~ Episodio 3 ~
Non Ti Vorrei In Nessun Altro Modo
TaeHyung uscì dall'ufficio poco prima delle sei. Le spalle leggermente contratte tradivano una tensione accumulata, ma il suo animo era insolitamente sereno. Sapeva di dover affrontare la cena con quegli "anziani azionisti", pesare ogni parola e mantenere quel perfetto equilibrio che suo padre pretendeva da lui. Eppure, una calma insolita lo avvolgeva, come se il caos della giornata fosse rimasto intrappolato lì, tra le mura del loro ufficio. Su quel divano.
Si fermò sulla soglia, il corpo immobile per un istante. Davanti a lui, JungKook era ancora chino sui documenti, totalmente assorbito dal lavoro. «Mi dispiace lasciarti qui a lavorare. Quando hai finito, sentiti libero di chiamare il mio autista», disse con un tono più disteso del solito. Il lieve cenno di cortesia, raro da parte sua, sembrava voler alleviare almeno un po' il peso che gravava anche sull'Omega. «E ricordati che domattina, anche se è sabato, dobbiamo lavorare. Mio padre verrà a controllare il nostro lavoro».
JungKook alzò appena lo sguardo dal fascicolo. Il cenno d'assenso che gli rivolse era rapido, quasi meccanico, ma il lieve roteare degli occhi raccontava altro. Come se fosse superfluo ricordargli ciò che già sapeva e organizzava con maniacale precisione. TaeHyung colse quell'ironia silenziosa e, per un attimo, il suo volto si distese in un sorriso appena accennato.
Si voltò e uscì, lasciando dietro di sé il sottile equilibrio di quel breve momento di normalità, fugace come una tregua in una battaglia che continuava a incombere.
Appena TaeHyung lasciò l'ufficio, JungKook si diresse senza indugio verso l'ufficio di JiMin. Bussò leggermente alla porta, trovandolo già immerso nei suoi fascicoli. «Hai un attimo?» chiese entrando, senza attendere una risposta.
JiMin alzò lo sguardo, accennando un sorriso di benvenuto, ma la preoccupazione che traspariva nei suoi occhi tradiva la sua serenità apparente. «In realtà, volevo proprio parlarti», disse, facendo cenno a JungKook di accomodarsi. «Mi sono accorto di una piccola anomalia nei conti del mio ufficio. Niente di grave, ma mi ha allarmato. Non riesco a capire dove ho sbagliato».
JungKook sospirò, avvicinandosi alla scrivania e sedendosi sulla sedia opposta. «Non preoccuparti, JiMin. Ho riscontrato discrepanze simili anche nei conti di TaeHyung. E sospetto che lo stesso accada nei tuoi registri. Ho già un'idea di dove cercare e come risolvere, ma ci vorrà tempo», spiegò, mantenendo un tono rassicurante.
JiMin lo fissò con sorpresa, il sollievo affiorando nei suoi lineamenti. «Credi che sia qualcosa di deliberato?»
JungKook annuì lentamente, le labbra serrate in un'espressione pensierosa. «Gli errori sono così simili che sembrano intenzionali. Ma non ne ho parlato a TaeHyung. Ho paura che possa fraintendere e pensare che sia responsabilità mia. Non voglio che sospetti di me, non dopo tutto quello che è successo».
JiMin si alzò, avvicinandosi a lui e posandogli una mano sulla spalla con un gesto fermo ma affettuoso. «TaeHyung non penserebbe mai che sia colpa tua. Hai dedicato tempo e impegno per trovare una soluzione, e questo non passerà inosservato. Fidati, capirà».
JungKook lo osservò in silenzio, lasciando che nei suoi occhi affiorasse un accenno di gratitudine. Nonostante ciò, il dubbio si insinuava, inesorabile, tra i suoi pensieri. Sperare nella comprensione di TaeHyung era una cosa, ma il peso delle aspettative e dei segreti che gravavano su entrambi rendeva tutto più complicato.
La tensione si faceva strada anche dentro di lui, mentre rifletteva sulla propria capacità di mantenere il doppio gioco. Per quanto tempo Kim YongJoon gli avrebbe concesso di continuare? Ogni azione sembrava avvicinarlo pericolosamente al limite, e quel pensiero gli serrava il petto come una morsa.
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Addicted I
Fanfiction[Omegaverse] Un amore malato lo definirebbero molti Ma noi lo chiameremo Addicted. Perché? Per via dell'incoercibile bisogno che hanno uno del corpo dell'altro. Perché non si bastano mai come al corpo non basta un unico respiro. Perché sono arresi e...
