Sì, Mamma

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~ Episodio 1 ~

Sì, Mamma







- 24 Novembre, martedì -



L'incoerenza è quella sfumatura indefinita che serpeggia tra ciò che diciamo e ciò che facciamo, un serpente silenzioso che si insinua nelle pieghe delle nostre convinzioni più profonde. È il frutto acerbo di una mente che vacilla, che si piega sotto il peso delle aspettative, delle paure, delle promesse non mantenute. Non nasce da un desiderio consapevole di ingannare, ma dalla dissonanza tra ciò che vorremmo essere e ciò che la realtà ci impone di diventare.

È la scia lasciata dal bisogno di far quadrare i conti, un tentativo disperato di adattarsi a un mondo che raramente ci permette di essere fedeli a noi stessi. Così, ogni volta che ci scontriamo con le nostre stesse scelte, non facciamo altro che dimostrare quanto fragile sia la nostra volontà. L'incoerenza ci divora lentamente, portandoci a contraddire le promesse fatte agli altri o, peggio ancora, quelle fatte a noi stessi.

È una crepa in un muro apparentemente solido: all'inizio invisibile, insignificante, ma destinata ad allargarsi fino a frantumare la facciata. E dietro quella crepa non resta che vulnerabilità e incertezza. Ma cosa la scatena? A volte è la paura di fallire, altre la volontà di preservare un'apparenza, di sembrare forti, decisi, coerenti appunto, anche quando dentro tutto crolla.

E a cosa porta? L'incoerenza, a lungo andare, diventa una catena che ci vincola, erode la fiducia di chi ci sta accanto, rende fragili i legami, incrina la nostra immagine. E non solo agli occhi degli altri, ma soprattutto ai nostri. Perché ogni volta che tradiamo le nostre stesse parole, il primo inganno è sempre verso noi stessi.

Nonostante la febbre gli pulsasse lieve nelle tempie, JungKook si era svegliato prima dell'alba. Il corpo reclamava riposo, ma la mente era irrequieta. C'era qualcosa di insopportabile nell'idea di restare fermo, così aveva indossato i vestiti da allenamento ed era uscito di soppiatto, attento a non fare rumore. Evitare sua madre era essenziale: se lo avesse visto, non solo avrebbe intuito che non stava bene, ma lo avrebbe costretto a rinunciare alla corsa e, probabilmente, anche a presentarsi al lavoro.

L'aria gelida dell'alba gli sferzava il viso, facendolo sentire vivo. Correre era sempre stato un modo per non pensare, per estraniarsi, almeno per un po', dal caos che lo circondava. Eppure, quella mattina, non funzionava del tutto. I pensieri continuavano a tornare ostinati alla sera precedente, a quelle parole che TaeHyung aveva sussurrato con una dolcezza disarmante: «No, con amore». Una frase che, anche se lo aveva dissimulato molto bene, gli aveva spezzato il fiato per un istante, come se quelle tre parole avessero avuto il potere di fermare il mondo.

JungKook scosse la testa e aumentò il ritmo della corsa. Cosa significava davvero "con amore"? TaeHyung lo aveva detto con una naturalezza sconcertante, eppure a lui sembrava quasi un paradosso. Come poteva quell'uomo, diviso tra le responsabilità familiari, il dovere verso ShinHye e il peso del proprio retaggio, trattarlo davvero con amore? Quel tipo di amore che JungKook desiderava e che TaeHyung, forse, non avrebbe mai potuto dargli completamente.

Quella consapevolezza lo colpì con la forza di un'amara certezza: era inutile continuare a rifletterci. Le cose non sarebbero cambiate, per quanto lo desiderasse, per quanto TaeHyung provasse a farlo sentire speciale. Non avrebbe mai potuto scoprirlo, quel mondo parallelo in cui sarebbe stato scelto, dove TaeHyung avrebbe seguito il cuore anziché gli obblighi familiari. Porsi quella domanda non aveva senso, perché la realtà in cui viveva non gli avrebbe mai concesso quella libertà.

Il passo di JungKook si fece più veloce, quasi disperato. Cercava di sfuggire non solo ai propri pensieri, ma anche a una verità che si rifiutava di accettare.

Addicted IDove le storie prendono vita. Scoprilo ora