CHAPTER 12 || #this'll be great

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❝<<Voi due siete proprio due idioti>>

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<<Voi due siete proprio due idioti>>

<<Ha iniziato Hirohito>>

<<Ha iniziato Kageyama affermando di essere un medico. Un fottuto medico. Quando gli avevo esplicitamente detto di affermare con convinzione di essere un politico, minore ma pur sempre un politico. Al resto ci avrei pensato io>>

Shōyō sbuffò sonoramente legando le braccia al petto e gonfiando le guance proprio come un bambino capriccioso e viziato, la schiena schiacciata contro lo schienale del divano sul quale si erano seduti lui e il marito. <<E questo dovrebbe essere un problema? È un fottuto medico, non è mica un fottuto criminale assassino evaso da un manicomio criminale?! — si voltò verso Tobio inarcando un sopracciglio visibilmente insospettito da quell'ultima eventualità. — Non sei un criminale assassino evaso da un manicomio criminale vero?>>

Tobio inarcò a sua volta un sopracciglio visibilmente colpito nell'orgoglio da quella domanda, da quella fottuta mancanza di fiducia. <<Ma sei coglione?>>

Shōyō scrollò una spalla non curante, come se quella fosse stata una domanda semplice sulle condizioni metereologiche previste per quella settimana. Riportò l'attenzione su suo padre indicando il marito al suo fianco con entrambe le mani, un angolo delle labbra alzate in un sorrisetto divertito. <<Chiedevo per mettere in pace l'animo irrequieto di papà. Visto papà? Non è un criminale. È solo un coglione del cazzo>>

Bokuto sospirò sonoramente pizzicandosi la radice del naso con l'indice e il medio di una mano. Stava per avere una crisi isterica, stava per commettere un duplice omicidio.
Erano arrivati a casa di Shōyō e Atsumu da poco più di un'oretta scarsa. Keiji era andato subito in cucina per prepare del tè, forse una bella camomilla, per tutti. Nel mentre aveva preso a raccontare ad Atsumu — che era rimasto impazientemente sveglio ad aspettarli — come si era svolta la cena di gala appena trascorsa, soprattutto come quelli là avessero appreso la notizia.

Un disastro!!!
Ecco com'era andata la cena di gala.
E male!!!
Ecco come quelli là avevano appreso la notizia della futura nomina di Shōyō a capobranco.

Kōtarō prese un respiro profondo, un profondissimo respiro e... sorrise.
Tobio e Shōyō si voltarono a guardarsi spaesati, più che altro preoccupati da quell'improvvisa reazione da parte del capobranco. Entrambi stavano per alzarsi e andare via, rifugiarsi su una montagna del Vietnam a meditare assieme ad un monaca buddista. Ma Kōtarō si sedette in mezzo a loro per poi avvicinarli alla sua figura con un braccio su entrambe le loro spalle.

Erano morti.
Fottutamente morti.

Bokuto spostò uno sguardo nervoso — più che altro ai limiti dell'isteria — prima su suo figlio e poi su quel disgraziato di suo genero. <<Adesso fate fare a me. Sistemo tutto io come ho sempre fatto: con il vostro matrimonio fallimentare, con Dalai e la sua scuola privata, e per tutta la merda che avete sempre creato. Adesso penserò a risolvere anche questa cosa. Ma la prossima volta che farete di testa vostra, io vi giuro sui miei nipoti- — si voltò nuovamente verso il figlio, le sopracciglia leggermente aggrottate a mo' di rimprovero. Shōyō deglutì sonoramente incassando la testa tra le spalle in una piccola ammissione di colpa, perché aveva leggermente esagerato, perché avrebbe dovuto mantenere la calma e non farsi prendere dalle provocazioni di quello stronzo di Hirohito. — -perchè mio figlio non merita più il mio giuramento, che vi lascio in pasto ai leoni a sbrigarvela da soli, inte- ehi piccolo squaletto. Come mai sei ancora sveglio?>>

ʀᴇᴘʟᴀʏ || ᴋᴀɢᴇʜɪɴᴀ, ᴀᴛsᴜʜɪɴᴀDove le storie prendono vita. Scoprilo ora