Il mattino seguente era domenica e Namjoon si svegliò alle nove.
La casa singola del castano era modesta, due camera da letto, un bagno, una cucina open space e una veranda. Era stata la prima cosa che aveva comprato quando il suo primo romanzo diventò best seller a Seoul tre anni fa e poté permettersi finalmente una casa e lasciare quella di sua madre.
Adesso stava lavorando al prossimo romanzo che sarebbe dovuto essere ancora migliore, viste le aspettate alte del pubblico, per questo sentiva molta pressione addosso. Di solito scriveva sempre la domenica mattina presto in veranda per ispirarsi al cinguettio dei passerei e al profumo delle rose, ma stranamente, quel giorno, aveva troppo sonno per svegliarsi prima.
Appena si tirò su e si stiracchiò sentì un piacevole odore di tisana provenire da due stanze più avanti ed entrare dalla fessura della porta. Si alzò per andare in cucina a passi lenti e stanchi e vide Seokjin posare due tazze piene sul tavolo.
«Hyung?» Sbadigliò.
«Buongiorno, Namjoon. Ti ho preparato la tisana alle rose, la tua preferita, per scusarmi per ieri notte.» Seokjin lo accolse con un piccolo sorriso e lo invitò a sedersi con lui, così entrambi poterono sorseggiare la loro tisana.
«È molto buona, non l'avevo mai bevuta.» Disse il maggiore per spezzare quel silenzio piacevole.
«Jin hyung, non ti devi scusare per ieri.»
All'udire quelle parole, Jin sospirò pesantemente. «Grazie.» Disse soltanto.
Namjoon bevve un altro po' della sua bevanda. «Se vuoi puoi fermarti a pranzare qui, oggi, viene anche Hoseok, come ogni domenica.» Mostrò di nuovo le sue adorabili fossette e il maggiore accettò.
Gli racontò quello che era successo il giorno prima con sua moglie, togliendosi così un grande peso dal petto, e, come si aspettava, Namjoon gli consigliò di parlarne ancora con lei e risolvere la questione insieme — c'era qualcosa che non lo convinceva ancora, comunque.
Infatti, i giorni e le settimane seguenti gli studenti a scuola sparlavano ancora del professore Kim, ma non sapevano che lui, in realtà, aveva finalmente risolto e nonostante tutto i bisbiglii e le occhiatacce lo facevano sentire comunque a disagio.
«Non posso mica raccontare tutto ai miei studenti!» Disse a Taehyung durante la ricreazione, il tono di voce leggermente esasperato mentre inseriva i soldi per un caffè nel distributore. «Tipo, sai, sì, mia moglie è andata a letto con un altro ma contro la sua volontà, l'hanno solo costretta e ricattata altrimenti avrebbe perso il lavoro.» Che era esattamente ciò che era accaduto.
Ovviamente, una volta saputa la verità in un fiume di lacrime, Seokjin aveva aiutato Yoojin a superare la sua paura, denunciare l'atto e licenziarsi. Il lavoro l'aveva perso comunque, ma non c'era da preoccuparsi, era tutto okay.
«Prova a farlo indirettamente, che ne so.» Esclamò Taehyung scrollando le spalle.
Prima che Jin continuasse, li interruppe Jungkook che si fiondò — letteralmente — in aula insegnanti calpestando il pavimento come un bambino di tre anni.
«Taehyungie hyung!» Piagnucolò, poi aprì le braccia come per dire che voleva un abbraccio e si fece stringere dal suo hyung preferito.
A Seokjin faceva un po' male vedere lo sguardo innamorato e non ricambiato di Taehyung mentre accarezzava le ciocche del castano.
«Quelli di terza mi hanno fatto un scherzo.» Borbottò sulla spalla del moro che sorrise teneramente. Jungkook ne aveva passate davvero tante, lì dentro.
Durante quei giorni, chi non si vedeva in aula insegnanti, stranamente, era Jimin. E anche Yoongi. Meno sorprendente sarà dirvi che i due passavano la ricreazione insieme nell'aula insegnanti del primo piano, ricavata da una vecchia aula inutilizzata tanto che erano presenti solo alcuni banchi, ma nessuno la sfruttava essendo più lontana e, soprattutto, priva di distributore.
Ogni mattina Yoongi portava a scuola due porzioni di ramen precotto, una per lui e una per Jimin, solo per assicurarsi che il biondo mangiasse.
«Mi stai sul cazzo ma non posso vederti non mangiare.» Aveva ripetuto Yoongi — testuali parole. Così, i due mangiavano insieme seduti sui banchi in religioso silenzio. A volte litigavano, altre si lamentavano. Una volta Yoongi aveva fatto ridere Jimin perché era inciampato accidentalmente su una sedia. Era stata la prima volta che aveva visto il sorriso sincero di Jimin.
Jimin si sentiva molto spesso in colpa nel far spendere quei soldi al maggiore, ma d'altronde non aveva altra scelta perché a casa avrebbe mangiato solo yogurt. Si disse che non se ne stava davvero approfittando se gli avrebbe ripagato tutto in futuro.
«Fanculo!» Quasi urlò Yoongi, coprendosi la bocca con il palmo della mano: l'acqua bollente del ramen gli era appena andata nel naso mentre succhiava i noodles.
Jimin scoppiò a ridere anche questa volta. «Che idiota!»
Yoongi stava per insultarlo, poi si ricordò di quando gli entrò uno spaghetto nel naso e si mise a ridere anche lui.
Assurdo da dire, continuarono a ridere e scambiarsi aneddoti fin quando non suonò la campanella.
Un'ora dopo entrambi avevano terminato la giornata di lavoro e Yoongi accompagnava il biondo a casa in auto.
«Oggi ho messo due al nipote della professoressa Lee, se lo meritava proprio.» Disse Jimin, poggiando la testa sul finestrino.
Dopo un iniziale momento di stupore, Yoongi rispose. «Perché? Non sarai stato troppo cattivo?»
Jimin roteò gli occhi al cielo. «Non devi sempre dubitare di me. Non aveva studiato un bel niente e le uniche risposte che mi ha dato le ha lette dagli appunti aperti sul banco e pensava non me ne sarei accorto. È quello che odio di più, il non essere rispettoso, in questo caso nei confronti dei compagni. Ho fatto finta di niente e poi gli ho messo due.» Nascose un sorriso soddisfatto.
Yoongi non avrebbe potuto ribattere neanche se avesse voluto, perché forse Jimin sarebbe potuto risultare sfacciato ma mai irrispettoso. Aveva ragione, in breve.
«E gli altri? Almeno loro avevano studiato?»
«Così e così.»
Continuarono una normale conversazione, forse la loro prima, sulle loro giornate.
Poi Yoongi parcheggiò, una volta arrivati a destinazione, e si zittirono. Guardò in alto verso la punta del palazzo.
«Ce l'ha l'ascensore?»
Jimin ridacchiò. «Sì, è l'unica cosa che ha, in realtà.»
Calò un silenzio imbarazzante. Insomma, avevano parlato come due persone civili fino a un minuto fa, Jimin non poteva semplicemente sbattere la porta e andarsene e basta, gli sembrava sbagliato.
«Uhm, grazie di tutto, ancora, allora.» Jimin storse le labbra, insicuro sul da farsi.
Quando Yoongi sorrise dolcemente, il biondo sentì una millesima parte del suo cuore sciogliersi — era l'inizio della fine. Agì d'istinto, completamente senza pensarci: si sporse leggermente in avanti per baciargli la guancia.
Il contatto durò davvero poco dato che una volta realizzato, Jimin scappò letteralmente via con le guance a fuoco senza guardarsi indietro.
Yoongi aveva la bocca aperta e a differenza dell'altro non aveva ancora metabolizzato l'accaduto.
Entrambi ci avrebbero pensato la notte al posto di dormire.
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SCHOOL 𐙚 bts
FanfictionLa Wings High School vanta sette giovani e abili professori. ! romance & bromance (ot7) ! friends to lovers & enemies to lovers ! mutual pining ! fluff & angst & eventual smut ! leggete i tag per le ship (se volete spoiler)
