DICIANNOVE

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Yoongi sbuffò pesantemente entrando in aula insegnanti e posò i suoi pesanti libri sul tavolo producendo un gran tonfo.
«Huh... e Jimin?» Chiese agli unici due nella stanza, Seokjin e Jungkook. Il minore scrollò le spalle senza prestare davvero attenzione.

Tre giorni dopo il bacio, Jimin non si era presentato a scuola nemmeno uno di questi e non rispondeva ai messaggi e alle chiamate di Yoongi.
Yoongi aveva capito di aver sbagliato, magari a Jimin non era piaciuto come pensava. Tuttavia ne era rimasto deluso, si sarebbe aspettato che il biondo gli avrebbe urlato contro come suo solito, non che l'avrebbe evitato, per questo non si arrendeva ancora nel cercarlo, aveva bisogno di un confronto faccia a faccia.
Accompagnato da un altro sbuffo, si sedette per riscrivere degli appunti, indaffarato come tutti gli altri.

Seokjin sussultò leggermente quando il telefono squillò nella sua tasca. Accettò la chiamata svogliato, ancora intento a leggere qualcosa di importante sul suo computer.
«Cosa?!» Gridò d'un tratto, quando dall'altro capo del telefono gli parlò una voce vacillante.
Yoongi e Jungkook si voltarono di scatto verso di lui, vedendolo allarmato e preoccupato in volto.
«Grazie, arrivo subito.» Disse Seokjin prima di chiudere la chiamata e raccogliere di fretta e furia le sue cose.
«Jin hyung, che succede?»
«Mia moglie è in ospedale, è caduta dalle scale. Devo andare, ti prego avvisa il preside che la classe che avrei avuto all'ultim'ora può uscire prima.» E dicendo così, uscì dall'aula sbattendo la porta alle sue spalle. Se ne fregò della reazione del preside, era troppo spaventato per fregarsene.

Giurò di non aver mai guidato così velocemente, le mani gli sudavano e il petto gli tremava. Arrivato in ospedale, fu semplice chiedere agli infermieri dove fosse sua moglie ed arrivare da lei di corsa.
«Yoojin!» La abbracciò mentre era sdraiata sul lettino. Lei si mise seduta e iniziò istintivamente a piangere quando Seokjin le accarezzò i capelli a mo' di conforto.
La piccola Yieren dormiva rannicchiata su una poltrona lì accanto.
«Cos'è successo? Stai bene?» Jin non le toglieva le mani dal viso, incurvò le sopracciglia nel vedere un livido sullo zigomo e lo accarezzò dolcemente.
«Stavo scendendo le scale dalla stanza di Yieren e la testa ha iniziato improvvisamente a girarmi e sono c-caduta. J-Jin, ho svegliato Yieren ed è stata lei a digitare il numero dell'ambulanza sul mio telefono perché io non riuscivo a muovermi, ho soltanto risposto alla chiamata.» Qualche altra lacrima cadde dai suoi occhi e Seokjin gliele asciugò. Si sentiva così in colpa per aver messo sua figlia in una situazione del genere.
«È tutto okay. L'importante è che stiate bene entrambe.» Seokjin le baciò la fronte sentendosi un po' più sollevato.
«J-Jin, c'è altro, devo dirti una cosa.» Abbassò il capo e prese le mani di suo marito fra le sue mentre lui la incoraggiava ad andare avanti disegnando cerchi immaginari con il pollice sul suo polso.
«I dottori hanno detto che—» Prese un grande respiro, tanto neanche tutta l'aria del mondo l'avrebbe aiutata a pronunciare quelle parole. «Jin, ho p-perso il bambino.» Un forte singhiozzo lacerò tutto il suo petto, altre lacrime caddero sulle mani dei due.
Seokjin rimase immobile e boccheggiava alla ricerca delle parole giuste da dire. «Cosa...» Non c'erano parole giuste da dire. Anche i suoi occhi diventarono lucidi e balbettò qualcosa senza senso, annaspava.
«Mi d-dispiace.» Bisbigliò Yoojin, trattenendo l'ennesimo singhiozzo, invano.
«Non dire così. Non è colpa tua.» Seokjin si sedette sul letto e la abbracciò forte, entrambi si sfogarono l'uno nelle braccia dell'altro.
«Eri soltanto al primo mese. Va bene così. L'importante è che tu stia bene, mh?»
Lo pensava davvero. Certo, aveva il cuore frantumato in centomila pezzi, ma almeno Yoojin era stata fortunata nella caduta, loro figlio forse un po' meno, ma non voleva che sua moglie passasse una vita intera a piangersi addosso; non poteva neanche immaginare quello che stava provando, quindi doveva pensare esclusivamente al suo bene, adesso. Faceva male anche a lui, d'altronde.
«Ci riproviamo, okay?» Con una mano sollevò il viso di Yoojin così che potesse guardarlo negli occhi: erano tutti e due distrutti dentro e fuori, ma almeno erano insieme.
Yoojin annuì col capo e si lasciò abbracciare ancora.

Nel frattempo Yieren si svegliò e si stiracchiò a lungo, data la posizione scomoda in cui si era addormentata. La prima cosa che vide guardandosi attorno furono i suoi genitori abbracciati, entrambi con gli occhi serrati.
Yieren si stropicciò un occhio — indossava dei guanti per difendersi dai "germi dell'ospedale", così le diceva suo padre — e continuò a guardarli senza capire cosa stesse succedendo e senza che loro la notassero.
Sapeva soltanto che sua madre era caduta dalle scale ma adesso stava bene e questo la rendeva felice. Non sapeva, però, che sua madre fosse incinta né tanto meno che aveva appena perso il bambino.

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