Il blocco dello scrittore non era mai capitato prima d'ora a Namjoon. Aveva scritto centinaia di poesie e pubblicato un romanzo di cinquecento pagine completato in soli tre mesi e adesso era completamente bloccato.
Tutti si aspettavano un nuovo romanzo: cosa avrebbe presentato Kim Namjoon dopo il best seller di tre anni fa e soprattutto perché non era ancora pronto?
Il mondo dell'editoria non era mai sembrato così stressante come lo era in quel periodo per il povero scrittore.
La storia del nuovo libro riguardava il viaggio di un ragazzo, stanco di sentirsi intrappolato nel suo piccolo paese, che decise di girare tutto il mondo, ma durante uno dei suoi viaggi, suo padre morì sotto le calde coperte del suo misero letto nella loro casa isolata e il ragazzo, spiazzato dalla notizia, nonostante non avesse mai avuto un buon rapporto col padre, non sapeva se tornare indietro nel suo paese per prendersi cura di sua madre e così sentirsi imprigionato di nuovo per il resto della sua vita, oppure lasciarsi tutto alle spalle e finire il giro del mondo.
Namjoon non sapeva che finale scrivere; in realtà non sapeva neanche come scrivere il secondo capitolo dato che era fermo al primo.
A dirla tutta, tre anni fa era morto proprio il padre di Namjoon prima ancora che il suo romanzo venisse pubblicato. Suo padre non l'ha mai letto. Namjoon aveva insistito nel fargli una sorpresa e non gli lasciò leggere le bozze, voleva che suo padre fosse il primo a comprare il suo libro, e invece non fu né il primo né l'ultimo. Un infarto lo colpì durante il sonno e lo portò via dalla sua famiglia. Ancora oggi Namjoon si chiedeva se in quel momento stesse sognando e il suo sogno era stato improvvisamente interrotto, o se fosse stato avvisato proprio attraverso il sogno, e soprattutto, si chiedeva se e cosa avesse pensato prima di esalare l'ultimo respiro.
D'altronde, seppur suo padre insegnasse nella facoltà di matematica dell'università di Seoul, fu proprio lui a trasmettere la passione per la letteratura a suo figlio.
Molto spesso, da quando Namjoon aveva sei anni, si sedevano sulla poltrona accanto al lume e leggevano insieme in silenzio, e scorpacciarono così la metà dei cinquecento libri che avevano in casa.
Suo padre sarebbe stato molto orgoglioso della persona che è diventata oggi.
Namjoon accartocciò e gettò un altro foglio di carta nel cestino e contemporaneamente accese la lampadina sulla scrivania.
Sbuffando, decise che era arrivato il momento di chiedere aiuto a qualcuno.
Prese il telefono e compose un numero.
«Yoongi? Sei libero?»
«Risponde la segreteria telefonica—»
A quell'ora Yoongi era impegnato in ben altro, probabilmente si stava per mettere nei guai.
Infatti, essendo passata un'altra settimana senza vedere Jimin, Yoongi decise di fargli una sorpresa.
Il biondino, col respiro affannato dopo aver salito le scale fino al secondo piano dell'ospedale, spalancò la porta della stanza riservata solo a sua madre.
«Mamma, ho trovato il tuo sapone—»
Bloccò all'istante le parole e il suo frugare nello zaino quando entrò nella camera e vide sua madre ridere con gusto alla battuta della persona seduta su uno sgabello accanto a lei.
«Yoongi?! Che diavolo ci fai qui?» Poggiò violentemente il suo zaino sul pavimento per dargli solo un assaggio di quanto fosse arrabbiato.
Yoongi si alzò ancora sorridendo, completamente ignorando la sua mossa, ma la donna seduta sul lettino parlò per prima. «Oh, Jiminie, non mi avevi mai parlato di Yoongi fino ad ora! È stato molto gentile a venire qui, non è vero?» Quando sorrideva i suoi occhi si chiudevano in due mezzelune proprio come quelli di Jimin.
Sua madre era ancora giovanissima — aveva avuto Jimin a diciotto anni —, i capelli biondi le arrivavano appena sulle spalle — in realtà erano solo una parrucca ma si notava poco.
«Gentile un corno, mamma. Adesso tu vieni fuori con me e mi stai a sentire.» Disse con sguardo minaccioso, e senza neanche aspettare il diretto interessato, si diresse nel cortile posteriore dell'ospedale.
«Non essere troppo scortese!» Gli gridò dietro sua madre.
Ma Jimin aveva già chiuso la porta antincendio alle sue spalle, sempre con prepotenza, e Yoongi poco dopo la aprì di nuovo e si ritrovò faccia a faccia con lui.
Il minore si poggiò con la schiena al muro e accese prima una sigaretta visto che lì non c'era nessuno ed erano all'aperto.
«Quanto spendi in sigarette all'anno?»
«Compro solo un pacchetto al mese, e comunque fatti i cazzi tuoi, i soldi sono i miei.» Gli soffiò il fumo in faccia e Yoongi sbuffò aspramente.
«Passiamo a noi. Come cazzo ti sei permesso?» Il biondo digrignò i denti ed aspirò di nuovo del fumo.
«Mi sembrava l'unico modo per incontrarti, questo. È l'unica giustificazione che posso darti.» Yoongi incrociò le braccia al petto e posò tutto il suo peso su una gamba.
«Beh, è già tanto che io ti abbia raccontato di mia madre. Lo sai cos'è lo spazio personale? Stai forzando tutto.»
«Io? Io sto forzando tutto? Si chiama importarsene qualcosa e sforzarsi piuttosto per far funzionare le cose, io almeno ci sto provando.» Sputò Yoongi, questa volta anche lui arrabbiato.
Jimin inclinò la testa ed espirò fumo dalle narici. «Far funzionare cosa, precisamente?»
Non si capiva bene se il suo sopracciglio alzato fosse un atteggiamento di sfida o se non avesse genuinamente capito di cosa l'altro stesse parlando.
«Sei serio? Che hai, quindici anni?» Il maggiore spalancò le braccia, incredulo. Vedeva forse quello che non c'era?
Invece di rispondere, Jimin finì la sigaretta e la pestò sotto la scarpa.
«Tutti i messaggi che ci siamo scambiati, allora? Il b-bacio? Non prendermi per il culo.» Continuò il maggiore.
«Tu non prendere per il culo me!» Sbottò l'altro. «Ti avevo chiesto di smettere di crederti l'unico e il migliore esistente al mondo in modo che questa cosa funzionasse e invece hai fatto di nuovo di testa tua! Mia madre può anche trovarti simpatico, ma non avevi alcun diritto di presentarti qua dal nulla come se— come se fosse facile per me!» Blaterava e blaterava ancora mentre Yoongi si divertiva a vederlo tutto rosso per la rabbia e decise di non continuare a discutere.
«Allora vediamoci fuori dall'ospedale. Torna a scuola.»
Jimin deglutì a vuoto.
«Non pensavo di aver esagerato, mi dispiace, okay? Ma non scordarti tutte queste volte in cui sto ammettendo la mia colpa.» Storse le labbra perché ancora una volta era passato lui dalla parte del torto solo perché Jimin gli piaceva e pensava — sperava — di piacere a lui.
Il biondo chiuse gli occhi un momento e si massaggiò le tempie. «Se litighiamo un'altra volta così, non ci provo più, sappilo.»
Jimin era spaventato perché sapeva che si stava cacciando in qualcosa di più grande di lui che non sarebbe stato in grado di gestire e stava cedendo alla gentilezza di Yoongi fin troppe volte. Aveva già troppo di cui occuparsi e una persona in più non era proprio una bella idea. Quello che l'aveva convinto a fare un altro tentativo era stata proprio l'immagine impressa nella sua mente del viso raggiante di sua madre mentre parlava con Yoongi.
Il maggiore sorrise e si sporse in avanti così inaspettatamente che Jimin non poté sfuggire al bacio, piccolo dolce bacio a stampo che gli lasciò sulle labbra.
«Salutami tua madre.»
«Non torni dentro?»
Scosse la testa. «Ho visto che mi ha chiamato Namjoon, avrà bisogno di qualcosa.»
Jimin incrociò le braccia al petto e si fece ancora più piccolo contro il muro, imbronciato.
«Che c'è, fai già il geloso?» Yoongi si avvicinò con un sorriso beffardo sulle labbra. Neanche quando Jimin lo spinse giocosamente dal petto riuscì ad allontanarsi abbastanza per non strappargli un altro bacio, poi camminò all'indietro verso l'uscita secondaria per non perdere di vista il minore. «Non ti ci abituare troppo!» Gli urlò Jimin, trattenendo un sorriso.
Quando fu fuori dal suo campo visivo, Jimin tornò dentro. Sua madre stava annaffiando la piantina sul suo comodino quando sentì la porta aprirsi e si voltò verso di lui.
«Allora? Non sei stato troppo cattivo, vero? Yoongi è stato molto gentile con me.» Si sedette a gambe incrociate sul letto e Jimin la imitò.
«Sai quanto io odi quando gli altri ficcano il naso nei miei affari. E poi non siamo amici da tanto, lui è uno di quelli con cui litigavo di più.»
Diciamo che aveva sempre omesso alla madre la parte in cui Yoongi gli comprava il pranzo e lo accompagnava a casa perché era sicuro non sarebbe durato molto e non voleva alimentare le sue speranze per poi lasciarla di nuovo a mani vuote sapendo quanto lei fosse felice ogniqualvolta le parlasse di un amico.
«Non era Taehyung, quello?»
«Anche.» Ridacchiò.
«Beh, ma adesso siete amici, no? Non l'hai cacciato, vero? Perché non gli dai una possibilità?» La donna si avvicinò a lui per accarezzargli il viso.
«Perché l'ho già fatto altre volte, con lui e con altri, e questo è il risultato.» Rispose il biondo, freddo, indicando se stesso. Sua madre cercava un contatto visivo, ma lui non glielo concedeva.
«Beh, ormai mi conosce. E poi li hai sentiti anche tu i dottori, adesso le probabilità che io possa collassare di nuovo e più frequentemente sono aumentate, e magari la prossima volta che accade lui può—»
Senza neanche lasciarla finire di parlare, Jimin si alzò di scatto ed andò a cercare il suo zaino.
«La prossima volta niente. Non ci sarà una prossima volta. Io e lui abbiamo chiarito, tutto qua, stai tranquilla. Ma continuerò a gestire tutto da solo, nulla che io non abbia già fatto.»
Raccolse finalmente lo zaino caduto a terra e scavò a fondo fino a quando non estrasse una bottiglietta di sapone.
Sua madre sospirò. Anche lei da giovane era tale e quale a suo figlio, ma non voleva lasciarlo da solo come prima a poi sarebbe successo.
«Ora, ecco, ho trovato il tuo sapone preferito, ero venuto qui per questo.»
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SCHOOL 𐙚 bts
Fiksi PenggemarLa Wings High School vanta sette giovani e abili professori. ! romance & bromance (ot7) ! friends to lovers & enemies to lovers ! mutual pining ! fluff & angst & eventual smut ! leggete i tag per le ship (se volete spoiler)
