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H̶e̶l̶l̶ Il figlio del comandante, mi sta trascinando per i corrodi, puntandomi un fucile alla testa. Ed io sono bendata. Bendata e legata.

Mi trascina, perché le gambe non hanno nemmeno più forza di tenermi in piedi.

"Verrà sottoposta ad un processo che le cancellerà gli ultimi ricordi di questi giorni." Mi ha detto Helios. "Lo consideri come un regalo, dato che ha assistito a brutte esperienze, no? Così non ricorderà più che la sua amica l'ha tradita, e non ricorderà il dolore provato nella stanza degli specchi" ha fatto un sorriso, e poi ha aggiunto: "Sarà un procedimento indolore, non si preoccupi. Le verrà svolto domani mattina, quindi, questa notte avrà tempo per riposare" ha sorriso ancora, ancora ancora e ancora. Poi ha guardato H̶e̶l̶l̶ suo figlio, e gli ha ordinato di riportarmi nella mia c̶e̶l̶l̶a̶ stanza.

Perciò eccomi, eccomi che vengo trascinata.
Eccomi che vorrei scoppiare a piangere, a singhiozzare, perché non voglio dimenticare niente di tutto ciò.

Non voglio dimenticare i momenti passati con Hell, nonostante ora abbia scoperto chi è veramente. Non voglio scordare le sue parole, non voglio scordare il suo nome, il suo profumo, la sensazione delle sue mani sul mio corpo, e delle sue labbra sopra le mie. Non voglio scordare il colore dei suoi occhi, il suo aspetto, il suo sguardo, le sue labbra, i suoi capelli ricci color oro, non voglio scordare nulla.

Non voglio scordare lui.

Non voglio scordare nulla, di quello che ho vissuto.
Perché i ricordi, gli unici ricordi che mi sono creata, è tutto ciò che sono io.

Non voglio perdere la memoria un'altra volta.
Non voglio tornare a indossare la benda, e aver paura di toglierla. Non voglio tornare ad essere la persona che ero giusto qualche settimana fa.

Non voglio venir privata dei miei ricordi.
Non voglio scordare i miei amici.
N̶o̶n̶ v̶o̶g̶l̶i̶o̶ s̶c̶o̶r̶d̶a̶r̶e̶ H̶e̶l̶l̶.

Ed ecco,
Ecco che improvvisamente la sua voce mi colpisce al petto, come se fosse una lama affilata, tagliente, come la punta del diamante contro un'altro diamante, o un pezzo di vetro.
«Heaven...» La sua voce è un sussurro quasi impercettibile. Non so come faccia a sentirlo, perché non vorrei nemmeno.
Non parlare. Non dire niente. Sta zitto, non fiatare.
«Heaven... ti prego, ascolt...»

«Non dirmi una parola.»
P̶a̶r̶l̶a̶. P̶a̶r̶l̶a̶ d̶i̶m̶m̶i̶ c̶h̶e̶ n̶o̶n̶ è̶ c̶o̶m̶e̶ s̶e̶m̶b̶r̶a̶. P̶a̶r̶l̶a̶ d̶i̶m̶m̶i̶ c̶h̶e̶ s̶e̶i̶ H̶e̶l̶l̶, l̶l̶ r̶a̶g̶a̶z̶z̶o̶ c̶h̶e̶ m̶i̶ h̶a̶ b̶a̶c̶i̶a̶t̶a̶, i̶l̶ r̶a̶g̶a̶z̶z̶o̶ d̶a̶i̶ c̶a̶p̶e̶l̶l̶i̶ r̶i̶c̶c̶i̶, b̶i̶o̶n̶d̶i̶, c̶o̶n̶ g̶l̶i̶ o̶c̶c̶h̶i̶ s̶m̶e̶r̶a̶l̶d̶o̶, c̶h̶e̶ p̶o̶s̶s̶o̶n̶o̶ d̶i̶v̶e̶n̶t̶a̶r̶e̶ r̶o̶s̶s̶i̶. P̶a̶r̶l̶a̶ d̶i̶m̶m̶i̶ c̶h̶e̶ v̶u̶o̶i̶ p̶a̶s̶s̶a̶r̶e̶ i̶l̶ r̶e̶s̶t̶o̶ d̶e̶l̶l̶a̶ v̶i̶t̶a̶ c̶o̶n̶ m̶e̶. P̶a̶r̶l̶a̶ d̶i̶m̶m̶i̶ c̶h̶e̶ t̶u̶t̶t̶o̶ q̶u̶e̶s̶t̶o̶ è̶ u̶n̶'i̶n̶c̶u̶b̶o̶.
«Dio... tu sei suo figlio! Sei il figlio dell'uomo che ci ha rinchiusi qui dentro, che ci ha resi così, che mi tortura i pochi sopravvissuti rimasti, che sta per fare del male a quei bambini innocenti, che mi ha rinchiuso in una stanza piena di specchi, e che mi farà alti test, e...»

«Calmati. Calmati Heaven, lasciami spiegare»

«Spiegare?» Ripeto con una risata, nonostante stia per scoppiare a piangere da un momento all'altro.
«Spiegare cosa, esattamente? Dio, Hell. Sei suo figlio, sei figlio dell'uomo che ci ha resi così!»

Si ferma di colpo di camminare, e mi tira in un tunnel cieco, - probabilmente - e mi sbatte con forza contro il muro. Così forte che picchio la testa, e devo mordermi il labbro per non mettermi ad urlare dal dolore.

Con la mano strige con forza il colletto della mia tuta, e con l'altra mi tira su la benda dagli occhi.
Potrei morire soffocata, ma non mi importa nemmeno.
Domani mattina perderò i miei ricordi. Perderò l'unica cosa che mi appartiene e che mi tiene in vita.

«Esatto. Esatto cazzo, sono figlio!» La sua voce è quasi un urlo, e io mi ritrovo a tremare, e a pregare di non collassare sul pavimento.
«Sono suo figlio, e guarda come sono! Dio, Heaven... sono un geneticamente modificato come te! Te ne sei resa conto?» Urla urla urla, ed io vorrei scomparire e non esserci più.
«Solo che tu non ricordi nulla, ed invece io ricordo ogni tutto! Ricordo come mio padre mi abbia puntato un fucile alla testa, e abbia ordinato di sottopormi ai vostri stessi test, per farmi diventare così!»

«E allora... allora perché mai tu... perché sei una guardia, allora?» Prendo il respiro, e mi faccio forza per parlare senza balbettare, o scoppiare a piangere.
Ma è più difficile di quanto sembri.
Dio, se è difficile.
«Perché... perché allora hai finto tutto il tempo, solo per poter dare informazioni a tuo padre? Perché hai finto di essere... la persona che mi ama? Perché mi ha baciata, e detto tutto quelle cose, solo perché dovevi raccogliere informazioni?» La mia è un filo di voce, un balbettio quasi impercettibile, un sussurro ancorato a quella perfida speranza.

«Per salvarti la vita, Heaven.» Una pausa, la sua presa diventa più dolce, e le sue mani non sono più sul colletto della mia tuta, ma sul mio viso, che mi accarezzano, ed io io io sto per sciogliermi. Sto per fondermi e liquefarmi.
«E credermi, se ti dico che tutto ciò che è successo non era una finzione. Lo sai, lo sai che lascerei il mondo bruciare per te. Lo sai che ti amo, e che morire pur di salvarti la vita.»

Ed ecco,
Ecco che sono definitivamente sciolta nel pavimento.

«So che non ti fidi delle persone, quindi ti chiedo solo di credermi. Credimi tesoro, perché tu lo sai cosa abbiamo abbiamo passato noi due, in quel piccolo bagno. Credimi, e se non vuoi credere in me, credi nelle parole che ti ho detto. Credi in noi, Heaven.»

Ed ecco,
Ecco che sono diventata gas e sto volando nel cielo, al fianco delle rondini che svolazzano.
Eccomi che sto andando incontro al sole, e lui mi sta guardando male, perché sto brillando quasi più di lui.

Eccomi,
Eccomi che sono di nuovo innamorata di Hell.
Che sono innamorata di lui, come se fosse la prima volta che lo vedo. Come se fosse la prima volta che sento la sua voce, o come la prima volta che vedo i suoi occhi, il suo aspetto, che vedo lui.

«Io... io non capisco... come...» I miei occhi scattano da tutte le parti, cercando di sgarbugliare i fili che sono rimasti ancora annodati, ma senza successo, perché lui mi dice: «Te lo spiegherò. Giuro che te lo spiegherò, ma ora dobbiamo andarcene, tesoro»

«Che cosa? Andarcene? E dove?» Ecco il ritorno delle mille domande, perché davvero non sto capendo più nulla.

«Via di qui. Sulla superficie, lontani da questo maledetto sotterraneo.»

𝑺𝑯𝑨𝑻𝑻𝑬(𝑹𝑬𝑫) -𝒾𝓃𝒻𝑒𝓇𝓃𝑜 𝑒 𝓅𝒶𝓇𝒶𝒹𝒾𝓈𝑜-Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora