XXIII🔞

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AVRIL'S POV
Avevo assistito alla scena da lontano, assieme a Bill.
Vidi Addison che baciava con violenza Tom, ma capii che lui non era intenzionato a limonarla. Era stata tutta una sua iniziativa.
Il sangue mi bruciava nelle vene mentre dentro una forte rabbia ribolliva.
Poi vidi quella zoccola trascinare via Tom, e la seguii costringendo pure Bill.
Appena entrata nei bagni sentii i suoni di corpi che sbattevano contro i muri metallici di uno dei cessi, e delle voci. Ero seriamente preoccupata di ciò che stesse succedendo là dentro.
Urlai un insulto verso Addison, e poco dopo, Tom riuscì a sbloccare la porta, seguito da quella troia, che se ne stava a 4 zampe.

Appena ci notò, i suoi occhi ubriachi sembrarono per un momento spaventati.
"Tom, proteggimi!" strusciò verso i suoi piedi.
"Levati!" urlò lui; le tirò un calcio e lei mollò un gemito.
Mi avvicinai a passi pesanti, e la guardai dall'alto.
Addison fece un ghigno storto.
Le presi la nuca, e iniziai a sbatterle la faccia sul pavimento sporco con forza, senza fermarmi, mentre la insultavo.
Lei piagnucolava ma io continuai, gelida.
Poi la tirai su prendendola sotto le ascelle, la sbattei contro il muro con violenza, e ancora, e ancora; per poi spingerla nuovamente a terra e tirarle un calcio nel fianco.

Lei era ora sdraiata di pancia che singhiozzava.
Le tirai i capelli facendole alzare il muso dalle mattonelle.
"Vaffanculo, tu rovini tutto, tutto!" le sbraitai contro, lottando contro un improvviso impulso di piangere.
Quel brevissimo momento di debolezza mi costò il fatto di ritrovarmi sotto il peso di Addison, che mi aveva fatto perdere l'equilibrio e di conseguenza avevo mollato la presa sulla sua chioma, che ora mi ricadeva negli occhi.
Mi sputò in faccia e iniziò a graffiarmela con le sue unghie finte, evidentemente non aveva abbastanza forza per tirarmi un pugno. Però sarebbe stato difficile scollarmela di dosso.
Mi soccorse Tom, che la prese dallo stomaco e cercò di tenerla in piedi, mantenendisi dietro la sua schiena. Inutile dire che al suo tocco quella puttana iniziò a gemere e a spingere indietro il culo.
Le mollai un poderoso calcio nello stomaco, e Tom evitò che si accasciasse su se stessa tenendola su col suo braccio.

"Scatenati" mi disse solo.
Con ormai le laccrime che scendevano, iniziai a prenderla a calci e pugni, urlandole di tutto.
Addison rimaneva immobile senza difendersi o attaccarmi, floscia, come un sacco da box.
Feci una breve pausa e la sentii sussurrare: "Almeno Tom mi sta toccando.. Mi sta sostenendo.."
Una rabbia cieca e nuova esplose e le tirai un pugno più forte dei precedenti sulla testa.
Fu così forte che quella troietta perse i sensi, e si accasciò definitivamente.
Tom la lasciò cadere a terra, come un sacco di patate.
Alzai il piede come un soldato che infierisce su un cadavere, ma Bill si mise in mezzo.
"Avril, basta, hai già esagerato"
La consapevolezza di ciò che avevo fatto mi gravò improvvisamente sulle spalle come un macigno.
Guardai tutti i lividi che le avevo causato, mi sembrò di sentire il dolore che aveva sentito lei in ogni angolo del mio corpo.
E nonostante la gravità delle mie azioni, una parte del mio cervello godeva di ciò che avevo fatto e vedeva.
Mi lasciai cadere in ginocchio e piansi.
Non ci capivo più niente.
Era come una vittoria e una sconfitta allo stesso tempo.

Non so quanto tempo rimasi su quel pavimento a piangere e sclerare, era come se ripresi coscienza all'improvviso.
Tom mi stava portando verso la macchina in braccio, solo noi 2.
"Ma che-"
"Pensavo di riportarti a casa, dopo quel che è successo" spiegò brevemente.
Il tassista partì.
Guardai la città scorrere veloce fuori dal finestrino.
Il cielo a quell'ora della notte aveva lo stesso colore dei lividi di Addison.
Mi voltai immediatamente.
Incontrai lo sguardo di Tom, che mi guardava preoccupato.
"Mi sa che è meglio se ti faccio compagnia, una volta a casa" commentò solo.
"Per colpa mia ti perderai la festa.."
"Onestamente, era bella solo perchè c'eri tu" cercò di consolarmi. Mi lasciai stringere da lui.
Una volta a casa mi accompagnò nella sua camera.
"Riposati" mi disse, sdraiandosi nel letto e facendomi posto.
Mi accoccolai accanto a lui.
Iniziò ad accarezzarmi i capelli con delicatezza, mentre cercavo di prendere sonno.
Ma non ci riuscivo.
Che fosse per l'alcol, o per le orribili azioni da poco compiute, mi sembrava impossibile riuscire a dormire.
"Manco io riesco a dormire" sbottò Tom come se mi leggesse nel pensiero."

Non dimenticherò mai quel che ho fatto"
"Esageri" brontolò.
"No invece" iniziai, paranoica. Mi fece tacere con un bacio improvviso.
Cercai di abbandonarmi alla calma di quel bacio.
Mi appoggiò la labbra all'orecchio e sussurrò: "So come fartelo dimenticare".

Si mise a cavalcioni sopra di me e iniziò a baciarmi su tutto il viso e il collo.
Mi abbassò leggermente le spalline e mi baciò pure le spalle, con baci delicati all'inizio e un po' più forti dopo.
Ero tutta rossa.
Poi si spinse un po' oltre rispetto al solito, sollevandomi la maglia e baciandomi lo stomaco, lasciando leggeri segni umidi.
Sarà stato perchè ero ubriaca, lo lasciai fare.
Me la tolse completamente con delicatezza, e visto che non mi ribellavo, iniziò a baciarmi pure sul seno.

Mi faceva strano, il cuore mi batteva a mille. Non volevo che finisse.
Si tolse pure lui la maglietta, lo rividi a petto nudo sopra di me. Sembrava accaldato.
I suoi baci divennero un po' più aggressivi.
Sentii la sua mano scorrermi sul fianco e scendere fino alla minigonna.
Mi guardò un attimo negli occhi, come per chiedermi il permesso.
Annuii leggermente e così fece scendere la zip lentamente.
Rimasi letteralmente in intimo sotto di lui.
Provavo una strana sensazione, come di farfalle nello stomaco e di impazienza.

Mi baciò nella parte bassa dello stomaco e sulla parte alta delle cosce.
Improvvisamente mise un dito sotto l'elastico che legava la mutanda, tirandolo un po'.
Mi venne d'istinto di afferrargli la mano.
Lo guardai un attimo in volto e alla fine, lentamente, lo mollai.

Eravamo entrambi un po' poco sobri.
Tom slacciò la mutanda e me la srotolò giù dalle gambe.

Mi venne naturale chiuderle.
Stavo arrossendo troppo.
Mi appoggiò le mani alle ginocchia e piano piano me le riaprì. Chiusi gli occhi, in ansia.
Strinsi d'improvviso le lenzuola e cacciai un piccolo urlo.

Mi aveva appena messo due dita dentro.
Faceva male ed era piacevole allo stesso tempo, era una sensazione strana da spiegare e senza paragoni.
Mosse le dita dentro di me, mentre cercavo di non fare versi.

"Non trattenerti" mormorò con voce famelica.
Sempre strizzando le lenzuola, mi lasciai scuotere dai gemiti e dal piacere.
Continuò,spingendole sempre più a fondo.

Ero sudaticcia e accaldata.
Anche Tom iniziò a gemere insieme a me, massaggiandomi dall'interno.
A malapena lo vidi slacciarsi i jeans baggy e rimanere in boxer sopra di me.
Sotto di essi era gonfio.
"Dovresti ricambiarmi il favore" mormorò, mentre si chinava su di me per baciarmi con leggerezza il viso e il collo, con sempre quelle maledette dita mezze dentro.
Annuii.
Mi mancava il respiro, ero completamente affannata.
In quel momento sentii dei rumori venire dal piano di sotto.
Sentii delle chiavi girare nella serratura, e dei passi attraversare il salotto e la cucina, diretti verso le scale.
Era Bill, senza dubbio.
"Merda" sussurrò Tom.
Mi tolse le dita e si sdraiò, dando la schiena alla porta e mettendomi con la mia schiena contro il suo petto.
Mi tappò la bocca con la mano, per evitare che mi scappasse qualche ultimo verso.
Sentii Bill aprire la porta e guardare nella stanza buia.
Poi uscì e la richiuse.
Rimasi lì, mezza nuda contro Tom, e pian piano mi addormentai.
Avevo completamente dimenticato Addison.

𝙨𝙥𝙖𝙯𝙞𝙤 𝙖𝙪𝙩𝙧𝙞𝙘𝙚
AIUTO😭È LA COSA PIÙ CRINGE CHE ABBIA MAI SCRITTO IN TUTTA LA MIA VITA HAHSFSFFW.
apprezzate il mio coraggio anche se mi sono cringiata a morte😻.
comunque grazie mille siamo quasi a 18mila letture❤️

comunque grazie mille siamo quasi a 18mila letture❤️

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