La verità è che Taehyung non riusciva a smettere di pensare a Yoongi e Jimin e se avrebbe dovuto dirlo o meno a Jungkook. Aveva promesso che avrebbe mantenuto il segreto, ma se Jimin se la stava facendo con entrambi?
Taehyung ne aveva parlato con Seokjin, gli aveva detto anche della notte da ubriachi con Jungkook e il maggiore era ancora convinto che avrebbe dovuto sopprimere tutti i suoi sentimenti, e se avesse detto a Jungkook di Jimin sarebbe sembrato geloso e cose così.
Ma Taehyung si diceva che infondo aveva già rovinato tutto. Non proprio tutto, ma i guai li aveva combinati, uno in più non faceva la differenza.
Lasciò i calzini puliti che stava piegando sul letto e si diresse in soggiorno.
«Koo, che fai?» Si aspettava di trovarlo a studiare o a leggere, e invece era solo seduto scomposto sulla sedia, il mento poggiato sul ginocchio, mentre usava il telefono. Rivolse lo sguardo al suo amico quando lo sentì entrare nella stanza. «Nulla.» Rispose.
«Senti, devo dirti una cosa.» Taehyung sospirò a pieni polmoni.
Jungkook si mostrò tranquillo ma in realtà era appena entrato in panico. Cosa poteva mai dirgli così seriamente all'improvviso? Riguardava quello che era successo tra di loro l'altra notte? Era spaventato alla sola idea.
«Okay, sappi che infondo mi dispiace.»
Jungkook lo incoraggiò ad andare avanti con lo sguardo, adesso più confuso.
«Jimin se la fa con Yoongi.» Dopo aver sganciato la bomba, Taehyung serrò le labbra fra di loro. Ma l'altro non reagì affatto, quindi lui continuò. «Non so se stanno insieme, non credo, ma li ho visti baciarsi. Con la lingua.»
A quel punto Jungkook scoppiò a ridere di gusto. Si alzò dalla sedia e, continuando a ridere, posò una mano sulla spalla di Taehyung.
«Hyung, lo sapevo già.»
Taehyung sgranò gli occhi. «E a te va bene?»
«Perché non dovrebbe?» Sorrideva ancora.
«Io... ecco, io pensavo ti piacesse Jimin.»
Jungkook ridacchiò di nuovo. «Anche io lo pensavo, ma non è così. Mi ha detto tutto, lo sai che siamo comunque amici, non facciamo più nulla da quando ha capito che gli piace Yoongi.»
«Gli piace Yoongi?»
«Sì, è un umano, lui, sai.»
«Okay.» Taehyung si grattò il retro della nuca. «Wow, che figura di merda, Taehyung, ottimo, già.» Si voltò per tornare in camera sua, troppo imbarazzato. Come sempre il problema era che non smetteva mai di pensare troppo. E pensava, pensava, pensava—
«Hyung.» Lo richiamò Jungkook. «Ti va una partita a Monopoly?»
In effetti sì, si poteva dire che a Jimin piacesse Yoongi e viceversa, ormai, ma in quel momento, mentre era seduto in cucina a risolvere delle equazioni con il volto corrucciato, era arrabbiato con Yoongi, che invece sedeva a gambe incrociate sul letto, qualche metro più in là, i primi bottoni della camicia della divisa sbottonati, mentre osservava il minore per metterlo in soggezione, sapendo che non riusciva a concentrarsi su qualunque cosa stesse facendo.
«Andiamo, Jimin, basta, la scuola sta per finire.»
«Ho detto che devi chiudere la bocca.»
Qualsiasi parola uscisse dalle labbra di Yoongi veniva contestata dall'altro. Yoongi non avrebbe mai dovuto parlare di Bacone e Cartesio a Jimin, e invece l'aveva fatto e il biondo si era spazientito e aveva chiamato tutte quelle delle puttanate di cui a lui non fregava niente e che lo distraevano soltanto. Yoongi se l'era presa, ma non voleva dimostrarglielo.
«Allora me ne vado.»
«Fai bene. Come vedi questi calcoli non li possono fare né Bocone né Caresio.» Alzò i suoi fogli a mezz'aria, innervosito.
«Si chiamano Bacone e Cartesio. E sì che li possono fare. Chi pensi abbia inventato il piano cartesiano? La maggior parte dei matematici era—»
«Non me ne frega un cazzo.»
«Mi fai finire di parlare?»
«No.»
«Di cosa dovrei parlarti ogni giorno se non delle cose che mi appassionano? Sentiamo.» Incrociò le braccia al petto a mo' di rimprovero.
«Infatti devi solo tacere.» E tornò a concentrarsi sui suoi appunti.
«Fanculo.» Sussurrò Yoongi e, avventatamente, si alzò per recuperare la sua giacca e le sue scarpe.
Jimin finse di non esserne interessato, ma quando vide il maggiore fare sul serio ed avvicinarsi alla porta, sbuffò pesantemente. «Aspetta.» Chiuse il libro in un gran tonfo.
Yoongi si bloccò — era proprio la reazione che voleva ottenere con quella sceneggiata. Poi sospirò. «Non devi fermarmi soltanto perché ti senti in dovere di farlo, ma perché deve dispiacerti davvero.» Camminò verso Jimin, adesso erano in piedi l'uno di fronte all'altro, e ne approfittò per accarezzargli gli zigomi.
«Ed è così. A volte mi dimentico che hai deciso di rimanere al mio fianco e non faccio altro che allontanarti. È che non sono abituato.» Jimin gonfiò le guance. Odiava ammettere ad alta voce i suoi pensieri, ma aveva promesso a se stesso, a Yoongi e a sua madre — a loro insaputa — che sarebbe migliorato e avrebbe vissuto tutto con più serenità, lasciandosi andare e accettando pregi e difetti delle persone accanto a lui, magari perdonandole, o almeno voleva provarci dato che non era ancora convinto che una vita del genere facesse al caso suo dopo tutti i tradimenti subiti.
«Ma sono serio quando ti dico che non mi interessa niente dei tuoi filosofi.» Aggiunse Jimin.
«Io scommetto che un giorno ti interesserà.» Gli baciò la fronte.
Nello stesso momento qualcuno suonò al campanello.
Jimin si liberò dalle braccia di Yoongi ed andò ad aprire la porta. Si accovacciò davanti alla piccola bambina di fronte a sé. «Ciao, Sunjin.»
«Jimin oppa.» Piagnucolò lei. «Mamma non è più tornata a casa.»
L'espressione di Jimin si fece preoccupata e la lasciò entrare nell'appartamento.
«Da quando non c'è?» Le prese le manine fra le sue.
«Non lo so. Tanti giorni. Adesso è finito il cibo, ecco perché sono venuta da te. Ho mangiato una mela al giorno, ma sono finite.» Si stropicciò gli occhi. «Lui chi è? Non è lo stesso che c'era l'altra volta, quello con il braccio disegnato.» Indicò alle spalle di Jimin dove Yoongi li guardava più confuso che mai, ma accennò a un saluto con la mano.
«Non importa, è un mio amico. Tua madre ti ha detto dove sarebbe andata l'ultima volta uscita di casa?» Chiese Jimin con tono dolce.
«Uhm, era di sera, credo. Mi ha detto che andava a lavoro e poi a trovare papà. Sembrava contenta.» Si dondolò sui talloni. «Oppa, posso andare in bagno?»
Jimin annuì, le aprì la porta del bagno e la richiuse poggiandosi con la schiena su di essa. Adesso che era con lui, Sunjin sembrava più tranquilla, ma Jimin non lo era affatto.
«A che si riferiva quando ha parlato di un tuo amico col braccio tatuato?» Yoongi si avvicinò al minore, le braccia conserte e un sopracciglio alzato.
«Non è importante adesso. Dobbiamo trovare la madre di Sunjin.» Sussurrò il biondo. «Suo marito è pericoloso, per questo abita qui con sua figlia da un bel po' di anni. Lui ha violentato e picchiato entrambe e loro hanno trovato il coraggio di fuggire. Questa situazione non me la racconta giusta, penso che che la madre di Sunjin sia caduta in una trappola, sono preoccupato.»
Yoongi sospirò. «Ne riparleremo. E basta chiamare la polizia.»
«Se chiamo la polizia si prenderanno Sunjin!» Cercò di tenere il tono di voce il più basso possibile, ma era agitato e i suoi occhi lo tradivano.
«Beh, bene così, magari la affidano a qualcuno di più... affidabile.»
Jimin si allontanò dalla porta e puntò un dito contro il maggiore fino a farlo indietreggiare con le spalle al muro.
«Non lascerò Sunjin da sola nelle mani di bastardi sconosciuti. Tu non sai cosa significa vivere qui e quello che tutti hanno passato per non avere altra scelta se non abitare in questo schifo. Sunjin ha bisogno dell'affetto di chi le è vicino, non degli sbirri. La terrò io con me mentre... mentre cerco sua madre, sì.»
«Davvero?» Come al solito, Yoongi non era rimasto intimidito dallo sguardo tagliente dell'altro. «E come la cercherai? Con quali mezzi e quale tempo? E la bambina dove sarà mentre tu sarai a lavoro?»
«Beh, la manderò all'asilo.»
«Giusto, e con quali soldi?»
A Jimin si formò un nodo in gola. Non poteva permettersi altre spese, quella era la realtà, non poteva essere l'eroe di Sunjin.
La bambina uscì dal bagno e raggiunse i due in cucina stringendosi alle gambe di Jimin.
«Vado via. Chiamami.» Disse soltanto Yoongi, afferrando le sue cose dal tavolo per la seconda volta quel giorno. La sua serietà spaventò un po' Sunjin.
Jimin non gli rispose e lo osservò aprire la porta d'ingresso, rivolgergli un ultimo sguardo indecifrabile e poi andare via.
Jimin si mise letteralmente le mani nei capelli.
«Vieni, Sunjin, ti do da mangiare. Tua madre tornerà a casa, promesso. Per il momento starai con me.»
Ma Jimin aveva bisogno della sua, di madre, lì con lui.
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SCHOOL 𐙚 bts
FanfictionLa Wings High School vanta sette giovani e abili professori. ! romance & bromance (ot7) ! friends to lovers & enemies to lovers ! mutual pining ! fluff & angst & eventual smut ! leggete i tag per le ship (se volete spoiler)
