Ho Capito, Mamma

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~ Episodio 2 ~

Ho Capito, Mamma











La riunione stava procedendo nel migliore dei modi. Dopo un inizio lento, scandito dai convenevoli interminabili di Kim YongJoon, finalmente TaeHyung prese la parola. Con una presentazione elegante ma essenziale, illustrò i completi indossati da lui e dal suo segretario. Le sue parole furono accolte con interesse: i tessuti pregiati, i dettagli stilistici e la versatilità dei capi suscitarono l'attenzione del signor Yang, che già immaginava il potenziale successo di quei modelli sul mercato cinese. I suoi occhi brillavano di prospettive future e cifre promettenti, mentre con un cenno misurato approvava ciò che vedeva.

TaeHyung, se non fosse stato per la presenza ingombrante del figlio di Yang, Shui, avrebbe potuto tirare un sospiro di sollievo. Il giovane sembrava del tutto disinteressato agli aspetti economici della riunione e ai discorsi del padre. I suoi occhi, invece, non smettevano di seguire JungKook, scrutandolo con un interesse ben diverso da quello professionale. Era chiaro che lo trovasse più affascinante dei completi presentati.

Il ragazzo non distoglieva lo sguardo dalla sottile porzione di pelle che si intravedeva dalla camicia di JungKook, i cui bottoni superiori erano rimasti sbottonati. Quell'apertura, discreta ma sufficiente a catturare l'attenzione, sembrava esercitare su di lui una vera attrazione. Ogni volta che l'Omega si spostava, facendo spuntare una nuova porzione di pelle, le sue labbra si curvavano in un sorriso appena accennato, un'espressione fin troppo rivelatrice.

Dal canto suo, TaeHyung osservava la scena con crescente irritazione. Con brevi occhiate cercava di far capire a JungKook di abbottonarsi la camicia, inclinando appena la testa o sollevando un sopracciglio in un messaggio silenzioso, ma l'Omega sembrava troppo concentrato sul proprio ruolo per cogliere quei segnali. Continuava a stare lì, inconsapevole di quanto attirasse l'attenzione, mentre Shui non si sforzava nemmeno di nascondere il proprio apprezzamento.

Un fuoco gli montava dentro. Ogni volta che lo sguardo del ragazzo cinese scivolava su JungKook con quella sfrontatezza, l'istinto Alfa si faceva più intenso. Il nodo allo stomaco si stringeva mentre lo vedeva inclinare leggermente la testa, studiando il corpo dell'Omega come se fosse lì solo per compiacere i suoi occhi. Controllarsi diventava sempre più difficile, e per la prima volta TaeHyung si rese conto che non era disposto a tollerare a lungo quella situazione. Quello sguardo.

«Abbottonati, JungKook», insistette con un'occhiata significativa, scandendo il messaggio nel silenzio. L'Omega, però, con la solita indolenza, non sembrava cogliere l'invito, restando del tutto ignaro dell'effetto che stava suscitando attorno a sé.

La riunione si era protratta oltre ogni previsione, come accadeva sempre quando Kim YongJoon aveva la possibilità di intrattenere un cliente di rilievo. Sembrava riservare un'attenzione particolare al signor Yang, forse persino maggiore di quanto TaeHyung avesse immaginato. Quando finalmente i saluti formali segnarono la conclusione dell'incontro, era già ora di pranzo.

Mentre si avviavano all'uscita, il capofamiglia colse l'occasione per rivolgersi al figlio con quella finta noncuranza che in realtà celava sempre un secondo fine.

«Allora, andiamo a pranzo insieme?», propose con un tono quasi suadente. TaeHyung riconobbe immediatamente la trappola nascosta dietro quell'invito.

«Ho già un pranzo di lavoro, papà», rispose, tentando di svicolare. Sperava che bastasse per evitare l'invito, ma sapeva che il padre non era tipo da arrendersi facilmente.

«Perfetto! Anche io. Possiamo tranquillamente combinarli», ribatté il signor Kim con un sorriso furbo, il classico sguardo che non lasciava spazio a repliche. «O preferisci appartarti con il tuo segretario che oggi sembra più il tuo fidanzatino?»

Addicted IDove le storie prendono vita. Scoprilo ora