Un Bacio

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~ Episodio 2 ~

Un Bacio








JungKook arrivò in ufficio prima del solito. Le strade sgombre per il Suneung avevano reso il tragitto sorprendentemente veloce – anche se il vero merito andava a TaeHyung, che gli aveva mandato l'autista per evitargli l'attesa dei mezzi pubblici fermi. Varcò la soglia dello studio con un sorriso incerto, deciso a far continuare quella giornata senza complicazioni, ma venne accolto da un saluto gelido.

«Vuoi che vada a prenderti il pranzo?» propose, tentando di non lasciarsi influenzare da quella freddezza e nella speranza di allentare la tensione palpabile.

TaeHyung sollevò lo sguardo dai documenti, i suoi occhi colmi di una glaciale indifferenza. Lo fissò per un istante, mentre l'immagine che si era fatto quella mattina – un JungKook bagnato fradicio – si scontrava con la realtà, ben diversa. Poi rispose con un tono asciutto: «Grazie, ma prima potresti liberarmi la scrivania?».

JungKook abbassò lo sguardo verso il tavolo e notò i resti di una colazione trascurata. Non ci voleva un esperto per intuire che qualcosa non andava. L'Alfa, apparentemente immerso nei suoi pensieri, sfogliava i fogli con un'intensità che sembrava ignorare tutto ciò che lo circondava. Ogni suo gesto tradiva la presenza di una spirale di preoccupazioni che lo avvolgeva senza tregua. «È successo qualcosa?»

«No. Cosa te lo fa pensare?» ribatté TaeHyung con tono distaccato, senza nemmeno sollevare lo sguardo dai documenti che continuava a sfogliare con apparente concentrazione. Le sue espressioni lo avrebbero tradito.

«Forse il fatto che non hai mangiato?» azzardò JungKook, cercando un appiglio per spezzare la tensione che aleggiava nello studio. Il suo sguardo vagò sui resti della colazione abbandonata: la brioche lasciata a metà, il caffè freddo che emanava ancora un debole odore amaro.

TaeHyung sospirò profondamente, un gesto carico di stanchezza, e si passò una mano tra i capelli scompigliandoli appena. L'impazienza traspariva da ogni suo movimento. «Ho litigato con JiMin, se ti può interessare», ammise infine, ma il tono rimase duro, privo di quella vulnerabilità che ci si sarebbe potuti aspettare da una confessione del genere.

Le parole colpirono JungKook come un improvviso colpo di vento freddo. Il suo respiro si fece più lento, e il pensiero che quella lite potesse riguardarlo lo fece irrigidire. «A causa mia?» domandò, la voce appena percettibile, tradendo un'esitazione che non riusciva a mascherare. Il senso di colpa lo attanagliava, come un nodo che stringeva sempre più forte. Sapeva di avere molti discorsi in sospeso con entrambi.

TaeHyung alzò finalmente lo sguardo verso di lui. Gli occhi dell'Alfa, scuri e impenetrabili, scintillarono per un istante di un sarcasmo pungente. Sogghignò amaramente, un sorriso che non aveva nulla di accogliente. «Jeon, non sei al centro di ogni cosa che succede in questo maledetto ufficio», disse TaeHyung, con una voce tagliente come una lama affilata, un tono che non lasciava spazio a repliche. Gli occhi fissavano JungKook con una freddezza che sembrava volerlo tenere a distanza, come se avesse bisogno di erigere barriere non solo fisiche, ma anche emotive.

Non era pronto ad affrontare discorsi che riguardassero la sua vita futura, meno che mai con lui. In realtà, avrebbe voluto evitare quell'argomento con chiunque, relegarlo in un angolo della mente dove nessuno potesse raggiungerlo. Ma quella mattina JiMin era stato inarrestabile, insensibile ai suoi tentativi di sottrarsi a una conversazione che gli pesava più di quanto volesse ammettere.

Il pensiero di quell'ultima discussione con l'amico gli riempiva la testa, come una nuvola carica di tensione che si rifiutava di dissiparsi. Quell'insistenza nel volerlo far parlare, nell'affrontare verità che lui stesso non riusciva a sopportare, gli aveva lasciato addosso un'inquietudine che ora riversava, inconsciamente, su JungKook.

Addicted IDove le storie prendono vita. Scoprilo ora