Maximoff

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-W A N D A'S

P O V-

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Il suono dei miei passi rimbombava nelle pareti sbrecciate della chiesa abbandonata. La luce che filtrava dalle vetrate rotte proiettava ombre inquietanti sul pavimento, un mosaico di pietre scure e polverose che sembravano raccontare storie di tempi dimenticati. Il silenzio era palpabile, eppure qualcosa nell'aria mi diceva che non ero sola.

Mi avvicinai al centro della navata, dove una figura stava seduta in attesa, con la schiena dritta come un bastone, immobile. Il suo sguardo non si muoveva mai, come se mi stesse studiando da lontano. Il suo volto era un'espressione di freddezza e determinazione, senza emozioni, solo un'ombra di calcolo.

«Ti stai chiedendo perché non riesci a entrare nella mia testa, vero?» la voce di Ultron ruppe il silenzio, densa di un'arrogante sicurezza.

«A volte è difficile. Ma alla fine, tutti gli uomini rivelano se stessi,» risposi, cercando di mantenere il controllo.

«Oh, sono certo che lo faranno.»

Io e Pietro rimanemmo fermi, scambiandoci uno sguardo. Il peso delle sue parole sembrava schiacciarci, ma non potevamo permetterci di cedere. Non ora.

«Ti serviva qualcosa di più di un uomo, per questo hai dato a Stark lo scettro.» Ultron inclinò la testa leggermente, come se stesse ammirando il proprio lavoro.

«Non lo immaginavo. Poi ho visto le paure di Black. Sapevo che, prima o poi, loro l'avrebbero preso e lei l'avrebbe controllato, portandolo all'autodistruzione.»

«Tutti creano ciò che temono. Gli uomini di pace creano le macchine di guerra. Gli invasori creano gli Avengers. Le persone creano... bambini. Sì, bambini! Mi sfuggiva la parola!» Ultron continuò, con un ghigno che sfumava in un sorriso inquietante.

Io e Pietro non ci muovemmo, cercando di non reagire. Le sue parole, sebbene folli, avevano una verità che non riuscivamo a ignorare. La sua logica, distorta e crudele, si faceva largo nella nostra mente.

«Bambini... creati per eliminarli e favorire la fine,» continuò Ultron, l'eco della sua voce che risuonava nella chiesa vuota.

«Per questo sei venuto? Per distruggere gli Avengers?» chiesi, sentendo il mio respiro farsi più pesante.

«Sono venuto per salvare il mondo! Ma anche sì...» rispose, come se le sue parole non avessero alcuna importanza, come se fosse già oltre di noi

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-A L Y S O N'S

P O V-

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Il jet ruggì mentre decollavamo, dirigendoci verso la base nascosta tra le rovine di una città dimenticata, dove il traffico di armi avanzate e tecnologia proibita sembrava la norma. La missione non era facile, e nemmeno la situazione.

Quando atterrammo, il cielo sopra di noi era coperto da nubi scure, minacciose. La tensione era palpabile. Ultron era già a un passo avanti, e i gemelli Maximoff erano ora suoi alleati. Eppure, nonostante tutto, mi sentivo pronta. Forse anche troppo pronta.

Il momento che avevamo temuto era arrivato. Tony, Thor, Steve e io eravamo pronti a fronteggiare la minaccia. Mentre mi avvicinavo al gruppo, i miei occhi incontrarono quelli di Wanda. In quel momento, fu come se il tempo si fosse fermato. Le sue paure erano evidenti, ma io avevo già deciso che non ci sarebbero stati freni.

«Non paragonarmi a Stark! Lui è una malattia,» disse Ultron, la sua voce bassa e velenosa.

«Ah, figlio mio... vuoi davvero rompere il nostro legame?» rispose Tony, cercando di mascherare il suo nervosismo dietro una battuta.

Io ero in piedi a fianco di Steve, con i muscoli tesi, pronta a intervenire. Pietro, con la sua velocità sovrumana, correva da una parte all'altra, osservando attentamente ogni nostro movimento.

«Oh, molto spiritoso, signor Stark. Si sente a casa qui?» Pietro sfidò Tony, lanciando uno sguardo che era più una minaccia che un gioco.

«Non ero un trafficante,» Tony rispose, il suo sarcasmo mascherando una tensione palpabile.

«Siete in tempo per ripensarci,» disse Steve, con la voce che non ammetteva discussioni.

Pietro si lanciò verso di noi con una velocità inaudita, ma in un attimo Thor lanciò il suo martello, fermando l'avanzata del gemello. Il suono del metallo che sbatteva contro la terra ruppe il silenzio.

«Mi scuso per il disturbo, ma è davvero necessario tutto questo chiasso?» disse Tony, cercando di strappare un sorriso in un momento che sembrava sempre più critico.

Thor lo guardò come se stesse parlando a un bambino, ma il suo sguardo era più di disapprovazione che di preoccupazione. In quel momento, sentii Wanda avvicinarsi con la sua energia, cercando di entrare nella mia mente.

«Ah ah,» dissi, quasi divertita mentre bloccavo il suo attacco mentale. Lei fece un passo indietro, confusa, ma non intimidita.

«Non ti basta una volta?» mi chiese, incrociando le braccia.

«Lo fai perché Stark ha...» iniziai a dire, ma Wanda mi interruppe.

«Ucciso i tuoi genitori?» concluse, con una calma inquietante.

Annuii, senza distogliere lo sguardo.

«Sì... Tu non capisci, io...» le parole si fermarono, perché lei sapeva già tutto. Sapeva cosa significava la perdita.

«Lo so cosa stai cercando di dire,» rispose Wanda, la sua voce ora un sussurro.

Guardandola negli occhi, sentii un senso di vuoto che ci univa in modo silenzioso. Eravamo entrambe vittime, entrambe intrappolate dai nostri demoni. Ma io non ero più disposta a permetterle di controllarmi.

«Perché non lo capisci?» ripeté Wanda, ma in quel momento Pietro si avvicinò con un altro scatto fulmineo, cercando di colpirmi.

«Pesante il martello? Speedy?» lo provocai, mentre lo vedevo muoversi con una velocità impressionante.

Wanda, vedendo suo fratello muoversi verso di me, fece un passo indietro. Non voleva che si facesse male, nonostante tutto.

«Davvero, di tante parole!» gridai mentre loro scomparivano nel nulla, svanendo come ombre nella notte.

-A CASA DI CLINT-

Non potevamo tornare alla base. Ultron aveva già messo in atto il suo piano, e ora eravamo nel bel mezzo di una guerra che non avevamo cercato. Natasha sembrava aver perso ogni traccia di speranza, mentre Clint e io cercavamo di rimanere calmi.

Mi fermai un attimo, guardando fuori dalla finestra. La notte era scesa, ma non c'era pace. Solo il suono del vento e la consapevolezza che dovevamo andare avanti. Non c'era altra scelta.

«Alyson,» mi chiamò Clint, facendomi voltare. «Mi raccomando, fai attenzione.»

«Lo farò,» risposi, con un sorriso che nascondeva la mia determinazione. «Nessuno ci fermerà.»

Clint — «Alyson!»

Natasha stava appoggiata al muro, in un angolo, con gli occhi persi nel vuoto. Mi avvicinai, sentendo il peso della sua solitudine. Feci un passo verso di lei, ma non dissi nulla. Le posai una mano sulla spalla e la stringei in un abbraccio. Non c'era bisogno di parole, il suo dolore era troppo grande per essere detto. Ma c'era ancora una speranza in lei, e io non avrei mai smesso di cercarla.

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Angels could be bad // Bucky BarnesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora