CHAPTER 15 || #yes, start on monday

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❝Shōyō prese un respiro profondo aggiustandosi la cravatta rossa che aveva deciso di indossare per quella impegnativa giornata di lavoro

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❝Shōyō prese un respiro profondo aggiustandosi la cravatta rossa che aveva deciso di indossare per quella impegnativa giornata di lavoro.
Si schiarì la gola per poi deglutire leggermente a disagio e portarsi un ricciolo aranciato dietro l'orecchio.

Dai Shōyō!!!
O adesso o mai più.

Bussò con le nocche di una mano alla porta dello studio dell'attuale Ministro della cultura e dell'istruzione. Tsukishima Kei.
Shōyō fino a quel momento aveva messo su un team politico di grande importanza: da Kōrai ad Hitoka per poi terminare con suo marito e altri politici minori, l'unico che mancava al suo entourage era proprio quel testone di Tsukishima. Quel dinosauro occhialuto era bravo con la stesura di comunicati stampa e discorsi motivazionali, Shōyō era bravo a creare nella sua testolina idee per aiutare il branco... ma faceva schifo a metterle su carta e inserirle in un discorso di senso compiuto.

<<Avanti — Shōyō prese un altro respiro profondo prima di appoggiare la mano, quella con la fede d'oro all'anulare, sulla maniglia e aprire la porta. Tsukishima si trovava in piedi dinanzi l'enorme finestra che dava sulla città, gli occhiali scivolati sulla punta del naso, alcuni fogli in una mano e l'altra nella tasca anteriore dei suoi pantaloni neri eleganti. Kei alzò lo sguardo verso di lui alzando entrambe le sopracciglia in un'espressione meravigliata per poi scuotere la testa in diversi cenni negativi. — No>>

Shōyō aggrottò leggermente le sopracciglia in un cipiglio infastidito, entrò nell'ufficio di quello stronzo brontolone chiudendosi la porta alle spalle per poi cambiare l'espressione nella più oltraggiata che possedeva nel suo repertorio — persino più oltraggiata di quella che aveva messo su quando aveva litigato con suo padre Kōtarō per la questione: matrimonio con Tobio. <<Non ti ho ancora detto nulla>>

Kei inarcò un sopracciglio. Non aveva certezze ma neppure dubbi: sapeva la motivazione che aveva spinto il figlio del capobranco proprio lì da lui. <<Non sei in corsa per diventare capobranco?>>

<<Sì. Ma->>

<<E non sei qui per chiedermi di entrare a far parte del tuo entourage?>>

Shōyō sbuffò una finta risatina. Era nervoso, ansioso e tutte quelle altre emozioni e sensazioni che si ricollegavano a questa particolare categoria di tumulto interiore. Si schiarì la gola per poi aggiustarsi nuovamente la cravatta che — se Kei non accettava di entrare a far parte del suo entourage — l'avrebbe utilizzata per impiccarsi sotto un albero. Non faceva un po' troppo caldo in quell'ufficio? Non sarebbe stato meglio legato al ramo di un albero? <<No. Assolutamente no. Sono venuto qui per chiederti se- sì insomma, avessi dei- DEI FOGLI PER LA STAMPANTE!!! — che idea del cazzo!!! — Ne hai?>>

Tsukishima annuì con un cenno della testa indicando con la mano e i fogli, l'armadietto grigio posizionato sulla parete alla sua sinistra — si trovava tra la porta del bagno privato e una pianta ornamentale verde... cos'era una pianta di fico? Ed era vera? Shōyō non era bravo a riconoscere le piante, non era bravo neppure a prendersi cura delle piante e per questo aveva solo piante finte nel suo studio. Sulla cima dell'armadietto si trovava una piccola piantina grassa in un vaso bianco e un diffusore elettrico per ambienti.

ʀᴇᴘʟᴀʏ || ᴋᴀɢᴇʜɪɴᴀ, ᴀᴛsᴜʜɪɴᴀDove le storie prendono vita. Scoprilo ora