Capitolo 44 -Erica Bianca-

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Capitolo 44

Erica Bianca

-Desideri Che Si Avverano-











" Desiderare può essere estenuante.

I desideri affondano nelle profondità del cuore, radicandosi in silenzio, fino a trasformarsi in una forza che guida ogni pensiero, ogni gesto, spesso senza che ce ne accorgiamo. Ma più li inseguiamo, più sembrano sfuggirci. E in questa corsa inarrestabile ci consumiamo, prigionieri di un ciclo incessante di speranza e delusione, un vortice che ci lascia esausti. L'insoddisfazione che ne deriva è come una nebbia fitta, che si insinua sotto la pelle e vela la luce che un tempo brillava nelle nostre aspirazioni.

La tristezza nasce proprio da lì, dal desiderio inappagato...

...

Tuttavia, una nota di fastidio si fece strada nella sua contemplazione. Notò le pacche sul sedere che JungKook riceveva dal mister e, subito dopo, a mo' di scimmiottamento, dai tre ragazzi che lo circondavano. Non conosceva i loro nomi, ma li aveva già visti durante le ultime gare. Quel gesto, seppur apparentemente amichevole, risvegliava in lui una gelosia malcelata, quasi istintiva, la stessa che la sera precedente lo aveva portato a colpire con estrema violenza un perfetto sconosciuto.

Pur sapendo che JungKook fosse lì solo per allenarsi, TaeHyung non riusciva a soffocare il fastidio che gli cresceva dentro, alimentato da una frustrazione irrazionale. Quando il mister annunciò l'ultima serie di vasche, si alzò dal suo posto e si allontanò in silenzio, deciso a usare quel breve intervallo per schiarirsi le idee.

...

JungKook si sedette a gambe incrociate sulla panchina, il suo corpo era rivolto a TaeHyung, con una concentrazione assoluta, lo sguardo fisso, serio, ma privo di ostilità. Aspettava.

TaeHyung, invece, rimase in piedi per qualche istante, le mani infilate nelle tasche del cappotto, lo sguardo sfuggente. C'era una tensione sottile nei suoi lineamenti, come se stesse cercando il coraggio per affrontare una conversazione che sapeva inevitabile.

Alla fine, TaeHyung ruppe il silenzio, fissando il punto in cui le loro ginocchia si sfioravano. «Mi dispiace per quello che è successo ieri sera», disse, la voce roca, quasi soffocata dalle emozioni. Alzò lo sguardo per incontrare quello di JungKook, cercando nei suoi occhi un segno di comprensione. «Non avrei dovuto reagire in quel modo. La scenata, la ferita...» aggiunse, prendendo con cautela la mano di JungKook tra le sue e osservando con attenzione il punto in cui il taglio gli aveva segnato la pelle. Si fermò un istante, come se il peso di ciò che stava per dire fosse difficile da sopportare.

«E prendere a pugni quello sconosciuto...» continuò, mordendosi il labbro. «È stato stupido. Tu hai il diritto di...» Le parole gli morirono in gola.

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