Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
❝Il giorno dopo che suo padre gli aveva sganciato la bomba, Shōyō era entrato nell'ufficio del suo padrino sul piede di guerra. Lui. Lui e Tobio erano ancora sposati. Ma davvero? Ma che stracazzo...
Tetsurō era seduto alla sua scrivania — la camicia bianca gli metteva in mostra i bicipiti, il nodo alla cravatta rossa era leggermente allentata. Shōyō da bambino aveva avuto una cotta stratosferica per lui, addirittura avrebbe voluto sposarlo. La scrivania era stracolma di scartoffie. Il telefono fisso continuava a suonare. E la segretaria continuava ad andare avanti e dietro per l'ufficio con pile e pile di scartoffie sottobraccio.
Kuroo Tetsurō ricopriva la carica di Primo Ministrointerno nell'amministrazione del regno di Bokuto Kōtarō. E in particolare, il Primo Ministro — che ricopriva in sostanza la carica di Vicepresidente — doveva risolvere le crisi interne. E quella che stava vivendo Shōyō in quel momento era una fottuta crisi interna.
Kuroo non lo aveva neppure guardato perché concentrato a leggere delle scartoffie, a firmare documenti, ad impilare pile su pile e ad affidarle alla sua segretaria. Tutto questo in un loop che sembrava infinito. Shōyō sbuffò rumorosamente dal naso, si sistemò la giacca nera che aveva deciso di indossare quella mattina per poi sedersi sulla sedia libera davanti alla scrivania dell'alpha, accavallò le gambe una sull'altra in attesa che il suo padrino gli riservasse un minimo della sua attenzione.
Dopo che i suoi genitori erano tornati a casa loro, dopo che Tobio era tornato a casa sua e dopo aver accompagnato i bambini a letto: Haruiki era in chiamata con i genitori di Atsumu mentre Dalai era in chiamata con nonno Tōru, lui e Atsumu non avevano fatto altro che litigare furiosamente per tutta la notte. Atsumu continuava ad affermare che la colpa era stata tutta di Shōyō, che Tobio non era mai andato a consegnare le carte del divorzio perché lo amava ancora e che Shōyō lo aveva sempre saputo perché provava anche lui ancora lo stesso, aveva anche avuto il coraggio di dirgli nel modo più serio che avesse mai potuto mettere su... che il loro matrimonio era stata tutta una falsa, addirittura credeva che Haruiki non fosse suo figlio ma di Tobio.
Shōyō lo aveva schiaffeggiato e lo aveva cacciato dalla camera da letto lasciandolo dormire nella camera degli ospiti, trattamento più che giusto considerato che Tobio dormiva sempre sul divano quando lo faceva incazzare. Quella mattina mentre preparava Dalai per la scuola e Haruiki per l'arrivo della babysitter, lui e Atsumu non si erano rivolti la parola neppure per casualità, neppure per scambiarsi il consueto saluto del buongiorno. Haruiki li aveva osservati straniti e con un cipiglio curioso disegnato in viso, mentre Dalai una volta da solo in macchina con il suo papà gli aveva posto domande su domande, chiesto se ci fosse qualcosa che non andasse. Shōyō gli aveva risposto che andava tutto bene mettendo su il sorriso più convincente che fosse riuscito a trovare nel suo repertorio.
Tetsurō non si voltò a guardarlo ma prese a parlare continuando a firmare e visionare scartoffie su scartoffie. <<So già perché sei qui. Non c'è bisogno che tu mi dica nulla. Keiji questa mattina mi ha chiamato per avvertirmi che saresti passato da me per quelpiccolo problemino>>