Sono Stanco

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~ Episodio 3 ~

Sono Stanco











Alle cinque del pomeriggio, la porta dell'ufficio si spalancò, lasciando entrare un'ondata di voci e risate. JiMin fu il primo a varcare la soglia, seguito dagli altri, tutti animati da un'energia festosa che spezzava bruscamente la cappa di tensione che aveva dominato a quel momento.

«Dov'è l'uomo del giorno? Dobbiamo festeggiare!» esclamò JiMin, radioso, con un sorriso che sembrava capace di trascinare chiunque nel suo entusiasmo. Il suo buonumore, però, si infranse contro il muro dell'in- differenza di JungKook.

Seduto alla sua scrivania, l'Omega non alzò nemmeno lo sguardo. Era intento a sfogliare dei documenti, ma in realtà la sua mente vagava altrove, persa in pensieri tormentati e frustrazioni senza soluzione. La voce squillante di JiMin gli arrivò come un eco lontana, confusa, prima di significato.

JiMin osservò quella freddezza con un misto di sorpresa e disappunto, convinto che quel comportamento freddo fosse una ripicca personale. Forse, si disse, JungKook era ancora ferito per il fatto che TaeHyung gli avesse rivelato di essere il suo compagno predestinato. Era un pensiero che JiMin aveva fatto fatica a metabolizzare, visti i sentimenti che provava, ma non sopportava l'idea che anche JungKook lo respingesse per questo motivo.

«È nel suo ufficio», rispose JungKook, nessuna traccia di emozione nella voce. Non c'era nessuna vibrazione che suggerisse interesse o coinvolgimento. Era solo una risposta automatica, un altro modo per mantenere le distanze da una festa che non sentiva affatto sua.

JiMin fece un passo indietro, osservandolo con aria perplessa. Forse c'era qualcosa di più profondo, un malessere che non riusciva a decifrare.

L'ufficio, però, non rimase tranquillo a lungo. JiMin, HoSeok e YoonGi entrarono senza nemmeno bussare, ignorando del tutto il silenzio che fino a un attimo prima aveva dominato la stanza. In pochi istanti, l'atmosfera si trasformò in un caos festoso. Complimenti, pacche sulle spalle e abbracci si susseguirono come un coro orchestrato per celebrare l'impresa di TaeHyung. Tra risate e parole esuberanti, lo trascinarono quasi con la forza verso il cucinino, pronti a improvvisare una merenda.

JungKook, rimasto alla scrivania, li osservava con un'espressione distaccata. Scene simili si erano già ripetute innumerevoli volte, ma quel giorno l'allegria degli altri gli appariva insopportabile. Non aveva alcuna intenzione di tollerare quelle voci squillanti o, peggio ancora, di assumere il ruolo non dichiarato di cameriere e barista.

Sospirando, si alzò dalla sedia con un movimento lento e stanco, come se ogni passo gli costasse uno sforzo immane. «Cosa volete da bere?» chiese infine, mantenendo un tono privo di qualunque entusiasmo.

JiMin, già elettrizzato all'idea del piccolo festeggiamento, rispose con il solito sorriso travolgente: «I dolci stanno arrivando, li ho già ordinati io!»

JungKook annuì senza commentare, avviandosi verso la cucina. Sistemò tazze e bicchieri con la solita precisione, versò tè e caffè, preparando come di consueto, ma con la mente completamente altrove. Le risate degli altri, che arrivavano ovattate dall'altra stanza, sembrava accentuare di più il senso di vuoto che lo opprimeva.

Una volta sistemato tutto, senza aggiungere una parola di troppo, JungKook uscì dalla stanza, lasciando i quattro a festeggiare indisturbati.

Quando il fattorino del bar arrivò, JungKook gli fece un cenno con la testa, indicando di entrare e posare il vassoio sul tavolo. TaeHyung osserva la scena con un'aria distratta, ma non appena il fattorino uscì, colse l'occasione per accompagnarlo alla porta. Non era necessario, ma gli offriva una scusa per dare un'occhiata alla scrivania di JungKook. Proprio come aveva immaginato, il tramezzino che aveva comprato per pranzare era ancora lì, intatto.

Addicted IDove le storie prendono vita. Scoprilo ora