~ Episodio 3 ~
Non Prendermi In Giro Ragazzino!
Le due riunioni successive si rivelarono più complesse del previsto e si protrassero ben oltre l'orario stabilito. TaeHyung, esasperato e con un leggero brontolio nello stomaco, sbuffò: «JungKook-ah, telefona al signor Choi e digli che ci vediamo al solito ristorante. Ho fame, ed è ora di cena».
JungKook stava per rispondere quando il cellulare vibrò per un nuovo messaggio. La schermata illuminata rivelò immediatamente il mittente: il signor Kim, il padre di TaeHyung. Sollevando appena lo sguardo, disse con tono rispettoso ma senza riuscire a celare del tutto un velo di tensione: «TaeHyung-ssi, mentre tu ti cambi, devo andare nell'ufficio di tuo padre».
TaeHyung si voltò di scatto, fissandolo con uno sguardo indecifrabile. JungKook, percependo il peso di quell'attenzione, gli mostrò il messaggio appena ricevuto, quasi a giustificare quell'improvvisa deviazione dai loro piani.
«Mi ha appena scritto», aggiunse, mantenendo un tono calmo ma risoluto.
TaeHyung distolse lo sguardo e represse un sospiro di fastidio prima di rispondere con voce tesa, attraversata da una malcelata irritazione: «Va' pure».
Non aveva alcuna intenzione di mandare il suo Omega da solo al cospetto di suo padre. Era certo che la richiesta di giorni di ferie fosse il motivo di quell'incontro. Quando gli aveva chiesto il perché di quell'improvvisa partenza, TaeHyung aveva accampato una scusa, parlando di una possibile futura collaborazione da discutere con alcuni clienti, ma il fatto che il viaggio coincidesse con l'assenza di JungKook non era certo passato inosservato.
L'attesa nel suo ufficio gli parve interminabile, scandita dal ticchettio dell'orologio e da una preoccupazione che non riusciva a scacciare.
Appena varcata la soglia dello studio del signor Kim, JungKook si ritrovò immerso in un'atmosfera carica di tensione. A differenza delle quattro mura che condivideva con TaeHyung, arredate in stile minimalista e moderno, quella stanza trasudava opulenza e austerità. Se avessero potuto parlare, persino le poltrone lo avrebbero intimidito, ricordandogli quanto poco contasse all'interno di quell'ufficio e, più in generale, nella società coreana.
YongJoon, per rimanere da solo con lui – cosa che lo mise immediatamente in allerta –, aveva ordinato a NamJoon di uscire. L'Omega, prima di lasciare la stanza, gli aveva rivolto un cenno di saluto accompagnato da uno sguardo preoccupato.
Senza perdere tempo in formalità, e senza nemmeno invitarlo a sedersi, l'Alfa andò dritto al punto. «Spero che il viaggio che intraprenderete insieme, tu e mio figlio, porti i frutti che mi auspico, Jeon» esordì, con un tono privo di qualsiasi calore.
Anche se non gli era stata rivolta alcuna domanda, JungKook sapeva con certezza che TaeHyung non avrebbe mai ammesso con suo padre che sarebbero partiti insieme. Tuttavia, illudersi che l'uomo ignorasse i progetti del figlio sarebbe stato un grave errore. Sottovalutarlo era fuori questione, e JungKook non aveva alcuna intenzione di farlo.
Si era quindi presentato in quell'ufficio con la piena consapevolezza di cosa aspettarsi da quell'incontro e, per quanto l'inquietudine gli serrasse lo stomaco, mantenne il contatto visivo con una risolutezza studiata.
«Come le ho già detto più volte, YongJoon-nim, suo figlio non si fida ancora di me al punto da lasciarmi fare ciò che lei desidera. Mi ha assunto dopo un fallimento precedente e ora è molto più attento di quanto non fosse prima» rispose, cercando di apparire sicuro.
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Addicted I
Fanfiction[Omegaverse] Un amore malato lo definirebbero molti Ma noi lo chiameremo Addicted. Perché? Per via dell'incoercibile bisogno che hanno uno del corpo dell'altro. Perché non si bastano mai come al corpo non basta un unico respiro. Perché sono arresi e...
