Certe volte mi chiedo che aspetto abbia.
So solo di avere i capelli rossi, lunghi, e mossi, quasi ricci.
So di stare indossando una tuta che indossano anche tutti gli altri ragazzi d̶i̶v̶e̶r̶s̶i̶ speciali.
È nera, aderente, ed ha delle strisce rosse che delineano le curve del mio corpo.
Non so nient'altro.
Sarei curiosa di sapere di che colore abbia gli occhi.
Saranno azzurri? Nocciola? Verdi? Oppure come
è fatto il mio viso? E le mie labbra? Il mio naso e le sopracciglia come sono?
Sono carina?
Ci sono un sacco di cose che vorrei sapere su di me. Vorrei chiedere a qualcuno di descrivermi, ma è complicato, dato che ho una benda sugli occhi, e quindi gran parte del mio viso è coperta.
Vorrei poter vedermi allo specchio.
Vorrei anche solo vedere il mio riflesso in una pozza d'acqua, oppure in un frammento di vetro.
Ma non posso, non posso farlo.
Perché se ci provo, mi farei del male da sola.
Me l'hanno detto loro.
Mi alzo da terra, afferro la benda, ma non la metto.
Tutte le pareti della stanza sono in pietra, a parte la parete frontale, che è trasparente. Non so di che materiale sia, forse vetro, o qualcosa del genere.
Mi avvicino alla vetrata, e osservo la stanza di fronte a me. C'è un ragazzo, a terra, che disegna con un gesso qualcosa nel muro. Non so cosa sia, è troppo distante per riuscire a vederlo.
Poi mi volto, e osservo i gessetti bianchi che sono a terra dietro di me.
Ne afferro uno, insieme a un pezzo di roccia, e ritorno dalla vetrata.
Sulla sinistra, c'è la porta, e una finestrella quadrata, in cui possono passarmi del cibo, dell'acqua o qualsiasi altra cosa.
Li davanti c'è subito la mia guardia, che se ne sta immobile, con il fucile sulla spalla.
Mi guardo in torno, e poi decido di parlare.
«Conosci il mondo all'esterno?» Chiedo. Mi fa quasi strano parlare con qualcuno senza preoccuparmi di ucciderlo. Insomma, indossa una maschera, non posso vedere il suo volto, e questo è ancor più strano.
Chissà come è il suo viso. Chissà se lui lo sa.
E chissà se lui può dirmi di che colore sono i miei occhi.
Chissà chissà chissà e chissà.
«Sei mai uscito di qui?» Faccio un'altra domanda, perché non capisco se mi stia ignorando, oppure perché non mi ha sentito.
So che non può parlami, e so che non posso farlo nemmeno io.
Ma siamo solo noi due.
Finalmente si volta dalla mia parte.
Mi guarda, ho quasi paura di poterlo vedere prendere fuoco, ma cerco di non pensarci.
È protetto, non lo ucciderai. Mi ripeto.
Posa il suo sguardo sulla mia mano destra, che tiene il gesso e un pezzo di pietra.
Faccio passare la mano dalla finestrella, e dico: «Mi disegni un fiore?» esito per un secondo, e poi aggiungo: «Non ne ho mai visto uno. Ti prego»
Lui scuote la testa, e torna a darmi le spalle.
Sbuffo, e poggio a terra quello che tenevo in mano. Non gli ho mica chiesto di regalarmi dei lingotti d'oro, santo cielo.
Magari lui non conosce i fiori. Magari non ne ha mai visto nemmeno lui uno.
Torno a sedermi a terra, e scarabocchio qualcosa nel muro.
Provo a disegnare come poteva essere il mondo "bellissimo" con le città abitate, le montagne e persino il mare.
Ho sentito varie storie riguardanti l'oceano.
Dicono che una volta c'erano più mari che terra. Che l'acqua era cristallina, e il sole la faceva luccicare. Che si potevano trovare conchiglie, e c'erano animali marini, come i pesci, le meduse, i cavallucci marini, e tanti altri che non ricordo.
Che l'acqua del mare era salata, e se la bevevi tossivi per almeno dieci minuti. Che peccato, mi viene da pensare. Se l'acqua era dolce potevano berla, senza problemi di razioni.
Dicono anche che le persone durante la stagione estiva andavano al mare per nuotare e rinfrescarsi.
Non riesco proprio a crederci che una volta c'era così tanta acqua che le persone potevano farci persino delle immersioni. Adesso è già tanto se piove e se si trova una pozza d'acqua.
La terra è tutta arida.
Chissà come deve essere nuotare. Dovrebbe essere come volare, solo non in aria, giusto?
Sono così curiosa di sapere cosa si prova a galleggiare dentro cosi tanta acqua salata.
Mi alzo da terra, non appena sento l'altoparlante dire il mio nome. Mi metto la benda, la guardia entra, e mi accompagna alla sala principale.
È l'ora di cena.
Camminiamo lungo il corridoio, e dopo un po' chiedo: «Come ti chiami?» Non riesco a trattenermi. Proprio non ce l'ha faccio, è più forte di me.
La curiosità è troppa per potermene stare zitta. Anche se forse, sarebbe maglio.
Lui non risponde, mi tira solo per il braccio, con un po' più di forza del solito. Poi, però, sento una voce nuova: «Non devi parlare con le guardie, Heaven. Hai capito?»
Ho sentito la sua voce.
Ho finalmente sentito la sua voce.
Non mi importa più di tanto che non mi abbia risposto alla domanda, ma per lo meno ha detto qualcosa.
Mi ha parlato.
Mi ha rivolto la parola.
«Se è per questo tu non dovresti rispondermi, guardia.»
Lo sento stringere la presa sul mio braccio, rallenta il passo, lasciando — presumibilmente — passare avanti le altre guardie che accompagnano i ragazzi.
Poi lo sento trascinarmi in un angolo del corridoio, facendomi sbattere la schiena contro la parete. Non ci saranno telecamere, in questo punto.
Io sono bendata, vedo tutto nero.
Vorrei strapparmi la benda di dosso, e farla a pezzi.
Voglio che si tolga la maschera, e vedere di che colore sono i suoi occhi. Voglio che mi possa dire di che colore sono i miei, senza che corra il rischio di morire bruciato.
Voglio un sacco di cose, che però non sono possibili. Posso solo continuare a immaginare, e a fantasticare. Come faccio con il mondo "bellissimo" che una volta esisteva.
Come faccio con i fiori, l'oceano e qualsiasi altra cosa.
«Perché vuoi sapere il mio nome, Heaven?» Sussurra, in modo che nessuno ci senta.
«Sono una guardia, ho un fucile sulle spalle, e almeno una decina di coltelli addosso. Non ti spavento?»
Vorrei mettermi a ridere.
«Ed io? Posso ucciderti con il mio sguardo, non hai paura di me?» Chiedo.
«Voglio solo sapere il tuo nome, non mi sembra chiedere troppo, guardia.»
«Smettila di chiamarmi guardia.»
«Allora dimmi come ti chiami.»
Mi afferra di nuovo per il braccio, con più forza, trascinandomi di nuovo nel corridoio.
Mi fa quasi male. Vorrei dimenarmi, ma so che lui potrebbe usare ancor più forza.
Infondo, lui è la mia guardia. Ed io, sono solo una ragazza "geneticamente modificata" in grado di bruciare le persone con un sguardo, e che vive sottoterra, rinchiusa in una stanza.
Io sono una prigioniera, e lui è la mia guardia.
«Non ho paura di te.» Mormora.
«E dovresti fare un po' meno domande, sai?»
«Perché non ti spavento?» Chiedo. Sono proprio curiosa di saperlo.
«Io posso ucciderti.»
«Andiamo, non faresti del male nemmeno ad una formica, Heaven.» Mi spinge nella sala principale, e prima di chiudermi dentro sussurra: «Puoi toglierla la benda, qui dentro.»
Rimango ferma, immobile.
Come sa che io non farei nemmeno del male ad una formica? E cosa è una formica? È qualcosa del mondo "bellissimo"? Allora lui lo conosce, c'è stato? Se è per questo perché diamine di motivo non ha potuto disegnarmi un fiore?
STAI LEGGENDO
𝑺𝑯𝑨𝑻𝑻𝑬(𝑹𝑬𝑫) -𝒾𝓃𝒻𝑒𝓇𝓃𝑜 𝑒 𝓅𝒶𝓇𝒶𝒹𝒾𝓈𝑜-
Fantascienza🔥🥀PRIMO VOLUME DELLA (RED) SERIES 🥀🔥 [COMPLETA. Pubblicata: 30/4/2024] Una guardia, e una prigioniera. Lui la conosce da anni, e lei non sa chi sia. Se lui tocca qualcuno, lo incendia. E se lei guarda qualcuno, lo brucia. Lui l'inferno, e lei i...
