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Mi svegliai la mattina seguente con un mal di testa lancinante, la testa appoggiata alla scrivania. I fogli delle ricerche erano sparsi ovunque per la stanza, e io avevo il senso di aver perso qualcosa di importante. L'orologio sul mio polso segnalava le 6:00 del mattino. Solo tre ore di sonno, ma un'intera notte di frustrazione. Mi alzai faticosamente e andai a farmi una doccia calda, sperando che almeno quella riuscisse a schiarire la mente.
Non appena uscita dal bagno, il suono di una notifica dal mio computer mi fece irrigidire. Mi avvicinai e aprii l'e-mail, anche se l'indirizzo non mi era familiare.
"Non metterti contro qualcosa più grande di te, non riuscirai a gestirla."
Il cuore mi saltò un battito. Chi poteva essere? Avvicinai le mani alla fronte e poi le strofinai sugli occhi, come se cercassi di scacciare il senso di angoscia che mi stava assalendo. Sospirai, provando a tranquillizzarmi. Non potevo lasciarmi sopraffare.
Mi vestii velocemente, ripiegai i fogli delle ricerche e spensi il computer, portandolo con me. Prima di uscire dalla stanza, chiusi la porta a chiave. Avevo bisogno di tempo per riflettere.
Alle 9:30 ero già nel garage, accendendo l'auto e iniziando a fare ricerche sui "dotati". Quello che trovai non fece che aumentare la mia confusione. Si trattava di soggetti usati dall'Hydra per esperimenti genetici, esseri modificati, con poteri che superavano la normalità. Ma la parte più inquietante fu quella che comparve dopo: un messaggio lampeggiante sullo schermo.
"Sie lassen dich vergessen, wer du wirklich bist."
"Ti stanno facendo dimenticare chi sei veramente."
Il computer si spense improvvisamente, lasciandomi con la sensazione di aver appena visto qualcosa che non dovevo. La mia mente era in tilt, le ricerche che avevo fatto ora sparite. "Diamine!" esclamai, battendo il pugno sul volante. Frustrata, lanciai il computer sul sedile e nascosi la testa tra le mani, cercando di riprendere il controllo della rabbia che mi stava sopraffacendo.
Proprio in quel momento, un colpo al finestrino mi fece sobbalzare. Alzai velocemente la testa, trovandomi di fronte Tony. "Mi hai fatta spaventare," gli dissi, scendendo dall'auto, cercando di mascherare la tensione che mi tormentava.
"Pensavo che fossi tu quella che faceva spaventare le persone," rispose Tony, con un sorriso che non riuscì a mascherare la preoccupazione nei suoi occhi.
"Divertente," risposi seccamente, ma senza riuscire a trattenere un sorrisetto. Poi la mia espressione tornò seria. "No, sul serio. Cosa vuoi?"
"Primo, oggi hai un aspetto terribile. Secondo, Loki ha attaccato la città. Dobbiamo muoverci."
"Loki?" risposi incredula. "Non era un falso allarme?"
"Lo era," rispose Tony, facendomi segno di seguirlo mentre si dirigeva al laboratorio. "Ma adesso è serio."
"Da un momento all'altro?" chiesi, continuando a camminare al suo fianco. "Ha attaccato così, senza preavviso?"
"Che cosa non hai capito, Black?" Tony replicò con tono impaziente.
"Nulla."
"Ti spiego mentre arriviamo dagli altri," disse, entrando nel laboratorio e indossando la sua armatura.
Quando sentii la torre tremare, capii che Loki era arrivato. Guardai Tony, ormai completamente pronto per l'assalto. "Penso io a Loki, tu vai dagli altri."
"Aly—"
"ORA!" lo interruppi bruscamente, determinata.
Ci separammo, e mentre correvo verso l'ultimo piano della torre, il silenzio era così denso che sembrava soffocante. Sapevo che Loki era lì. Ero sola, ma il mio sesto senso mi diceva che qualcosa stava per accadere.
Mi fermai, girandomi verso il bancone dell'alcool. "Sai," dissi ad alta voce, "non è bello presentarsi a casa di altri senza invito."
Una voce fredda e velenosa mi rispose da dietro. "Mescolato? Non agitato? Sai, quello è troppo forte per una ragazzina come te."
Non mi girai. Rimasi concentrata sul bancone. "Agitato è per chi non regge l'alcool," risposi con un sorriso beffardo, "e dopo, non c'è nessuno come me."
Loki si fece vedere, il suo sorriso glaciale che mi mandò brividi. "Come desideri, My Lady."
Un brivido mi scosse all'ascolto di quelle parole. Mi girai lentamente verso di lui, il mio sorriso che si faceva più tagliente. "Come scusa?"
"Cosa c'è, principessa?" Loki continuò, la sua voce piena di malizia. "Ho detto qualcosa di sbagliato?"
"Non chiamarmi così," risposi, il mio tono che non lasciava spazio a equivoci.
"Con Jason ti piaceva però," replicò, scatenando un'ondata di gelo nel mio corpo.
Mi bloccai per un attimo, il cuore che sembrava fermarsi. "Cosa sai di lui?" chiesi, la voce che si spezzava per un momento.
Loki sorrise, un sorriso che non nascondeva niente se non l'orgoglio per aver distrutto tutto. "Ah... io sono lui."
Gelai. Ogni fibra del mio corpo si irrigidì. La rabbia che mi assalì fu così potente che sentii il mio respiro farsi più corto. Jason... era Loki. E tutto quello che avevo creduto fosse vero, ora era una bugia.
Non riuscivo a pensare altro che a quanto mi sentissi tradita. Avevo lasciato che mi usasse. Avevo creduto in lui, ma era tutto un inganno. La furia che provai mi consumò. Passai dall'essere innamorata a odiarlo con ogni fibra del mio corpo. In un attimo, la mia missione era diventata una questione personale.
"Niente dura per sempre, Loki," dissi, gli occhi freddi come il ghiaccio.
"Sei sempre stata brava a nascondere i tuoi veri pensieri e intenzioni," disse Loki con tono provocatorio.
"Oh, non sono solo io brava a fare quello che hai detto, ma tu a non capirmi. Sono la persona più complessa di questo mondo e non riuscirai mai a capire le mie intenzioni. Neanche se mi entrassi nella mente e mi torturassi."
"Sai, mia cara, dovresti lasciare che le tue emozioni rafforzino ogni tanto. Devi sentirtele."
"Sì," risposi con un sorriso agghiacciante, "in effetti sento qualcosa... tradimento e voglia di farti a pezzi. Divertente, no?"
"Sono un Dio. Tu non puoi uccidermi," rispose lui, sprezzante.
"Ma tu non morirai. Lo desidererai"
Il cambiamento dentro di me era palpabile. La vendetta che cresceva dentro di me era come un fuoco incontrollabile, e non avrei permesso a nessuno di spegnerla. La mia missione non era più solo per salvare il mondo. Era per riprendermi ciò che mi era stato rubato.
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A.N.
Ciao! Mi scuso per eventuali errori grammaticali, spero che vi piaccia questo capitolo. Ho lasciato che la mia immaginazione si scatenasse e ho aggiunto questo effetto a sorpresa. Ma resta ancora molto da scoprire su Alyson e sulla sua famiglia. Secondo voi chi le ha scritto i messaggi?
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Angels could be bad // Bucky Barnes
FanfictionAlyson Black agente dello S.H.I.E.L.D e Avengers, dopo aver cercato la verità che tutti le nascondevano e aver commesso errori decide di allontanarsi da chi ama per capire chi è veramente. "Sono il cattivo nella tua storia?"-Alyson (oc) [completata]
