La Quiete Prima Della Tempesta

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~ Episodio 1 ~

La Quiete Prima Della Tempesta





- 26 Novembre, giovedì -


Nel silenzio della notte, mentre ogni cosa sembra sospesa nel proprio corso naturale, un unico suono continua a risuonare, sordo e costante, nell'intimità di chi soffre: il battito di un cuore spezzato. Per quanto invisibile agli occhi, la frattura si avverte con una chiarezza disarmante, come se ogni pezzo si staccasse con una lentezza studiata, lasciando dietro di sé un vuoto difficile da colmare.

È un'immagine che, romanzata nei versi e nel tempo, porta con sé un peso collettivo, quasi universale, perché nessuno è davvero estraneo al sussulto del cuore nel momento della perdita, né all'incertezza di riconoscerne i confini: si è davvero spezzato o è solo un'altra illusione della fragilità umana?

L'aspettativa comune vuole che chi ama, inevitabilmente, si esponga al rischio del dolore. Eppure, non si è mai del tutto pronti ad affrontarlo quando arriva. Sorprende, scardina le difese, scompone e riforma. Nella dissoluzione dell'integrità del cuore vi è una forza che risiede nel solo atto di sopportarlo, e la letteratura, con i suoi canti di anime infrante, custodisce quella sofferenza, facendo sì che persino le ferite aperte trovino un'eco di sollievo.

Ma cosa accade dopo? Ci si aspetta che il cuore possa ricomporsi? E in quale forma? Quella di un cuore temprato, che ha trovato nel dolore una nuova struttura, o di un cuore piegato, che accoglie le proprie cicatrici come segni di una battaglia infinita? Forse è destinato a restare tale, portandosi dietro la memoria di ciò che è stato e il timore di ciò che potrebbe ancora accadere. Un peso, certo, ma anche un legame indissolubile con la fragilità che ciascuno porta dentro di sé, nel bene e nel male.

"Dove c'era amore, resta un vuoto che nessun altro può colmare." – Emily Dickinson

JungKook si svegliò di soprassalto, il cuore in tumulto e la mente già intrappolata in una rete di pensieri angosciosi. Non era la prospettiva della gara ad agitargli l'animo: quella tensione pulsante sotto la pelle aveva un solo nome, TaeHyung. Sapere che sarebbe stato al suo fianco per tutto il tempo gli serrava il petto con una morsa d'acciaio. Come avrebbe fatto a nascondergli la verità?

La sera prima, appena rientrato, si era controllato allo specchio del bagno, scostando con cautela il dolcevita. I segni delle dita del signor Kim erano ben visibili alla base del collo, violacei contro la sua pelle chiara, testimonianza indelebile di quell'istante di paura. Per tre giorni avrebbe vissuto a stretto contatto con TaeHyung, nella stessa stanza, nello stesso letto. Come avrebbe celato i segni, quelle tracce sulla pelle che gli sembravano margherite sparse su un prato verde, così evidenti ogni volta che si guardava allo specchio?

E poi c'era il Branco. Sarebbe riuscito a sfuggire a JinYoung, YunO e YugYeom? Oppure TaeHyung avrebbe capito che quei tre erano i suoi bulli personali? Il solo pensiero lo destabilizzava. L'aria nella stanza gli parve improvvisamente più pesante, carica di domande senza risposta.

TaeHyung non sospettava nulla del Branco, di ciò che accadeva quando era con loro. Ma per quanto sarebbe stato così? Un groppo gli si formò in gola al solo pensiero di dover fingere. Nascondere era come ingannarlo, e quel pensiero lo tormentava in un ciclo senza fine di paura e rimorso. Aveva sempre cercato di essere vago quando parlava con TaeHyung, pur di non tradire la sua fiducia, eppure, di fronte a certe verità, l'unica risposta possibile era il silenzio.

Addicted IDove le storie prendono vita. Scoprilo ora