~ Episodio 1 ~
Penso Che Sia In Combutta Con Mio Padre...
- 21 Novembre, sabato -
La sopportazione è una di quelle qualità ambigue che spesso vengono fraintese. Si tende a pensare che chi sopporta in silenzio possieda una forza interiore straordinaria, una resistenza degna di ammirazione. Tuttavia, esiste una differenza sottile tra chi resiste per autentica forza e chi lo fa per paura o rassegnazione. Sopportare qualcosa di insopportabile non è necessariamente un atto di coraggio; talvolta è il riflesso della paura del cambiamento, dell'angoscia del fallimento o della semplice convinzione che non esista altra via d'uscita.
Questa rassegnazione, spesso scambiata per forza d'animo, può diventare pericolosa. Più si sopporta senza reagire, più il peso cresce, fino a trasformare la resistenza in un lento e inesorabile annichilimento di sé stessi. Quello che per alcuni appare insostenibile può sembrare tollerabile per altri, ma questa non è una competizione a chi sopporta di più. Non ci sono trofei da conquistare.
Era proprio ciò che stava accadendo a TaeHyung. La sera precedente, durante la cena di lavoro, aveva sopportato tutto con la solita rassegnazione. Seduto tra i soci dell'azienda, immerso in chiacchiere vuote, il suo sguardo vagava oltre la tavola, mentre la voce incessante della sua fidanzata, Park ShinHye – che aveva seguito il padre solo per passare del tempo con il suo futuro marito –, gli sibilava all'orecchio discorsi che non gli interessavano minimamente. Tra una battuta e un brindisi di circostanza, aveva bevuto troppo, l'unico rimedio che conosceva per sopportare il peso di quelle serate soffocanti e tenere a bada la nausea provocata dalla monotonia.
Si era svegliato con un forte mal di testa, ancora intontito dagli effetti della sera prima. Un incubo, che non riusciva a ricordare, aveva turbato il suo sonno. Come accade spesso con i sogni più inquietanti, gli era rimasta solo la sensazione opprimente di un'ombra che continuava a seguirlo anche da sveglio, aggravando il suo malessere.
Con movimenti lenti, TaeHyung si alzò dal letto e si trascinò verso il bagno. La testa gli pulsava ancora, un effetto collaterale dell'eccesso di alcol. Si concesse una doccia rapida, nel tentativo di lavare via non solo il sudore e i residui del sonno, ma anche i pensieri insistenti che martellavano nella sua mente. JungKook che non aveva ancora voluto trovare un chiarimento con lui. Il litigio con JiMin. La vita che era costretto a vivere. Il suo corpo che non aveva rifiutato ShinHye. I possibili errori che suo padre avrebbe potuto trovare in quella documentazione che lui non era riuscito a controllare per intero, di persona.
La colazione fu frugale: una spremuta d'arancia e un caffè amaro. L'idea di mangiare altro lo nauseava; temeva che un pasto più sostanzioso avrebbe aggravato il senso di vuoto e l'agitazione che lo opprimevano. Il pensiero di lavorare di sabato non lo infastidiva quanto il sospetto che la cena della sera precedente fosse stata una mossa studiata dal padre per metterlo in difficoltà. Ancora una volta.
Nella sua mente, le stesse domande si rincorrevano in un circolo frustrante: E se quella cena fosse stata solo un diversivo? Se fosse servita a distrarmi mentre organizzavano qualcosa per farmi inciampare? Se JungKook non fosse riuscito a controllare tutto?
La preoccupazione maggiore, però, era il suo segretario. Nonostante la necessità di fidarsi di lui, l'ombra del dubbio non lo abbandonava: E se fosse in combutta con mio padre? Se avesse sbagliato qualcosa apposta per farmi sembrare incompetente? Quel pensiero lo perseguitava, alimentato dalla consapevolezza che suo padre non avrebbe esitato a usare ogni mezzo pur di tenerlo sotto controllo e soffocare ogni tentativo di autonomia.
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Addicted I
Fanfiction[Omegaverse] Un amore malato lo definirebbero molti Ma noi lo chiameremo Addicted. Perché? Per via dell'incoercibile bisogno che hanno uno del corpo dell'altro. Perché non si bastano mai come al corpo non basta un unico respiro. Perché sono arresi e...
