Una Tiepida Accoglienza

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~ Episodio 2 ~

Una Tiepida Accoglienza









La mattinata universitaria per JungKook si era rivelata insolitamente tranquilla, una rara tregua dalla tensione che abitualmente permeava le sue giornate. L'assenza di JinYoung, aveva contribuito a creare un'atmosfera meno opprimente, permettendogli di rilassarsi almeno fino al termine delle lezioni. Persino il "branco" aveva evitato di provocarlo, risparmiandogli gli scontri che in altre occasioni avrebbero lasciato segni profondi sul suo corpo e nella sua mente.

Per una volta era riuscito a concentrarsi, e gran parte del merito andava al suo professore di economia, l'unica figura accademica che sembrava credere sinceramente in lui e non lo trattava come un intruso all'interno del loro mondo dorato. Quel docente, con il suo atteggiamento paziente e incoraggiante, gli era stato di grande aiuto nel recuperare il terreno perso durante i giorni di assenza. Mai una critica, mai un accenno di giudizio , al contrario, lo sosteneva con parole rassicuranti e gesti concreti. «Hai tutto il tempo per metterti in pari» gli aveva detto, sfogliando gli appunti che aveva preparato per il suo miglior studente. «Non preoccuparti, so che ce la farai».

Quelle parole avevano alleviato il peso che gravava su di lui, ma una sottile inquietudine rimaneva. Si chiedeva se la sua assenza dalle lezioni avrebbe avuto ripercussioni più gravi. Fino a quel momento era stato fortunato, ma temeva che quella temporanea pace avrebbe avuto un prezzo alto da pagare.

Quando uscì dall'università, la pioggia cadeva ancora incessante, come se il cielo fosse deciso a negare qualsiasi tregua. Sollevò il cappuccio per ripararsi dall'umidità che si insinuava, inesorabile, attraverso i vestiti, ma nelle mani stringeva l'ombrello porpora di TaeHyung, ancora chiuso. Esitava ad aprirlo. Perché? Quell'oggetto non era solo un riparo dalla pioggia; rappresentava un chiaro simbolo dei sentimenti che l'Alfa nutriva per lui.

L'acqua gli scivolava sulle guance, fredda e pungente, ma il peso reale non veniva dal cielo. Era il peso delle sue paure, del timore di accettare anche il più semplice gesto di affetto. Accogliere quella premura significava abbattere una barriera, e JungKook non era certo di essere pronto.

Si diceva che non volesse rovinarlo, ma sapeva che era solo una scusa. In verità, non voleva ricordarsi di quella gentilezza. Il pensiero di TaeHyung che, nonostante la stanchezza e la rabbia, si era preoccupato per lui, rendeva tutto più complicato. Ogni gesto di premura scandiva le barriere dietro le quali aveva nascosto i suoi sentimenti, costringendolo a confrontarsi con un affetto che non sapeva se fosse in grado di accogliere. Così, camminava sotto la pioggia stringendo l'ombrello chiuso, come se quell'oggetto fosse un'ancora che lo legava a un qualcosa di sfuggente, che temeva di non poter mai veramente afferrare.

Quando JungKook raggiunse l'ufficio, TaeHyung aveva già terminato il pranzo. I resti del pasto giacevano ancora sulla scrivania: una bottiglietta d'acqua vuota, un contenitore aperto e qualche tovagliolo accartocciato. L'Alfa stava sorseggiando un caffè, l'ennesimo, davanti alla grande vetrata. La città si stendeva al di là del vetro, immersa in una pioggia sottile che avvolgeva tutto in un silenzio fatto di toni di grigi e ombre incerte.

«Buongiorno» salutò JungKook con voce misurata, sperando di rompere quella cappa di quiete. TaeHyung non si mosse. Portò il caffè alle labbra e bevve un sorso, lo sguardo ancora fisso oltre il vetro, immerso nei pensieri. JungKook, ormai abituato a quei momenti di silenzio, accettò l'assenza di una risposta senza scomporsi. Si schiarì appena la voce e tentò di nuovo: «Com'è andata la mattinata?» domandò, cercando un modo per riportare l'attenzione dell'Alfa nella stanza.

Finalmente, TaeHyung distolse lo sguardo dal panorama e si voltò verso di lui. «Bene» rispose, sedendosi con calma e appoggiando la tazza accanto alle stoviglie ancora sparse sulla scrivania. Dopo una breve pausa aggiunse con un tono apparentemente casuale: «Mia madre ha chiesto di te. Mi ha detto di salutarti e di ringraziarti per le peonie. Si è anche sperticata in complimenti per la tua bravura nella caccia».

Addicted IDove le storie prendono vita. Scoprilo ora