36. La proposta

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Si sentiva terribilmente nervoso, senza neanche capirne effettivamente il motivo. Sollevò il braccio più volte, facendolo ciondolare lungo il fianco ancora e ancora.

Se qualcuno l'avesse visto per strada avrebbe pensato che fosse un pazzo.

Si decise a bussare alla sua porta, dopo un lasso di tempo indefinito.

Ad aprirgli fu un giovane uomo dai lunghi capelli corvini, che gli ricadevano morbidi sulle spalle, il viso più maturo ed un lieve accenno di baffetti sotto il naso. «A cosa devo questa visita, Min?»

Si massaggiò la nuca, nervoso. «Avrei... ecco, avrei bisogno di chiederti un favore, Hyunjin.»

L'amico sgranò gli occhi, un ghigno sulle labbra. «Interessante.» spalancò la porta facendosi da parte «Forza, imbecille, entra.»

Minho entrò in casa, seguendo il suo migliore amico dapprima in cucina, dove prese del tè, che casualmente aveva già prenotato, con delle tazzine per versarne dentro un po' per ciascuno.

Si spostarono in salotto, buttandosi sul divano della casa di Hyunjin, qualche isolato più distante dalla propria.

«Allora, Minho, cosa mi dovevi chiedere?» chiese il corvino, già bevendo un sorso di tè.

Fece un respiro profondo, cercando di farsi coraggio. In quel genere di cose era un po' imbranato. «Vorrei chiedere a Jisung di sposarmi.»

Per poco a Hyunjin non gli andò di traverso la saliva.

«SUL SERIO?!» urlò Hyunjin.

Minho gli fece cenno col dito di darsi una calmata. «Sisi ma- non urlare. Se Felix ci dovesse sentire sarebbe un-»

Hyunjin fece un gesto con la mano nell'aria come per dirgli di non preoccuparsi. «Nah, tranquillo. Quello ha il sonno pesante peggio di un elefante. Se ci dovesse essere un terremoto non se ne accorgerebbe!» rise.

Minho si sentì più tranquillo.

Hyunjin gli si avvicinò pericolosamente alla sua faccia, ghignando maliziosamente. «Allora vuoi fargli la proposta, eh?»

«Esatto.» disse Minho, cercando di allontanarsi un poco.

«Di cosa hai bisogno, allora?» incrociò le gambe «Sei un tipo talmente sdolcinato che molto probabilmente avrai già pensato a come chiederglielo, no?»

Annuì. «Si, non è quello il problema, infatti.»

Aveva pensato ad ogni minimo dettaglio, dalla location, al locale, alla musica, il cibo da mangiare insieme, al momento preciso in cui si sarebbe inginocchiato ai piedi dell'uomo che amava alla follia.

Stavano insieme da più di 3 anni, ormai. Ne avevano vissute di tutti i colori assieme ed era felicissimo di aver trascorso così tanti anni in sua compagnia. Si erano salvati a vicenda, nel modo migliore in cui una persona può essere salvata.

L'amore.

Quel sentimento così forte li aveva uniti per anni, senza mai farli separare neanche un'istante.

Jisung era guarito dal suo disturbo alimentare, la fobia per il contatto fisico era svanita col tempo e dopo anni si lasciava toccare tranquillamente come prima, aveva imparato a socializzare meglio con gli altri, era così fiero di lui.

Minho, invece, dopo la bellezza di quasi 7 anni dalla morte del fratello, era ufficialmente uscito fuori dalla depressione che lo aveva logorato internamente per anni.

Andava più spesso al cimitero, presentandogli anche Jisung come il suo fidanzato, dicendogli che lo avrebbe amato sin dal primo momento per il suo carattere allegro e gentile. Non era più depresso il giorno del suo compleanno, anzi, al suo 23esimo compleanno aveva deciso di festeggiarlo, scioccando tutti i suoi amici, compresi i suoi genitori e il maggiordomo.

"I'm yours" || MinsungLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora