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Parcheggiai la moto e scesi. Mi tolsi il casco: ero a casa... la casa di zio Tom e zia Lily. Entrai e li raggiunsi in cucina. Erano felici, sbalorditi: non mi aspettavano. Corsi verso zio Tom e lo abbracciai forte. Fortunatamente, fingere era una delle mie doti: da spia, era la prima cosa che si imparava. E tra domande sulla morte dei miei, assistenti sociali, psicologhe... beh, ero avvantaggiata.

«Cosa ci fai qui?» chiese zio Tom, sorpreso.

«Non posso fare una sorpresa ai miei zii preferiti?» risposi con un sorriso.

«Tesoro, vieni qui!» disse zia Lily alzandosi dalla sedia e stringendomi in un abbraccio che mi lasciò senza fiato.

«Mi sei mancata anche tu...! Ma ora, zia, non respiro...» dissi tra una risata e un colpo di tosse.

Lei si staccò subito e io tossii un po'.

«La fantastica agente Alyson Black, una delle migliori spie del mondo, fa la melodrammatica per un abbraccio!» esclamò zio Tom ridendo.

«Non respiravo!» ribattei, scoppiando a ridere. Anche loro risero con me.

«In ogni caso, cosa c'è per cena? Non ho fatto tutta questa strada per niente! Voglio la tua fantastica lasagna. La farai, vero?» chiesi, puntando lo sguardo su zia Lily.

«Se la desideri così tanto, va bene!» rispose lei con un sorriso complice.

«Ora salgo in camera e mi faccio una doccia. Appena finisco, ti do una mano ad apparecchiare» dissi, dandole un bacio sulla guancia e uscendo dalla cucina.

Salii le scale ed entrai nella mia stanza, soffermandomi su ogni minimo dettaglio. Non era cambiato nulla. Non entravo lì da circa tre mesi, da quando mi ero trasferita alla Torre degli Avengers. Devo ammettere che mi era mancata l'aria di campagna e il laghetto su cui si affacciava la casa.

Mi lavai in fretta, poi mi vestii e scesi. Aiutai zia Lily a preparare la tavola. Le sette di sera arrivarono in un lampo, e ci sedemmo tutti a mangiare.

«Allora, Alyson, come va il lavoro?» domandò zio Tom.

«Alla grande...» risposi, esitando un istante. Non perché mentissi, ma per via di quello che era accaduto quella mattina.

«Allora tesoro, c'è qualcuno che ti fa battere il cuore?» chiese zia Lily con un occhiolino malizioso.

Stavo bevendo dell'acqua e quasi mi andò di traverso. Cosa dovevo rispondere?

«No, nessuno, zia...»

«Allora... qualcuna?» incalzò lei con un sorrisetto.

«No, ti ho detto nessuno!» ripetei un po' imbarazzata.

«Queste domande mi facevano sempre uno strano effetto quando avevo la tua età» intervenne zio Tom, facendo scoppiare tutti a ridere.

Mi erano mancati da morire. Ci sentivamo spesso per telefono, ma niente era come averli lì, accanto a me, seduti allo stesso tavolo a parlare di queste sciocchezze. Solo con loro mi sentivo davvero una ragazza normale.

Dopo cena, ci spostammo nel soggiorno per vedere un film. Notai subito il mio pianoforte. Non per vantarmi, ma suonavo divinamente: avevo iniziato a sette anni, seguita da un maestro professionista scelto da mia madre.

Zia Lily mi lanciò uno sguardo e fece cenno di suonare qualcosa. Così feci. Suonai per una decina di minuti, finché non mi resi conto che erano quasi le dieci. Mi fermai. Tom e Lily applaudirono...

Mi fermai. Le dita ancora sospese sui tasti, mentre un brivido freddo mi percorreva la schiena. Un ricordo riaffiorò, nitido come uno schermo acceso nel buio.

Avevo otto anni. Era passato appena un anno da quando avevo cominciato a suonare, ma quella sera volevo dimostrare a mamma e papà quanto ero migliorata. Avevo messo tutto il mio cuore in quel brano, imparato da poco con il maestro. Le note danzavano nell'aria, leggere, pure. La casa era calda, profumava di spezie e legna bruciata. Mamma mi osservava dal divano, con il suo sorriso dolce e gli occhi lucidi. Papà annuiva a tempo, tenendo in mano la sua tazza di tè.

Appena finii, scoppiarono entrambi in un applauso, proprio come avevano fatto ora zio Tom e zia Lily. Solo che allora... fu l'ultima volta.

Quella notte non li rividi più.

Un blackout improvviso, la luce che tremolava. Poi una telefonata concitata, parole sussurrate, e infine il silenzio. Ricordo solo il rumore della pioggia contro i vetri e il cuore che mi martellava nel petto. Mi dissero che c'era stato un incidente. Che non erano sopravvissuti.

O almeno... così credevo.

Il campanello suonò all'improvviso, spezzando quella sensazione nostalgica. Zio Tom si alzò di scatto dalla poltrona per andare ad aprire. Guardai zia Lily, confusa.

«Aspettate qualcuno?» chiesi.

«No, tesoro...» rispose lei a voce bassa.

Io e Lily seguimmo con lo sguardo zio Tom mentre apriva la porta.

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Angels could be bad // Bucky BarnesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora