~ Episodio 2 ~
Credo Che Sia Il Miglior Segretario...
«Si può sapere cosa avete voi due da litigare di prima mattina?» chiese JiMin, affacciandosi dal cucinino dopo aver sentito le urla. Il tono era un misto di curiosità e preoccupazione. Nel corridoio trovò i due faccia a faccia, la tensione evidente nei loro volti. La mano di JungKook salda sull'avambraccio dell'Alfa.
TaeHyung, notandolo, lo fulminò con lo sguardo e rispose al suo amico senza alcun freno: «Ben svegliato, JiMin-ie. Io sto lavorando già da un'ora, quindi non rompere il cazzo!» Poi, con una spallata decisa, lo sorpassò e si allontanò verso il proprio ufficio, lasciando JiMin con la bocca socchiusa, visibilmente indignato.
Il Beta si voltò verso JungKook, che camminava dietro a TaeHyung scuotendo la testa, il volto teso per la stanchezza e la frustrazione e, davanti a quell'immagine sconsolata, non resistette all'impeto di dire la sua.
«Adesso non prendertela con me. Tu starai pure lavorando da un'ora, ma mentre ieri ti rimpinzavi al ristorante e poi dormivi, io e JungKook ci siamo fatti in quattro per pararti il culo» esclamò JiMin, alzando la voce man mano che TaeHyung si allontanava.
JungKook, dirigendosi verso la cabina armadio per togliersi il completo, interruppe l'amico con un tono piatto, rassegnato: «Stai solo sprecando il fiato, JiMin-ie. Lui è convinto che io e suo padre abbiamo cospirato, quindi non gli importa nulla del lavoro che abbiamo fatto».
JiMin si fermò, incrociando le braccia. Il suo sguardo rifletteva una confusione genuina. «Non capisco».
Dall'interno della cabina armadio, TaeHyung sbuffò esasperato: «Cosa avete oggi tutti e due che non capite?» Si strappò di dosso giacca e cravatta con un gesto brusco. Il tessuto gli sembrava soffocante, quasi un peso fisico che gravava sul petto.
Dentro la cabina armadio regnava un silenzio teso, interrotto solo dal fruscio sordo dei vestiti mossi con gesti nervosi. JungKook, voltato di spalle, si muoveva in fretta. Non indossava ancora i pantaloni, e il tessuto morbido della tuta che aveva messo quella mattina gli aderiva alla pelle come un rifugio sicuro in mezzo a quell'atmosfera soffocante. Il corpo snello, i muscoli tesi, si muoveva con una rapidità che sapeva più di fuga che di semplice vestizione.
Senza dire una parola, senza rivolgere a TaeHyung neppure un'occhiata, alzò la zip della felpa e si diresse verso l'uscita.
La porta si chiuse con un tonfo leggero alle sue spalle, un rumore appena percettibile, eppure per TaeHyung suonò come un affronto, l'ennesima dimostrazione di distacco. Il modo in cui JungKook l'aveva ignorato, senza degnarlo di uno sguardo, gli bruciava più di quanto fosse disposto ad ammettere. La rabbia, mischiata a una frustrazione irrazionale, gli gonfiava il petto. Perché non lo guardava? Perché taceva?
Perché non lo smentiva?
Non riusciva a sopportarlo. Con un gesto brusco, buttò il maglione che teneva in mano sulla spalla ed uscì a sua volta, ancora a petto nudo, sentendo l'aria fresca dell'ufficio pungerlo sulla pelle. Il maglione pendeva mollemente dalle sue dita mentre avanzava dietro JungKook con passi decisi ma silenziosi, come se volesse forzarlo a reagire, a spezzare quel muro opprimente che li separava.
Arrivato dentro la stanza dove JiMin si era rifugiato, insieme alla colazione abbandonata sul tavolo – che anche JungKook aveva raggiunto –, TaeHyung si fermò. Il maglione, quasi dimenticato tra le dita, si attorcigliava sotto la pressione delle mani mentre cercava di controllare la voce. Tuttavia, la tensione nel collo e nelle spalle lo tradiva.
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Addicted I
Fanfiction[Omegaverse] Un amore malato lo definirebbero molti Ma noi lo chiameremo Addicted. Perché? Per via dell'incoercibile bisogno che hanno uno del corpo dell'altro. Perché non si bastano mai come al corpo non basta un unico respiro. Perché sono arresi e...
