Sono Un Estraneo

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~ Episodio 1 ~

Sono Un Estraneo


- 17 Novembre, martedì -






Gli incubi, entità oscure del subconscio, si insinuano silenziosi nel sonno, trasformando il riposo in un conflitto contro paure nascoste. La loro origine affonda le radici nel latino incubare – "giacere sopra" – evocando la figura di una creatura malefica di aspetto maschile, che si posa sui dormienti, dando un senso di soffocamento o unendosi carnalmente con essi. Questo essere rappresenta un peso invisibile, un'ombra che siede sul petto, togliendo il respiro e inondando la mente di angoscia. Al risveglio, resta un senso di impotenza, come se mani invisibili avessero lasciato segni sulla pelle, mentre la mente continua a vagare nel terrore.

Per JungKook, l'incubo non era solo una figura mitologica malefica, un evento fugace, ma una presenza costante che lo tormentava da anni, bisbigliando nella sua mente: "Sei così profumato". Quelle parole lo perseguitavano, facendolo risvegliare bruscamente, col corpo madido di sudore e il respiro affannato, come se stesse cercando di sfuggire a un nemico senza volto.

Per un periodo, era riuscito a reprimere quei sogni angoscianti, relegandoli in un angolo remoto della coscienza. Tuttavia, da quando aveva iniziato a lavorare con Kim TaeHyung, quell'incubo aveva ripreso a riaffiorare, divenendo un compagno costante delle sue notti, affacciandosi con regolarità al suo sonno e portando con sé un'inquietudine insopportabile.

Era anche per colpa di quell'incubo che JungKook aveva cominciato a perdere il controllo sulla quantità di pillole che prendeva per nascondere il proprio odore. Ne sarebbe bastata una, una sola dose per coprire la sua natura di Omega, ma dopo l'aggressione subita da HoSeok, tutto era cambiato. Aveva iniziato a prenderne due, quasi senza rendersene conto, cercando disperatamente di soffocare non solo l'odore che rivelava la sua identità, ma anche la paura, l'insicurezza, quel senso di vulnerabilità che l'incubo risvegliava dentro di lui.

Si era svegliato presto quella mattina, troppo presto per riuscire a tornare a dormire, ma anche troppo inquieto per provarci. I resti del sogno lo inseguivano come ombre, avvolgendo la mente in un groviglio che sembrava stringersi sempre più. I muscoli tesi pulsavano di una irrequietezza che non lasciava spazio ad altra scelta: doveva agire, fare qualcosa per liberarsi da quella morsa opprimente.

La decisione di andare a correre arrivò quasi automaticamente, nonostante fosse passato più di una settimana dall'ultima volta. Il calore, il ciclo e il morso gli avevano imposto una pausa forzata, ma non poteva permettersi di restare a lungo. A fine mese lo attendevano le gare di nuoto, e il tempo per allenarsi si assottigliava inesorabilmente.

Indossò i suoi abiti da corsa con una lentezza che non gli apparteneva, sforzandosi di non fare rumore per non svegliare la famiglia. Il tessuto tecnico aderiva al corpo, quasi come una seconda pelle, mentre un bisogno urgente di allontanarsi lo spingeva a uscire il prima possibile. Sentiva la casa troppo stretta, ogni stanza un'eco della sua inquietudine. All'esterno, la strada ancora deserta l'avrebbe accolto con il suo silenzio familiare, offrendogli l'unico conforto che conoscesse: il ritmo del movimento, il suono regolare del respiro che si intrecciava al battito dei piedi sull'asfalto. Era un rituale, un modo per scacciare i pensieri, almeno per un breve lasso di tempo.

TaeHyung spense la sveglia al primo accenno di suono, come se quel gesto potesse allontanare il nuovo giorno che incombeva. Rimase immobile per qualche istante, lasciando che il buio soffocante della stanza tornasse ad avvolgerlo. L'aria sapeva di chiuso, un misto di tende pesanti e sonno interrotto. Cercò di scivolare di nuovo nel sonno, ma ogni tentativo si scontrava con il peso dei pensieri che gli avevano strappato il riposo durante la notte.

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