua. «Padre e figlia. Che bello dirlo, dopo tanto tempo. Quando conobbi tua madre, lavorava nello SHIELD, come me. Ma lei era una talpa nell'HYDRA... non lo disse a nessuno. A me sì. E io ne ero follemente innamorato.»

Abbassai lo sguardo, le mani che tremavano.

«Quando sei nata, Sara mi lasciò solo con te. Non tornò mai. Provai a rintracciarla, ma era troppo furba per lasciare tracce. Poi... mi si presentò davanti l'occasione: l'HYDRA. E tu non potevi venire con me. Così ti lasciai a mia sorella e a suo marito. Loro ti hanno cresciuta. Ma non puoi immaginare quanto odiassi sentirti chiamare loro "mamma" e "papà".»

Le lacrime iniziarono a colarmi dagli occhi. La domanda uscì da sola, strozzata: «Li hai uccisi tu?»

«Può darsi...» disse con un occhiolino beffardo, porgendomi un fazzoletto per asciugarmi il sangue.

«Ora siamo io e te. Come doveva essere dal principio.»

Mi accarezzò la guancia, quasi con tenerezza, ma il gelo di quel gesto mi scosse fino alle ossa.

«Ma non provare mai più a tradirmi. Sono tuo padre, sangue del tuo sangue. Sei come me. Non puoi scappare, piccola.»

Il suo sorriso si fece oscuro, inquietante.

«Nessuno si aspetta un angelo che bruci il mondo.»

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Angels could be bad // Bucky BarnesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora