Jimin non ricordava esattamente come e quando era successo. Era tutto un groviglio confuso nella sua testa, e per quanto si sforzasse, non ricordava granché.
Negli ultimi giorni aveva ricominciato con la scuola, i suoi studenti lo odiavano come sempre, i suoi colleghi un po' meno, anche perché non dava più fastidio, non portava più neanche i suoi fogli pieni di calcoli in aula insegnanti, si accucciava sulla spalla di Yoongi e rimaneva così per tutta la sua pausa. Oh, e non litigava più con Taehyung. Era già qualcosa.
Questo perché quando salutò Jungkook in aeroporto, il castano gli disse nell'orecchio — un po' per farlo innervosire — di prendersi cura di Taehyung. Jimin aveva colto lo scherzo nello sua voce, ma l'aveva anche preso un po' sul serio, infatti ogni volta che si chiamavano, Jungkook gli chiedeva di Taehyung.
A salutarlo c'erano anche Seokjin e Taehyung, ovviamente — gli altri erano a lezione, non che Taehyung non ne avesse una a quell'ora, ma l'aveva lasciata a un supplente.
Quando Jungkook e Taehyung si strinsero nell'abbraccio più forte che si fossero mai dati, a tutti pianse un po' il cuore — Saeyoon pianse letteralmente.
Da allora Taehyung non faceva altro che sospirare a ogni passo.
Spesso, dopo pranzo, Jimin andava a trovare Sunjin e Minjoong con sua madre. Si divertivano molto, a volte bevevano qualcosa al bar e poi si lasciavano perché Jimin doveva lavorare e sua madre doveva prendere le medicine.
Qualche sera Yoongi passava a trovarli e alcune di queste sere portava Jimin fuori per un appuntamento.
Proprio una di quelle sere, Yoongi convinse il suo fidanzato ad andare a mangiare sushi in un locale appena aperto, così Jimin salutò sua madre, già nel letto pronta per dormire, e scese le scale dove trovò Yoongi, gli sorrise, lo baciò e lo seguì in auto. Quanto amava quell'auto.
Accesero la radio e si goderono il silenzio confortante, quel silenzio che era mancato quando si conobbero visto che non facevano altro che buttarsi merda addosso a vicenda, in sostanza.
Passarono una bella serata, come tutte le altre, il cibo era ottimo, la compagnia ancora di più. Anche quando Yoongi parlava di poesie, Jimin aveva imparato ad ascoltarlo.
A mezzanotte erano ancora in auto, fermi nel parcheggio del malandato condominio, mentre limonavano sui sedili posteriori. A entrambi piaceva andare lenti — quando sapevano che non potevano fare altro. Yoongi succhiava la lingua di Jimin mentre il biondo, a cavalcioni su di lui, ruotava i fianchi. Okay, forse non stavano andando troppo lenti.
«J-Jiminie, basta così.» Il maggiore dei due si staccò e poggiò la fronte contro quella del suo ragazzo. «La prossima volta andiamo a casa mia.» Lo baciò un'ultima volta a stampo.
«Rimani qui. Vado a prenderti il libro che mi hai prestato.» Disse Jimin, e scese dall'auto, non prima di avergli stampato un altro bacio sulle labbra.
Prese l'ascensore ed aprì la porta di casa il più silenziosamente possibile per non svegliare sua madre. Si allungò verso il tavolo ed afferrò il libro che tra l'altro non aveva neanche letto del tutto. Prima di uscire si avvicinò al letto matrimoniale per sbirciare il viso sereno di sua madre. Quasi sorrise, quasi, ma poi si accorse delle labbra viola e la pelle lattea. Questo si ricordava, poi più nulla. Era rimasto con la bocca aperta a fissarla come se stesse aspettando che un mago potesse riavvolgere il tempo mentre il libro gli era caduto dalle mani da un pezzo. Forse era rimasto così tanto tempo in piedi paralizzato che si era poi stancato e seduto sulla punta del letto, o almeno così ricordava, più o meno. La sensazione della bocca asciutta e delle mani fredde, invece, la sentiva ancora addosso, di tanto in tanto.
L'ultima cosa che si ricordava davvero era che ad un certo punto sentì la porta d'ingresso aprirsi e quel che doveva essere Yoongi avvicinarsi a lui. Non sapeva quanto tempo era rimasto a guardare il corpo morto di sua madre nel loro letto.
Yoongi capì subito. Ma a lui non si seccarono le fauci né si congelò sul posto, certo, pensò Jimin, non era lui quello traumatizzato.
Yoongi toccò così delicatamente la schiena di Jimin che il biondo a malapena se ne accorse e si lasciò trascinare sul pavimento dov'erano entrambi accucciati e Jimin tremava tra le braccia del suo fidanzato, senza piangere.
Gli sarebbe piaciuto pensare a qualcosa, ma vedeva solo nero. O meglio, così ricordava.
Stava bene, in quell'abbraccio, ma non tanto quanto lo sarebbe stato se sua madre stesse respirando accanto a loro in quel maledetto letto. Maledizione.
Doveva pensare a qualcosa, immediatamente.
«Non è vero... non dopo tutto quello che abbiamo attraversato...» Gli uscì in un filo di voce così sottile che nemmeno Yoongi lo sentì.
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SCHOOL 𐙚 bts
FanfikceLa Wings High School vanta sette giovani e abili professori. ! romance & bromance (ot7) ! friends to lovers & enemies to lovers ! mutual pining ! fluff & angst & eventual smut ! leggete i tag per le ship (se volete spoiler)
