Capitolo 43- la prima volta

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"tu chi sei non lo so, ma ti sogno su di me."

POV MICCIARELLA
La chiattilla dovrebbe ormai aver finito il colloquio, io la sto aspettando fuori in cortile, ma non esce.
Vado verso il comandante e gli chiedo se sa qualcosa, ma lui mi risponde che Chiara ha finito, ma sta con le educatrici, quindi non può aiutarmi a trovarla.
Così, senza farmi vedere, entro dentro, e vado a vedere verso i bagni.

Non mi sbagliavo, d'altronde il mio intuito non sbaglia mai.
Sta chinata sul lavandino a sciacquarsi la faccia.
<Chiattì?>
Non si gira.
<Chiattì?> Mi avvicino io a lei. Appena sono abbastanza vicino lei si gira velocemente e mi abbraccia.
Sento che respira velocemente, sta sicuramente trattenendo le lacrime.
<shh, che è successo? Che ti ha detto questa volta?> sono sicuro che il motivo di questa sua reazione sia il padre. Come ogni colloquio.
<non è lui. Cioè anche, ma oggi c'era anche Giulia mia cugina e lei ti giuro era così perfetta, mi ha iniziato a parlare dei compagni, della scuola, della sua vita ancora perfetta, poi c'erano i miei genitori, mia mamma che ha pianto e-> Sta straparlando.
Le faccio alzare il viso e lo prendo tra le mani, costringendola a guardarmi.
<respira Chiattilla. Respira piano.>

Così lei fa e quando diventa stabile dice tre parole che mi svolgono.
<Mi manca Roma.> Si sente colpevole a pensarlo ed io avrei preferito nun sentirlo.
Ma come biasimarla, Roma è la sua città. Niente a confronto con la mia Napoli, ma questa non è casa sua, non lo sarà mai. Prima impariamo ad accettarlo e meglio vivremo, entrambi.
***
Dopo la mezza crisi della Chiattilla siamo andati in cortile e non abbiamo più parlato del colloquio. Ovviamente se non vuole non posso forzarla o tirarle fuori le parole dalla bocca.
Così abbiamo passato il tempo provando a distrarci, solo io e lei.
Ora ad esempio stiamo giocando a calcio, ma lei è proprio una pippa oh non ne prende una.
<Mamma mi Chiattì quanto si scarsa.> alla decima palla che prova a tirare in porta mi arrendo e decidiamo di uscire dal campo.
< il calcio non è lo sport tuo> le dico, mettendole un braccio intorno alle spalle.
<e fino a qua...>
<ti va di fare altro?> provo io.
<tipo?>
<sbaglio o ti devi ancora far perdonare per quella cosa fatta prima del colloquio?> La faccio fermare e finiamo uno davanti all'altro.
<non mi ricordo, sai?>
<se vuoi ti rinfresco la memoria.> Sto per fare il mio passo, quando lei mi blocca, indietreggiando.
La guardo confusa, ma lei scuote la testa.
<non qua.> e con un sorrisetto non da lei, mi porta fino a dietro un capanno.

È talmente nascosto che non voglio neanche sapere come l'abbia trovato.
<ora si, puoi continuare.> si riposiziona davanti a me ed io senza farmelo ripetere due volte faccio subito unire le nostre labbra.
🔴🔴🔴
Voglio sentire il suo corpo, voglio avere un contatto fisico con lei.
Mentre ci baciamo la faccio sedere su una scatola di legno, abbassandomi poi alla sua altezza.
<mmh.> si fa scappare un gemito quando le mordo il labbro.
<oh no, questo non dovevi farlo.> Mi stacco dalle sue labbra, con un po' di controvoglia, e la faccio stendere sulla scatola in legno.
Le divarico le gambe, facendogliele piegare e prima che lei possa dire altro, la ricomincio a baciare.
Mentre ci baciamo le accarezzo le gambe ancora coperte dalla tuta.
Ma la mia mano scende fino ad abbassargliela piano piano.
Mi stacco dal bacio e le abbasso i pantaloni.
<mo fidate 'e me.> le abbasso anche le mutandine.
Nonostante non sia la prima volta che le vedo l' intimità , lei prova a chiudere le gambe.
<no, piccrè, nun fa accussì.> so che le piace questo nome. Ma non lo uso tanto, lo voglio tenere per occasioni come queste, quando ha un senso. Perché lei accussì, mezza nuda, davanti a me, mi dimostra di essere solo mia, a piccrella mia.

<rilassati e fidate 'e me.> Lo so che è vergine, l'aggia capito dalla prima volta. Cu lei voglio fa le cose con calma, nun voglio corre, anche se la tentazione è tanta.
<rilassati Piccrè.> faccio andare la mia mano verso il suo interno coscia. Tra le sue gambe. Mi avvicino al suo punto.
Inizio a toccare con le dite, prima fuori, accarezzandola. Sentendola trattenere dei versi di piacere mi decido ad infilare il primo dito.
<ahh.> si lascia sfuggire un gemito.
Il mio dito va più in fondo. Inizio a spingere, per poi aggiungerne un altro.
<ahh Raffaele.> sentirla gemere il mio nome mi eccita sempre di più.
Le mi dite iniziano ad andare più veloce, mentre i miei occhi si beano della visione del suo corpo che si contrae dal piacere.
Quando sento che si sta lasciando andare tolgo le dita e mi posiziono bene in piedi davanti a lei.
<perché?> si lamenta, mentre ha ancora il fiatone.
<te la senti piccrè?> dico abbassandomi i pantaloni e restando in boxer davanti a lei.
Chiara alza il busto, poggiando si con i gomiti ed annuisce titubante.
<ti farò vere o Paradiso.> le dico io, abbassandomi anche i boxer.

Dalla tasca dei jeans prendo un preservativo e me lo infilo sotto lo sguardo vigile della mia Chiattilla.
<fai come ti dico io.>
La faccio stendere nuovamente e mi posiziono davanti alla sua entrata.
Cazzo quanto mi fa eccitare questa ragazza.
Entro piano, la sento stretta.
Dopo essere entrato sto un po' fermo, per farla abituare, ma non riesco più di tanto.
<m'aggia muovere Chiattì.> le dico sincero, voglioso di possederla.
<ahh, muoviti Micciarella.> inizio a dare spinte lenti, regolari.
Prima mi appoggio alla cassa, la sento gemere, sento la sua voce.
Poco a poco il suo tono si trasforma sente di più in un tono di piacere.
<vai così Micciarella, continua, mmh.> aumento sempre di più la velocità.
Inizio a dire spinte poco più forti, provando sempre a trattenermi.

Quando entrambi arriviamo al culmine del piacere esco da lei, senza venirle dentro.
Vedere la sua figura esausta, grazie a me, mi eccita ancora di più e avrei già voglia di chiavarla un'altra volta.
<quanto si' tosta Chiattì.> Mi faccio spazio nella cassa di legno accanto a lei e comincio a baciarmela.
La mia mano scivola nella sua intimità, ma lei mi ferma.
<mi fa male.> si vergogna di ciò.
<lo sacc. È normale Chiattì. Nun te devi preoccupa.> le accarezzò la guancia e la bacio di nuovo. Questa volta tenendo a bada i miei pensieri erotici, tanto ci starà tempo per fare tutto.
***
È ormai sera.
Abbiamo già tutti cenato ed ora siamo nelle celle.
Per un litigio in mensa la nuova direttrice non ha permesso a noi ragazzi di andare in sala relax, perciò ora sono in cella con mio fratello e Dobermann.
<te lo giuro fratè, la Chiattilla tiene un altro a Roma.>
<ma tu si proprio sicuro fratè?>
<si Micciarè, aggia visto come ne parlava la cugina, il padre poi... Stavano pure in videochiamata. È nu chiattillo anche lui, fratè.>
<ma che stai ricend. Oggi ha chiavato cu me, nun po sta cu chest altro.>
Cucciolo sta accusando la Chiattilla di avere un altro.
<vuoi chiedere all'avvocato?> mi rifiuto di ascoltarlo. Vado verso la finestra, voglio guardare il mare, voglio calmarmi, voglio credere che la Chiattilla non abbia nessun altro all'infuori di me.
<ascoltami fratè, vieni acca.> fratm mi viene vicino, mettendomi una mano sulla spalla.
<e lassame.>
<perché io te dovrei dicere una bugia? Tengo 'o stesso sangue tuo, tu si o sangue mio, nun te direi mai una cosa falsa Micciare.>
<ma nun è possibile, o vuo capì?> per il nervosismo mi accendo una sigaretta e guardo l'orizzonte.
<io t'aggia avvertito, poi si vuoi farti mettere le corna, fai tu.>
<nisciun mi tradisce a me.> metto in chiaro io e continuo a fumare.
<fai chello ca vuoi.> detto questo si mette a letto e rimango solo con i miei pensieri.

eii raga, finalmente avete avuto questa scena spicy tanto ambita. Ma ora a chi crederà Micciarella, al sangue suo o al suo cuore? Fatemi sapere se il capitolo vi è piaciuto e cosa ne pensate.
❤️🌊

non cambierò || MicciarellaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora