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Elia uscì dalla mia stanza e io crollai sulle ginocchia, le forze svanite. Il pianto mi prese come una valanga: lacrime calde, singhiozzi che risuonavano nel silenzio della camera. Non sapevo più trattenere nulla.
Bucky entrò senza bussare, le suole che non facevano rumore sul pavimento. Si chinò, mi prese il viso tra le mani: le sue dita erano ruvide, tremanti, e mi fissò con quegli occhi che non mentono.
«Hey... guardami. Ci sono io, con te... chi ti ha fatto questo?» chiese, la voce rotta da un misto di rabbia e protezione.
Scossi la testa, incapace di parlare.
«Elia?» insisté.
«Bucky... ti prego» sussurrai, la voce spezzata.
Lui si alzò di scatto, i pugni stretti. «Quel figlio di puttana... lo uccido.»
«No...» sussurrai distogliendo lo sguardo.
Si abbassò sopra di me, gli occhi in fiamme. «Guarda cosa ti ha fatto, Alyson! Come puoi perdonarlo?! È un mostro!»
Strinsi i denti, sentendo la verità che bruciava. «È mio padre...»
Per un istante Bucky rimase immobile, come se il mondo gli fosse crollato addosso. Poi si ricompose: «Va bene... facciamo così: alzati e riprenditi un po'. Poi parliamo. D'accordo?»
«Di cosa dobbiamo parlare? Non c'è nulla da dire!» reagii, la voce piena di veleno.
«Hey! Calmati... stai tremando.» Lentamente, con gesti misurati, mi aiutò a rialzarmi. Dopo qualche minuto le gambe smettono di tremarmi.
«Come hai fatto ad entrare qui?» chiesi, ancora fioca.
«Ero venuto per dirti che tutti i sistemi di sicurezza in questo edificio avevano smesso di funzionare.»
«Come?» la domanda uscì affannata.
«Ho alcuni amici.» rispose lui, con quel mezzo sorriso che non sapeva mentire.
«Davvero?» chiesi incredula.
«Sì.»
Un lampo di decisione mi attraversò. «Credo sia il momento di far saltare tutto questo posto... che ne dici?»
«Ottima idea.» Bucky annuì, già in modalità operativa. «E Clarke? Che ne facciamo?»
«Lui lo lascio a me. Intanto avviso qualcuno.»
«Amici?» insisté lui.
«Sì.» Presi il telefono d'emergenza che Fury mi aveva dato e sfiorai il tasto. Chiamai. Il tono di chiamata sembrò eterno, poi la voce dall'altro capo rispose dopo pochi secondi, fredda e precisa.
«Fury» disse.
«Nick, è successo qualcosa. Ho bisogno di rinforzi; ti mando le coordinate.» dissi in un fiato.
«Va bene.»
Chiusi la chiamata, inviai le coordinate e frantumai il telefono con un colpo secco contro il bracciolo. Non volevo lasciare tracce digitali.
«Fatto?» domandò Bucky, già pronto.
«Sì. Andiamo.» Sorrisi, adrenalina che saliva.
«Sarà pericoloso.»
«Ma divertente!» risposi, e lui sorrise tornandogli il sorriso in modo sincero. Proprio mentre uscivamo, mi voltai di scatto e lo baciai: labbra morbide, un bacio breve ma deciso. Lui ricambiò subito, poi si staccò — era tempo di andare.
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Angels could be bad // Bucky Barnes
FanfictionAlyson Black agente dello S.H.I.E.L.D e Avengers, dopo aver cercato la verità che tutti le nascondevano e aver commesso errori decide di allontanarsi da chi ama per capire chi è veramente. "Sono il cattivo nella tua storia?"-Alyson (oc) [completata]
