Jungkook e Jimin sedevano sul letto uno di fronte all'altro a gambe incrociate con addosso solo un paio di boxer. Non è difficile immaginare cosa avevano appena finito di fare.
«Devi insegnarmi davvero l'inglese, così posso capire cosa dici quando imprechi.» Disse Jimin.
Jungkook ghignò. «Oggi ho detto "porca puttana", for fuck's sake.»
«Fofa..?» Provò a ripetere Jimin, una smorfia interrogativa sul viso.
Il castano sorrise al suo tentativo fallito. «Sei carino.» E lo baciò a stampo. Gli venne naturale e non si rese conto fosse sbagliato perché al di fuori del sesso non si erano mai baciati. Si alzò di scatto per rivestirsi in fretta, era arrossito leggermente, ma Jimin, d'altro canto, non ci aveva neanche fatto caso più di tanto.
Così, il biondo, una volta vestito, si sedette per terminare una presentazione al computer mentre Jungkook lo fissava lavorare, seduto sulla sedia di fronte — non aveva portato i libri per studiare — e più lo fissava e meno riusciva a distinguere l'amicizia dall'amore, o meglio, l'amore per un amico dall'amore per un'anima gemella. Ed era sempre più confuso a causa di due persone nello specifico.
«Cosa c'è?» Chiese Jimin che si sentiva osservato, senza però distogliere lo sguardo dallo schermo, troppo concentrato. Jungkook scrollò le spalle e poggiò il gomito sul tavolo e la guancia sulla mano. «Che fai?»
«Presentazione per la lezione di scienze di domani sui minerali.» Sbuffò.
Jungkook inclinò la testa. «Mio— cioè, il preside non ha ancora trovato un sostituto?»
Il sospiro di Jimin gli fece intuire che aveva ragione.
Casualmente, o forse non troppo casualmente, due giorni dopo Jimin fu chiamato in segreteria dove gli comunicarono che poteva lasciare le sue classi di fisica e scienze e tornare ad insegnare solo matematica dato che a scuola era appena arrivata una nuova giovane professoressa per sostituirlo, Jeongyeon si chiamava, ma a Jimin non interessava, l'importante era essere tornato alla normalità.
Quello stesso giorno, durante la ricreazione, Jimin era come sempre seduto sul banco che succhiava i suoi noodles e dondolava le gambe.
«Sembri di buon umore, oggi.» Azzardò Yoongi, seduto sul banco di fronte e ingoiando un bel boccone.
«Anche tu.»
«Okay, vai prima tu.»
Jimin non riuscì a trattenere un sorriso.
«Non devo più sostituire il professor Kim in fisica e scienze e sono molto più libero, adesso. Non avevo realizzato appieno quante più energie mi togliesse, quindi sì, sono più sereno per questo, almeno per ora.»
A Yoongi faceva sinceramente piacere e ricambiò il sorriso. «Bene, sono contento, così avrai più tempo per te stesso e non dovrò preoccuparmi troppo.»
Jimin arrossì un po' e per nascondersi si riempì la bocca di noodles. «E tu?» Chiese con la bocca piena.
«Oh, io ho finito di leggere un bel libro prima di venire a scuola.» Disse Yoongi dopo aver finito il suo ramen. Si alzò per andare a gettare il contenitore ormai vuoto nella pattumiera, seguito dallo sguardo di Jimin. «L'ho amato, per questo sono di buon umore.»
Il biondo alzò un sopracciglio perché proprio non capiva come un libro potesse avere tale effetto su una persona. «Oh, uhm...» Non sapeva cosa dire, non gli andava di prenderlo per il culo dopo tutto quello che stava facendo per lui. E raramente Jimin sapeva cosa dire quando non doveva prenderlo per il culo.
«Te lo consiglio.» Intervenì Yoongi. «Si chiama Se i gatti scomparissero dal mondo, non proprio il mio genere di scrittura, ma il significato è davvero profondo.»
Jimin si ritrovò ad ascoltarlo e annuire, non gli interessava davvero, soprattutto perché si sentiva stupido a non conoscere certi argomenti, ma non voleva far rimanere male Yoongi, non quando stava parlando così appassionatamente di ciò che gli piaceva.
«Allora un giorno me lo presti.» Disse Jimin. Non lo pensava davvero, per questo quando gli occhi del maggiore si illuminarono lui si sentì un po' in colpa. Il senso di colpa era il suo migliore amico, dopotutto.
Si disse che il bacio che gli diede sulla guancia quando lo accompagnò a casa era un modo per scusarsi indirettamente. Già, solo per quello.
Ma quando varcò la porta del suo appartamento si poggiò un attimo su di essa e la prima cosa che gli venne in mente fu quella di chiamare Jungkook che oggi aveva giornata libera. Non avevano programmato di vedersi, ma Jimin aveva davvero bisogno di non pensare, non poteva davvero star succedendo quello che lui credeva. Non pensare, non pensare, non pensare.
Jungkook, però, non rispondeva al telefono perché si stava dirigendo a casa di Seokjin — il moro aveva chiamato non solo lui, ma anche tutti i suoi amici e colleghi perché, a quanto pare, aveva qualcosa di importante da dire.
Infatti, quando parcheggiò nel viale e suonò il campanello, la porta di casa fu aperta da Seokjin stesso, dietro di lui, Namjoon, Yoongi — trascinato lì controvoglia da Namjoon dato che erano insieme fino a qualche minuto fa —, Hoseok e Taehyung seduti attorno al tavolo a bere caffè — Taehyung aveva da poco finito di lavorare, per questo non era arrivato con il suo migliore amico.
«Eccomi, hyung. Adesso parla.» Jungkook rimase in piedi, troppo emozionato. Gli altri lo salutarlo appena, anche loro troppo curiosi del motivo di quell'incontro, la loro attenzione rivolta esclusivamente al maggiore di tutti.
Seokjin prese un grande respiro, così grande che Namjoon pensò stesse per annunciare una malattia terminale o cose del genere — sperò fino all'ultimo non fosse così.
«Okay, allora, è qualcosa di bello e importante per me, ecco perché ho voluto dirlo a tutti voi per primi, non lo sa neanche mia madre!»
«Ti trasferisci oltreoceano!?» Chiese Hoseok in tono drammatico.
«No! Il fatto è che... mia moglie è incinta, di nuovo.» Mosse gli occhi su tutti i presenti, titubante.
Namjoon e Taehyung si coprirono la bocca sorpresi, Yoongi alzò un sopracciglio, Jungkook sorrise a trentadue denti e Hoseok sputò una risata.
«Sono serio!» Esclamò Seokjin spalancando le braccia. «In realtà è stato un errore, non era nei nostri piani.» Si grattò la nuca in imbarazzo.
Adesso anche Yoongi e Jungkook risero.
«Quante cazzo di volte l'avete fatto?» Ridacchiò.
«Non è importante, Yoongi!» Le sue orecchie diventarono rosse.
A parte il momento di scherzo, tutti i ragazzi si congratularono con lui e gli riservarono parole rassicuranti quando ammise di non essere pronto dato che Yieren aveva bisogno di cure in più e Yoojin aveva appena trovato lavoro come commessa in una pasticceria lì vicino. Nonostante fosse stato tutto così improvviso, non se la sentivano di tagliare tutti in tronco. L'avrebbero chiamata una bellissima sorpresa piuttosto che un errore. Seokjin aveva un buon presentimento.
Tutti uscirono sul viale e continuarono a chiacchierare un po', tranne Yoongi, il quale decise di non intrattenersi di più.
Sulla via di casa, mentre guidava lentamente con una solo mano sul volante a causa della pigrizia, si sorprese nel vedere un volto conosciuto da lontano.
Era Jimin, le mani nelle tasche dei jeans e lo sguardo perso verso il basso. Dato che Jungkook non gli aveva risposto aveva deciso di camminare un po' per schiarirsi le idee, ma forse si era lasciato trasportare perché aveva fatto davvero tanta strada a piedi da casa sua fino a lì, e non si era affatto schiarito le idee, finora. Pensò di cambiare direzione per andare a trovare sua madre, lei sicuramente l'avrebbe aiutato. E invece un auto gli passò accanto e rallentò a passo d'uomo, costeggiando il marciapiede. Jimin capì a chi appartenesse ancor prima che il finestrino si abbassasse per rivelare la chioma scura di Yoongi.
«Passaggio?»
Gli occhi di Jimin si fecero lucidi e accettò.
Non affezionarti, non affezionarti, non affezionarti.
Ma, ormai, si era abituato fin troppo a quell'auto.
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SCHOOL 𐙚 bts
FanfictionLa Wings High School vanta sette giovani e abili professori. ! romance & bromance (ot7) ! friends to lovers & enemies to lovers ! mutual pining ! fluff & angst & eventual smut ! leggete i tag per le ship (se volete spoiler)
