CHAPTER 17 || #we could poison it. arsenic

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❝<<Vuoi mangiare un'altra merendina al cioccolato?>>

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❝<<Vuoi mangiare un'altra merendina al cioccolato?>>

<<No. Voglio colorare>>

<<Tesoro non puoi colorare>>

<<Perché?>>

<<Perché non puoi muovere il braccino>>

<<Perché?>>

Shōyō poggiò sul tavolino in vetro dinanzi il divano un piatto colmo di biscotti al cioccolato. Haruiki era seduto sul divano con le sopracciglia aggrottate e le gambe che andavano avanti e dietro velocemente. Shōyō si abbassò sui talloni proprio di fronte il figlio, gli toccò con l'indice la punta del nasino; la promessa che Haruiki aveva fatto a Tobio era durata letteralmente un giorno. <<Perché tu combini sempre tanti guai mio piccolo squaletto. Eppoi hai sentito cosa ti ha detto Tobio l'altro giorno? Devi fare il bravo se vuoi che l'ossicino ritorni come nuovo>>

Haruiki piagnucolò muovendo le gambine avanti e dietro ancora più velocemente, la testa leggermente alzata all'indietro contro lo schienale del divano. <<Ma prude. Ed è caldo. Non lo voglio più, non mi piace più quest'armatura>>

Shōyō gli baciò la fronte cercando in un qualche strano modo, auspicando più che altro in un miracolo dagli dèi, che il figlio cambiasse magicamente idea. <<Dai mio piccolo squaletto, fallo per me. Resisti un pochettino per favore>>

Il campanello di casa suonò e Shōyō inarcò un sopracciglio spostando lo sguardo sul suo orologio da polso per controllare l'ora. Lasciò un altro bacio sulla fronte del figlio, prima di andare a controllare di chi si trattasse e chi si fosse recato a casa sua a quell'ora di sera. Dopotutto era quasi l'ora di cena.
Atsumu possedeva ancora le chiavi di casa, così come le possedeva Tobio. Dalai gli aveva chiesto di rimanere a dormire a casa di Tadashi e Yukino, quindi non poteva essere lui di ritorno dalle lezioni di violino di quel giorno. Che fossero i suoi genitori ad essersi autoinvitati per la cena? Ma non dovevano andare a cena fuori?

Shōyō aprì la porta di casa con un sorriso cordiale in viso, sorriso che si andò a spegnere e a trasformarsi in un cipiglio confuso quando vide Atsumu sulla soglia della porta. Atsumu stava sorridendo nervoso, il nodo della cravatta blu a pois bianchi molto allentato. Shōyō inarcò un sopracciglio adesso visibilmente curioso — quell'idiota aveva perso di nuovo le chiavi di casa? Se le aveva perse di nuovo sarebbe andato a dormire nella cuccia di Noodles per un tempo indefinito. <<Tsumu hai dimenticato->>

<<I DOCUMENTI DELLA CAMPAGNA. HO DIMENTICATO DI DARTI I DOCUMENTI DELLA CAMPAGNA SU QUELLE COSE DI CUI ABBIAMO DISCUSSO OGGI — si schiarì la gola passandosi una mano sul retro della nuca in un gesto nervoso. — Tobio, tuo marito. Hai presente? Il mio migliore amico, la luce delle mie giornate buie e ventose. Sì, proprio lui. Hai presente. È per caso tornato da lavoro? Mi manca così tanto, vorrei tanto salutarlo>> Ma che ca-? Con un flebile cenno della testa Atsumu indicò alle sue spalle, dove Hirohito era impegnato ad osservare la struttura della villetta unifamiliare in cui Shōyō aveva deciso di andare a vivere qualche mese dopo il suo matrimonio con Atsumu.

ʀᴇᴘʟᴀʏ || ᴋᴀɢᴇʜɪɴᴀ, ᴀᴛsᴜʜɪɴᴀDove le storie prendono vita. Scoprilo ora