Friends

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Mentre io e Steve ci incamminavamo verso le nostre camere, il silenzio tra noi era denso. Ero ancora scossa, assonnata, e la testa mi ronzava per i ricordi della sera prima. Per non rischiare di addormentarmi in piedi, decisi di spezzare quel silenzio che stava diventando insopportabile.

«Ora che vorrà Fury?» chiesi con voce bassa.

«Non chiedermelo. Ne so quanto te» rispose Steve, con lo sguardo fisso davanti a sé.

«Dannazione... volevo solo una domenica tranquilla, soprattutto dopo quello che è successo ieri alla festa... A proposito, sai chi mi ha portata in camera?»

Steve mi lanciò un'occhiata, abbozzando un sorriso ironico.
«Chi ti ha portata in camera? Fammi pensare... oh sì, ricordo. Sono stato io.»

«Grazie, Steve... davvero. Non so come ringraziarti.»

«È questo che fanno i migliori amici, Alyson» disse semplicemente.

Arrivati davanti alla mia porta, lo salutai con un cenno e mi chiusi dentro. Mi cambiai in fretta: jeans neri, maglia bianca semplice e il mio solito giubbotto di pelle. Mi sistemai i capelli, un velo di trucco, e scesi giù dove Steve e Tony mi aspettavano.

«Ce ne hai messo di tempo!» sbottò Tony non appena mi vide.

«Sai che mi piace farmi desiderare» risposi alzando le sopracciglia.

«Io vado. Siamo già in ritardo. Vieni con me in macchina oppure—»

«Alyson! Sali sulla moto!» gridò Steve da fuori, facendo rombare il motore.

«Vado con il Capitano» dissi a Tony, dirigendomi verso Steve.

«Sì, l'avevo capito...» borbottò Stark.

Saltai in sella dietro a Steve, che mi mise il casco come se fossi una bambina.

«Non fare di nuovo il nonnetto, Cap. So come si mette un casco» protestai, alzando gli occhi al cielo.

«Lo so. È solo che mi piac—»

«Cosa?» lo interruppi.

«Mi piace farti sentire una bambina alle prime armi con gli oggetti più insignificanti di questo mondo.»

«Ho ventitré anni, e fortunatamente le basi me le hanno insegnate i miei genitori. Ora sbrigati, idiota, prima che Stark mi urli di nuovo contro per il ritardo.»

«Va bene, principessa.»

«Ugh, sei odioso quando mi chiami così...»

Stava salendo sulla moto e ridacchiava sotto il casco.

«Mia regina, va meglio?»

Scoppiai a ridere. Era diventato il nostro piccolo gioco: punzecchiarci a vicenda. Con Steve stavo bene. Davvero bene. Era come se, quando ero con lui, non mi servisse nient'altro. E questo mi spaventava. Se provassi qualcosa di più di una semplice amicizia? Avrei rovinato tutto con una sola parola? Ma Steve non era il tipo da distruggere rapporti importanti per un malinteso. Forse era per questo che lo adoravo più di chiunque altro. Con lui potevo essere me stessa. E mi fidavo. Completamente.

Tra una battuta e l'altra, arrivammo allo S.H.I.E.L.D. Una seconda casa per me. Avevo passato metà della mia vita tra quelle mura, studiando, addestrandomi, diventando ciò che sono oggi. Volevo fare la differenza. Proteggere chi non poteva difendersi da solo. Era il mio sogno fin da bambina... anche se, in realtà, quella strada l'avrei percorsa comunque. I miei genitori lavoravano per Fury. Lo aiutavano in ogni modo possibile, finché un giorno non tornarono più da una missione.

La famiglia perfetta che tutti credevano invincibile si ruppe in silenzio, in un attimo. Da allora, la bambina perfetta fu costretta a crescere troppo in fretta. Avevo nove anni quando andai a vivere dagli zii paterni. Quelli materni erano già morti da tempo. E io... io avevo solo i miei sogni e la determinazione a non dimenticare perché avevo iniziato tutto questo.

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Angels could be bad // Bucky BarnesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora