Sono Stato Chiamato Nell'Ufficio Di Mio Padre

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~ Episodio 2 ~

Sono Stato Chiamato Nell'Ufficio Di Mio Padre








All'una e mezza in punto, l'ospite atteso per la riunione era già seduto nell'ufficio di TaeHyung, impeccabile e puntuale. JungKook, scrupoloso come sempre, si era premurato di accoglierlo con la massima cortesia: aveva offerto una bevanda sia all'uomo sia al suo segretario e si era assicurato che entrambi fossero a proprio agio. Tuttavia, col passare dei minuti, diventava sempre più evidente che la figura più importante di quella riunione non si era ancora presentata. TaeHyung era in ritardo.

Dieci minuti scivolarono via senza notizie e senza che il capo facesse la sua comparsa. JungKook iniziava a sentirsi a disagio. Cercò di mantenere viva la conversazione con frasi di circostanza e sorrisi educati, ma l'assenza prolungata di TaeHyung cominciava a pesare. Non aveva idea di dove potesse essere finito e la mente, in cerca di una spiegazione, si soffermò su un pensiero scomodo.

¨«Si sarà forse appartato con YoonGi?»¨

La sola possibilità gli serrò lo stomaco.

Quando, con quindici minuti di ritardo, TaeHyung arrivò, si prodigò subito in scuse. Il cliente le accettò senza fare obiezioni e la riunione si svolse senza intoppi apparenti. Tuttavia, per tutto il tempo, JungKook rimase distante, eccessivamente formale.

Sospettando che qualcosa non andasse, TaeHyung decise di chiamarlo nel suo ufficio non appena ne ebbe l'occasione.

«JungKook-ah, tutto a posto?» domandò TaeHyung, cercando di sondare il terreno.

L'altro sbuffò impercettibilmente, facendo scorrere la lingua contro l'interno della guancia in un gesto nervoso. «Sì, perché me lo chiedi?» rispose, dondolando avanti e indietro sulle gambe, due abitudini che tradiva il suo stato d'animo irrequieto.

TaeHyung lo scrutò per un momento, mantenendo il tono pacato. «Perché sembri arrabbiato».

JungKook non rispose. Voltò le spalle e si avviò verso l'uscita. La pazienza gli era scivolata via insieme alla voglia di spiegare. ¨«Se neanche capisce dove ha sbagliato, parlare è inutile»¨. Ma prima di andarsene, lasciò sfuggire un sibilo velenoso:

«E tu sembri stronzo».

TaeHyung scattò, raggiungendolo con passi decisi. Provò a trattenerlo, ma JungKook si divincolò con uno scatto.

«Non toccarmi, cazzo!» sbottò, la voce tesa dall'esasperazione.

La sfuriata smosse qualcosa anche in TaeHyung, che senza accorgersene alzò il tono. «Si può sapere che cazzo ti prende oggi? Se non sapessi che l'hai già avuto, penserei che ti sia venuto il ciclo!»

Quelle parole furono la scintilla che accese la furia di JungKook. Si voltò di scatto e lo spinse con forza, il respiro affannato per la rabbia. Gli occhi erano spalancati, lucidi d'ira, le sopracciglia aggrottate in un'espressione dura. La mascella contratta, le narici leggermente dilatate, mentre il petto si sollevava e abbassava in respiri irregolari. Il viso, scuro come un temporale incombente, tradiva l'onda di emozioni che gli ribolliva dentro, pronta a esplodere.

«Non osare trattarmi come fanno tutti con le loro donne», ringhiò, la voce bassa e tagliente. Lo spinse ancora, sfogando la frustrazione accumulata. «Non sono la tua donna e non sono neanche il tuo uomo. E sai che ti dico: da oggi, quando avrai voglia di scopare, vattene dal tuo YoonGi».

Nella stanza calò un silenzio tombale, denso di emozioni sospese e parole trattenute a fatica.

TaeHyung lo fissava, il conflitto che gli ribolliva dentro. Avrebbe dovuto infuriarsi, rinfacciargli quel tono velenoso, ma sapeva bene quanto fosse facile scivolare in incomprensioni. Anche lui, dopotutto, conosceva la morsa della gelosia. Non voleva che un momento di rabbia mandasse in frantumi tutte le cose positive che erano accadute nei giorni passati.

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