25. Il processo

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Da quando mi ero svegliato, erano passati alcuni giorni, giorni durante i quali ho avuto serie difficoltà a mangiare, più volte ho avuto attacchi di panico, la nausea, l'impulso di rigettare tutto, e, se non fosse stato per Minho, probabilmente mi sarei sentito... male, tanto male.

Mi imboccava lui, il più delle volte, facendo movimenti buffi per farmi ridere e non farmi pensare che stessi introducendo dentro il mio corpo del veleno. Dopo un mese intero sotto quelle flebo, dovevo riabituare il mio corpo a cibi solidi, sebbene il cibo che offrisse l'ospedale non fosse dei migliori, ma ci si doveva accontentare.

Ero ancora terrorizzato dal tocco di altre persone, soprattutto se estranee e, per qualsiasi cosa, il medico chiedeva a Minho di seguire le sue direttive per cambiarmi le bende, metterci sopra delle creme e altre cose di quel genere. Tremavo un po', quando Minho mi toccava, ma riuscivo a sopportarlo, più o meno.

Per quanto riguardava Felix, ci eravamo scambiati qualche abbraccio, ma non per più di qualche secondo, prima che nella mia mente si figurasse la faccia di mio zio al posto di quella del biondo.

Cercavo di fare del mio meglio, non volevo essere impaurito dal mio migliore amico e da Minho, era l'ultima cosa che avrei mai voluto in vita mia. Man mano che passavano i giorni miglioravo,  almeno con loro due.

Quella mattina, mentre stavo chiacchierando con Minho, due figure a me estranee entrarono dentro la stanza. Il mio corpo si irrigidì, sgranando gli occhi alla vista di quegli uomini sulla soglia della porta. Minho mi prese per mano, per darmi conforto.

Da com'erano vestiti, dedussi fossero due agenti di polizia.

«Buongiorno.» enunciò il poliziotto a sinistra con voce monotona, non particolarmente alto, capelli corvini e una cicatrice che gli segnava la parte sinistra della faccia, partendo dalla parte inferiore della guancia fino al sopracciglio. «Siamo qui per avere alcune informazioni su Kim Minjun da suo nipote Han Jisung.» cantilenò l'uomo, un espressione vuota in faccia, senza manifestare alcuna emozione.

Udendo il nome di zio, il mio corpo reagì di conseguenza ed iniziai a tremare, il respiro affannato. Non andare nel panico davanti a dei perfetti sconosciuti era alquanto difficile, ma dovevo provarci. Li guardai, con la coda dell'occhio.

«Scusatemi,» lo interruppe Minho, alzandosi in piedi per fronteggiare il poliziotto, calando gli occhi per guardarlo dritto negli occhi «ma non lo vede come sta? È ancora troppo scosso per parlarne non potete-»

«È il nostro lavoro, moccioso.» lo fronteggiò apertamente, nonostante la notevole differenza di altezza tra Minho e il poliziotto «Prima finiremo questo caso prima-» mormorò guardando pigramente il plico di documenti che aveva in mano.

«Yoongi, forse il ragazzo ha ragione, non credi?» parlò l'altro agente al suo fianco, molto più giovane, capelli color pesca, labbra carnose, lucide e rosee, un sorriso sincero e premuroso illuminò il suo viso. «Tanto quel bastardo è in una cella provvisoria in centrale, no? Qualche giorno in più là dentro non gli farà male mica.» diede una pacca amichevole al suo collega, ponendo poi l'attenzione poi a Minho e me. «Perdonatelo, ragazzi, è un po' stressato ultimamente.» rise nervosamente.

«Anzi-» si fermò, un telefono vibrò all'interno della sua tasca «Oh, perdonatemi. Rispondo un attimo.» così dicendo poggiò il cellulare all'orecchio «Pronto? Oh, salve buongiorno. Davvero? Direttamente? Ah perfetto, così magari faremo anche prima. Sisi d'accordo, glielo riferisco. Arrivederla.» salutò l'altra parte cordialmente, tornando a noi in seguito.

«Chi era, Jimin?» chiese Yoongi.

«Il giudice.» replicò semplicemente l'altro agente, Jimin. «A quanto pare, in seguito alla denuncia che è stata effettuata circa un mese fa, preferisce passare direttamente al processo vero e proprio davanti a lui, per aggiudicargli la sentenza definitiva dopo aver sentito la testimonianza della vitttima e tutti i vari documenti.» gli occhi gentili di Nomi si posarono sulla mia figura. «Hai un avvocato, Jisung? È fondamentale ai fini del processo.»

"I'm yours" || MinsungDove le storie prendono vita. Scoprilo ora