Era da un bel po' che Namjoon non si trovava davanti a tutta quella gente. Tre anni, per l'esattezza. Eppure, la persona che più avrebbe voluto riconoscere tra quei volti non c'era perché non poteva esserci.
La viglia di Natale gli sembrò la data più perfetta per pubblicare finalmente il suo nuovo libro. E adesso era lì, dietro una scrivania in una libreria di Seoul mentre centinaia di persone erano sedute di fronte a lui per ascoltare la presentazione del libro e, perché no, far firmare la loro copia dall'autore in persona.
Dire che era emozionato di vedere in prima fila i suoi amici e la sua famiglia sarebbe un eufemismo. C'erano Yoongi e Jimin che avevano le loro dita intrecciate in bella vista, c'era Taehyung accanto a Seokjin, sua moglie e sua figlia che aveva promesso di fare la brava, c'era Hoseok, il suo migliore amico, e c'era anche la sorella di Hoseok, la quale gli aveva confessato della sua relazione con Namjoon — non serve dire che Hobi pianse dalla felicità. E poi c'era sua madre, più giovane e splendente che mai, ma non era da sola, perché c'era anche suo padre, anche se non occupava nessun posto.
Namjoon colpì il microfono un paio di volte per attirare l'attenzione del pubblico prima di parlare.
«Buonasera, grazie per essere qui nonostante sia un giorno festivo tanto speciale quanto scomodo. Oggi sarà ancora più speciale dato che finalmente posso parlarvi del mio nuovo libro. Si intitola Da nessuna parte perché il protagonista viaggia per il mondo ma non arriva da nessuna parte. Non preoccupatevi, non è uno spoiler, viene chiarito già dalla prima pagina. Ed è da nessuna parte che vanno i morti. Il padre del protagonista è morto, così come il mio — forse in pochi lo sanno. È questo che mi ha spinto a scrivere, nonostante le difficoltà: dov'è mio padre e perché non è qui con me? Mi piace pensare che il fatto che non sia da nessuna parte vuole anche dire che lui è ovunque. È nel mio sguardo, in quello di mia madre, è nel soggiorno di casa e nel suo studio, è nei sui cibi preferiti e in quelli che odia, è in cielo e in terra, non è magnifico? Quando non sei nulla, puoi essere tutto. Dedico questo libro a mio padre, a mia madre, a me stesso e tutti coloro che hanno subito la perdita di qualcuno a sé caro.»
Jimin strinse più forte la mano di Yoongi a quelle parole. Lui lo conosceva meglio di tutti, quel dolore, e stava imparando a conviverci. Una parte di sé non voleva conviverci perché ciò implicava che avrebbe dovuto accettare la scomparsa di sua madre ma come poteva? Jimin non era molto fiducioso e non stava proprio bene — non aveva ancora ripreso a lavorare —, ma per fortuna aveva qualcuno che lo amava al suo fianco e lo sgridava quando faceva lo stronzo o lo baciava quando faceva il bambino. Jimin stava imparando a convivere con il dolore e con l'amore.
Namjoon continuò a parlare, o meglio, leggere spezzoni di qualche capitolo, giusto per incuriosire e toccare il pubblico e qualcuno applaudiva emozionato. Era piacevole ascoltare la sua voce calda e calma.
A Namjoon, banalmente, piaceva la sua passione, perché tale era, non voleva chiamarlo "lavoro" poiché ciò avrebbe sottinteso che fosse qualcosa di obbligatorio e stressante per lui, ma non lo era affatto — non considerando i momenti di blocco, certo.
Dopo un paio ore, quando il cielo fuori si oscurò, Namjoon stava felicemente firmando i libri delle persone in fila davanti a lui mentre sua madre, la sua fidanzata e Hoseok erano alle sue spalle che sorridevano tanto quanto lui per mostrare il loro supporto e orgoglio.
Il resto delle persone che non era in fila chiacchierava, ancora sedute o in piedi, creando un brusio non troppo fastidioso.
«Ha fatto proprio un ottimo lavoro, ma non so se mi piacerà quanto il suo primo, quello l'ho amato. Sono curiosa.» Disse Yoojin, accarezzando la testa di sua figlia in braccio a lei, addormentata sulla sua spalla. I colleghi di suo marito, disposti tutti in cerchio, annuirono in approvazione.
«Scusate.» La voce di Namjoon rimbombò di nuovo nelle casse proprio quando tutti pensavano che non avesse più nulla da dire. «Ho dimenticato una cosa importantissima. Il ringraziamento più grande di tutti lo devo a Min Yoongi, che mi ha aiutato nella stesura e nell'arrangiamento di qualche frase.» La folla applaudì e Yoongi sgranò gli occhi ed arrossì lievemente — non era abituato a tutta quell'attenzione. Jimin sorrise innamorato e lo accompagnò verso Namjoon per spingerli ad abbracciarsi.
«E poi a Jung Hoseok e Kim Seokjin, che hanno ascoltato ogni mio dubbio riguardo la trama e mi hanno dato consigli come veri amici.» Si avvicinarono anche loro e un fotografo scattò una foto di gruppo.
Per ultimo, quando Namjoon poté raggiungere i suoi amici lontano da fan e giornalisti, Namjoon abbracciò Jimin, con il quale si capiva senza dover aggiungere neanche una parola. Tante cose erano cambiate.
«Professor Kim, la prego, ci dica se questo libro avrà un sequel.» Scherzò Seokjin, imitando una voce seria che non gli si addiceva.
«Non l'hai neanche ancora letto.» Alzò gli occhi al cielo Yoongi.
«Beh, forse dopo il matrimonio...»
«Matrimonio?»
Namjoon abbassò lo sguardo, imbarazzato.
«Hobi hyung, non svenire.» Disse Taehyung.
«Tranquilli, non succederà presto! Ma ci stiamo pensando.» Aggiunse Namjoon, senza mai smettere di mostrare le sue fossette a causa del suo suo grande sorriso.
Tra la confusione, nessuno si accorse che un ragazzo entrò in libreria sbattendo la porta, affannato e confuso — come al solito.
«Hyung!» Chiamò nessuno in particolare.
Soltanto Taehyung si voltò di scatto all'udire quella voce, la sua preferita, e in un batter d'occhio eccolo che camminava a grandi falcate verso Jungkook finché non si abbracciarono facendo scontrare i loro petti.
«Cosa ci fai qui? Non mi avevi detto che saresti tornato.»
Jungkook gli accarezzò i capelli, ancora stretto tra le sue braccia. «Beh, sorpresa!»
Jungkook faceva schifo a nascondere segreti, le sorprese con lui non riuscivano mai, per questo fu ancora più speciale per Taehyung stringerlo in quel momento, perché per lui ci era riuscito.
Tutti i loro amici si avvicinarono a loro, sorpresi tanto quanto Taehyung, e i due migliori amici — o qualunque cosa fossero — furono costretti a separarsi e Jungkook si fece scompigliare i capelli dai suoi hyung.
«Jungkook? In America ti hanno dato il permesso per tornare a Natale? Aspetta, in America esiste il Natale?»
«Ciao anche a te, Hobi hyung.» Sorrise Jungkook. Un secondo piercing al labbro si era aggiunto alla sua collezione.
«Namjoon hyung, mi dispiace, sarei voluto davvero esserci per la presentazione ma il volo ha fatto ritardo. Spero tu abbia tenuto una copia da parte per me.» I due si sorrisero. «E adesso, se non vi dispiace...» Fece un cenno con lo sguardo, così gli altri ripresero a parlare tra di loro mentre Jungkook tirò Jimin per la camicia e lo abbracciò — il biondo aveva aspettato impazientemente il ritorno del suo amico e un suo abbraccio, dato che era l'unico che sapeva della sorpresa.
«Mi dispiace non poter esserci stato.» Gli sussurrò Jungkook nell'orecchio.
«Ma tu ci sei stato.»
La risata cristallina di Yoongi interruppe i due ed attirò l'attenzione su Taehyung che cercava di nascondere la sua espressione gelosa, fallendo. Anche Jungkook rise e poi gli baciò una guancia.
Si intrattennero in chiacchiere fino a un'ora più tardi quando arrivò l'orario di chiusura della libreria.
Namjoon salutò e ringraziò cordialmente ogni persona che usciva dalla porta, tra cui Seokjin e Yoojin che dovevano portare Yieren a letto. Yoongi, accanto a lui, si stiracchiò e sbadigliò, poi rivolse la sua attenzione a Jimin che gli tirò la giacca come per dirgli che era arrivato il momento di andarsene — aveva avuto abbastanza interazioni sociali per quella sera, adesso tutto ciò che voleva era addormentarsi abbracciato al suo fidanzato.
Taehyung e Jungkook furono gli ultimi ad andarsene, attaccati l'uno all'altro da una colla invisibile — l'amore.
Senza neanche togliersi i loro abiti, arrivarono a casa e si gettarono sul letto di Jungkook accoccolandosi l'uno all'altro.
Jungkook gli parlò per tutto il tragitto fino a casa delle sue giornate in America anche se lo faceva già per telefono ogni giorno, ma dal vivo era un'altra storia. Dal vivo poteva sentire il respiro caldo di Taehyung e il suo profumo.
«Mi sei mancato.» Disse Taehyung dopo attimi di silenzio, accarezzandogli la schiena. «Mi manchi ancora.»
Jungkook, fino a quel momento attanagliato al fianco di Taehyung che invece aveva le spalle poggiate alla tastiera del letto, si spinse più giù e si posizionò tra le sue gambe e iniziò a lasciargli una scia di baci sul collo, sul petto e poi gli alzò la maglietta per baciargli la pancia piatta. E mentre lui continuava, Taehyung iniziò a parlare per lo più di cose a caso mentre ogni tanto rideva perché i capelli di Jungkook lo solleticavano o gemeva perché la sua lingua era calda contro la sua pelle. Jungkook ridacchiava e gli leccava ancora l'ombelico ma i suoi gesti erano completamente innocenti. Paradossalmente, si erano scambiati più baci sulle labbra quando erano ancora "amici", perché ormai avevano capito che la vera vicinanza era un'altra cosa, era questo.
Adesso era arrivato il turno di Jungkook di ascoltare. Se l'avesse ascoltato anche prima, l'usuale silenzio di Taehyung, forse il moro non avrebbe mai avuto paura di confessare i suoi sentimenti. Ma non era mai troppo tardi.
Per tutta la notte, le labbra di Jungkook sfiorarono ogni lembo di pelle di Taehyung e non pensarono ad altro che non fosse la loro vicinanza.
Proprio come diceva l'ultima frase del libro di Namjoon, la vita è fatta di mancanze, può mancarci una madre, un padre, un amico, un più-che-amico, può mancarci il passato o la persona che eravamo in passato, può mancarci la passione o l'amore, può mancarci anche l'aria, ma questi vuoti vanno colmati e non resteranno vuoti per sempre.
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SCHOOL 𐙚 bts
FanfictionLa Wings High School vanta sette giovani e abili professori. ! romance & bromance (ot7) ! friends to lovers & enemies to lovers ! mutual pining ! fluff & angst & eventual smut ! leggete i tag per le ship (se volete spoiler)
