"e se la vita si ribella, tu ribellati con lei."
POV CHIARA
6:00 di mattina.
Sento qualcuno chiamarmi. Apro gli occhi, chiusi da poche ore, e mi guardo intorno.
Speravo fosse tutto un sogno, ma a quanto pare no. Sono veramente nel carcere minorile di Napoli. A volte mi chiedo quanta sfiga posso avere cioè come ho fatto ad arrivare qui!
Prendendo un bel respiro mi preparo mentalmente alla giornata di oggi. Se tutto andrà bene sarà il mio primo e ultimo risveglio così in questo posto.
<che rè chiatti, te vuoi sbriga?>
<sisi eccomi.> sbuffo io.
<hai l'udienza oggi. Ti conviene fare veloce che poi a rimetterci sei solo te.> Quanto mi sta sul cazzo sta Liz. E menomale che ieri le ragazze mi hanno detto che è tra le guardie piu simpatiche, pensa i più cagacazzo come sono.
Data l'udienza mi sono dovuta alzare prima delle mie compagne, mettere un vestito abbastanza elegante e mi hanno anche dato l'opportunità di farmi trucco e capelli senza esagerare, loro testuali parole. Ma sinceramente chi se ne frega, mi era mancato avere un ferro in mano.
Dopo essermi data una sistemata sono pronta per uscire. Così vado con Liz dalla direttrice.
L'educatrice bussa alla porta, aspettando una risposta dall'interno.
<avanti.> mi affaccio per vedere l'aspettò di questa famosa direttrice e trovo una signora dall'aspetto molto carino, con accanto una carrozzina.
<Liz, entra pure.>
<Qui c'è Chiara, la nuova arrivata.>
Lei mi saluta educatamente e poi mi dice di sedermi sulla sedia.
Una volta essersi seduta anche lei, iniziamo a parlare.
<allora Chiara, ho letto il tuo fascicolo. Sei accusata di possesso e spaccio di droga.>
<non è assolutamente vero, io-.> la interrompo subito io, ma poi vengo interrotta a mia volta, dalla sua voce.
<fammi finire.> dice calma.
Io annuisco e mi azzittisco.
<stavo dicendo. Te sei accusata di questi reati. Ora, io non so effettivamente cosa tu abbia fatto e cosa no. Sarà il giudice a decidere la tua pena ed il tuo essere colpevole. Io posso solo accompagnarti e stare a sentire il parere del giudice.>
detto questo mi chiede di raccontarle la mia versione dei fatti ed io racconto tutto, lei sembra capirmi e credermi, soprattutto.
<ma posso chiederle una cosa direttrice?> chiedo io, poco prima di uscire dal suo ufficio.
<dimmi tutto.>
<questa bambina è sua figlia? È bellissima.>
La vedo sorridere e rivolgere uno sguardo alla bambina.
<no, lei è la figlia di un detenuto. Io ce l'ho in affido.>
Deve essere proprio una bella donna questa direttrice.
La saluto prima di uscire dalla stanza e dirigermi con Liz verso la macchina che mi porterà al tribunale.
***
Due ore estenuanti. Lì dentro tutti avevano un tono accusatorio, nessuno voleva sentire.
Io ho raccontato tutto.
Non ho tralasciato nomi, luoghi, ore... Niente.
Ho offerto una descrizione di Francesco, ma a quanto pare nessun poliziotto deve averlo intravisto nelle telecamere del locale.
Ora sono fuori quella terribile stanza, seduta su una poltrona.
Mio padre mi ha appena dato della troia per come mi sono comportata con Francesco.
Mia mamma sta litigando con lui.
Mia cugina si sente in colpa e non mi parla, non ha voluto testimoniare, non ci è riuscita.
Liz sta qui, seduta vicino a me, stanca anche lei di quello che ormai le sarà routine con mille ragazzi.
<Chiara, entriamo.>
È proprio quest'ultima che mi richiama ed entriamo per sentire la decisione del giudice.
Qui le parole che mai mi sarei immaginata di poter sentire.
<Chiara Busci sei stata dichiarata colpevole di possesso e spaccio di sostanze stupefacenti. Date le droghe pesanti sei stata condannata a un anno di reclusione presso...> Non sto più ascoltando niente.
un anno.
un anno della mia vita buttato all'aria, dentro un carcere.
un anno inutile, triste, inaspettato.
Mi giro verso mia madre e le lacrime iniziano a scendere.
Non ascolto niente, ne le parole del giudice, ne quelle dell'avvocato.
La legge fa schifo, la legge non è giusta. La legge non è uguale per tutti.
Ho salutato i miei genitori e sono dovuta risalire in macchina per andare nell'IPM.
Non ho pianto per salutarli, non sto piangendo in macchina. Ho pianto solo in tribunale, per la delusione e la rabbia di essere stata punita per qualcosa che non ho fatto io. Non dovrei pagarne le conseguenze, eppure è così.
Scendo dalla macchina appena mi aprono ed inizio a correre, senza meta precisa.
<we Chiara! Fermate!> Liz mi chiama, ma io continuo a correre. Le lacrime mi bagnano le guance. Mentre corro trovo un capanno, pare non ci sia nessuno, così entro.
Mi chiudo la porta alle spalle ed inizio a respirare.
Non smetto di piangere, mi sfogo, mi tiro i capelli...
<voglio andarmene, voglio andarmene.> ripeto sottovoce, parlando con me stessa.
Saranno passate poche ore prima che sento una voce vicino a me.
<eccola, sta dormendo.>
<tutti qua vengono a nascondersi oh, incredibile.> questa non è Liz, è la voce di un uomo.
<e ja svegliamola.> Allora, o sto ancora dormendo, o queste sono due voci da uomo.
<fai piano però.>
Piano piano inizio ad aprire gli occhi da sola e mi ritrovo davanti due persone.
Uno ha i capelli e barba bianchi, l'altro scuri, con un po' di bianco. Hanno dei distintivi è sicuramente lavorano qui. Ma in questi due giorni non gli avevo mai visti, non che sia stata tanto in giro per il carcere, ma vabbè.
<piccrè, stai buon?>
annuisco ancora un po' stordita.
<dai esci fuori, le tue compagne sono preoccupate.>
<chi siete?> nel mentre mi porto una mano sulla testa che mi sta scoppiando.
<io sono il comandante, mi chiamo Massimo.>
<a me puoi chiamare Beppe.>
<però ora andiamo piccrè.> continua il comandante.
<che bello che almeno te non mi chiami chiattilla.> dico ridendo leggermente io.
<un'altra chiattilla è. A pensarci bene, ti si addice come nome.> ride lui.
Così loro mi portano verso le celle femminili, ma sono vuote.
<le tue compagne stanno mangiando. Se vuoi puoi rinfrescarti e andare da loro.> io annuisco.
<allora ti lasciamo con Maddalena, che noi dobbiamo andare dai ragazzi.>
saluto i due e vado in bagno a darmi una sistemata.
La mia reazione è stata eccessiva, lo capisco, ma avevo ed ho ancora bisogno di capire tutto.
Vado in bagno e appena vedo il mio riflesso mi spavento. Mascara colato, fondotinta messo a macchie, capelli spettinati, occhi rossi... Non mi riconosco più.
eii, questo capitolo non mi piace molto, un po' noioso diciamo così ma è molto di passaggio. Specifico che il discorso sulla legge è solo il pensiero di Chiara (il personaggio) in quello specifico momento in cui si è sentita triste e arrabbiata.
❤️🌊
STAI LEGGENDO
non cambierò || Micciarella
FanfictionChiara Busci, una ragazza romana di 15 anni andrà in vacanza a Napoli con i suoi genitori e sua cugina. La classica Pariolina, si ritroverá a vivere in un mondo che non le appartiene, almeno all'inizio... All'IPM di Napoli la situazione è difficile...
