13. Vieni a vivere con me

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Ci vollero diversi giorni, prima che Minho si riprendesse del tutto e mi sentii felicissimo di rivederlo nuovamente tra i banchi di scuola.

Senza di lui era stato un supplizio, avevo avuto due attacchi di panico per colpa di quello che i miei compagni mi dicevano ad ogni ora della giornata senza darmi tregua, nemmeno Felix era riuscito a calmarmi e, per l'ansia, avevo finito anche per vomitare.

Naturalmente, Minho era all'oscuro di tutto ciò e doveva rimanere così.

In ogni caso, Yeonjun non mi aveva più fatto nulla da quell'episodio di qualche giorno fa ed ero terrorizzato ad andare in bagno per ritrovarmelo alle spalle all'improvviso, pronto per riprendere da dove si era fermato l'ultima volta.

Ero riuscito a mangiare, seppur poco, almeno però non l'avevo vomitato ed era già un passo avanti. Felix, qualche giorno prima, mi aveva consigliato di consultare una dietologa che mi avrebbe dato una mano e mi avrebbe aiutato a tornare normopeso, nonostante la cosa mi terrorizzasse tantissimo perché non volevo divenire nuovamente grasso come prima.

Avevo iniziato dal giorno precedente a seguirla quasi del tutto, perché non riuscivo ancora ad accettare di avere lo stomaco pieno e non vuoto.

Il sabato mi ero incontrato nuovamente col mio psicologo, andandoci da solo perché allora Minho stava ancora male e non potevo chiedergli un passaggio in quelle condizioni. Gli avevo parlato un po' di come mi sentissi quella settimana; del mio appuntamento con Minho, al ché Namjoon mi fece l'occhiolino ma non ci diedi molto peso; del fatto che mia zia fosse morta all'improvviso scoppiando nuovamente in lacrime mentre lo raccontavo, e che avevo da poco iniziato a seguire una dieta per riprendere peso e lui ne era stato felicissimo, incoraggiandomi al massimo e dicendomi che non dovevo arrendermi, bensì continuare a camminare a testa alta e andare avanti.

Mi aveva aiutato molto sfogarmi un po' con lui e glielo avevo fatto presente. Lui mi aveva sorriso, dicendo che a lui faceva più che piacere aiutarmi.

Ad ogni modo, quel giorno era lunedì, dando nuovamente inizio a un'altra settimana di merda.

Ero stanco morto, la notte prima non avevo di nuovo chiuso occhio perché avevo fatto un incubo, ero così spaventato di sognare di nuovo quello che ero rimasto sveglio tutta la notte. Così mi ero ritrovato a camminare verso scuola con Felix come uno zombie e con delle occhiaie violacee spaventose che avrebbero fatto scappare chiunque a gambe levate appena mi avrebbero guardato in viso.

Appena vidi Minho entrare in aula, il viso nuovamente del suo colore naturale e non più pallido e malatticcio come i giorni scorsi, un sorriso sulle labbra.

«Buongiorno Sungie!»

«Buongiorno...» mi misi una mano davanti alla bocca, sbadigliando.

«Non hai dormito molto, Jisungie?» disse Minho notando la mia stanchezza.

«Ehm, n-non molto...»

Di colpo, entrò il professore di biologia e dovemmo ammutolirci.

Avremmo parlato più tardi, o anche tramite messaggi senza farci beccare, poiché l'avremmo dovuto sopportare per ben due ore a quello lì e diveniva una vera lagna dopo un po' che parlava di cose delle quale non me ne sarebbe mai importato di conoscere, se non per cultura personale.

Dopo una decina di minuti, Minho mi mandò alcune foto di lui assieme ai suoi gatti in chat privata.

Mi spuntò il sorriso sulle labbra.

Minho 🐱

Minho 🐱

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