Una Gelida Buonanotte

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~ Episodio 3 ~

Una Gelida Buonanotte











Mentre l'incontro volgeva al termine, il signor Kang si alzò dal tavolo con un cenno di soddisfazione. Avevano parlato di affari per quasi due ore, e, come sempre, TaeHyung era riuscito a mantenere il controllo della conversazione. Tuttavia, contrariamente a quanto aveva fatto con sua madre, non aveva parlato del ruolo di JungKook nella battuta di caccia. Con un'abile manovra dialettica, aveva omesso quei dettagli, forse per mantenere un'immagine più solida e autonoma agli occhi di Kang o forse perché non voleva che l'attenzione di quell'Alfa si soffermasse troppo sulla figura del suo Omega.

Alle sette di sera, la pioggia continuava a cadere incessante, e il buio aveva ormai inghiottito la città. All'uscita del locale, sotto la luce fioca dei lampioni che si rifletteva sull'asfalto lucido, TaeHyung e JungKook salutarono il signor Kang e sua figlia. Nonostante l'acqua gli inzuppasse una spalla, JungKook teneva l'ombrello ben posizionato sopra TaeHyung, come se non si curasse minimamente di sé stesso.

«È stato un piacere, SiWoo-nim. Grazie per il tempo dedicato oggi», disse TaeHyung con un inchino rispettoso, porgendo la mano all'uomo. Kang rispose con un fermo cenno di approvazione, il suo sguardo apparentemente soddisfatto dall'incontro.

«Il piacere è stato mio, TaeHyung-ssi. Spero che avremo altre occasioni per collaborare», rispose il signor Kang con un sorriso che si voleva cordiale, ma che tradiva il consueto distacco degli affari. TaeHyung notò l'esitazione nello sguardo dell'uomo, come se preferisse ancora trattare direttamente con suo padre. Tuttavia, decise di ignorare quel dettaglio, mantenendo la sua compostezza.

La giovane Omega abbassò lo sguardo, le guance colorite di un rosso intenso. «Grazie ancora per la cioccolata... anzi, per il tè», disse, ridendo timidamente per la propria goffaggine.

TaeHyung, rispose inchinandosi anche lui lievemente con un sorriso composto. «Mi dispiace per l'errore iniziale, ma sono felice che tu abbia gradito il tè».

«Grazie, TaeHyung-nim. Lei è sempre così attento. Spero di rivederla presto», rispose con un filo di voce, stringendosi nel cappotto prima di affiancare il padre e dirigersi verso l'auto.

JungKook, che aveva osservato l'intera scena senza mai intervenire, abbassò lo sguardo verso la propria spalla destra, ormai completamente inzuppata. Non si mosse, né cercò di asciugarsi. Gli sembrava quasi una metafora della sua stessa vita: sempre disposto a proteggere gli altri, anche quando ciò significava lasciarsi consumare senza lamentarsi.

«Andiamo», disse TaeHyung con tono tranquillo, mentre si avvicinava sotto l'ombrello per condividere con lui quello spazio angusto. Solo allora sembrò accorgersi del sacrificio silenzioso di JungKook, ma non aggiunse nulla, scegliendo di camminare accanto a lui, vicinissimi, verso l'auto in un silenzio quasi opprimente.

Arrivati al veicolo, JungKook si affrettò ad aprire la portiera per TaeHyung, lasciandolo entrare per primo, sempre sotto la pioggia incessante. Quando l'Alfa si fu sistemato sul sedile del conducente, JungKook rimase fuori, tenendo l'ombrello sopra di sé. La pioggia martellava sulla superficie tesa del tessuto, ma il giovane Omega non sembrava minimamente turbato.

Si chinò leggermente, abbassandosi all'altezza della portiera. «Posso tenere l'ombrello?» chiese in tono neutro, quasi distaccato, come se quella richiesta fosse solo un dettaglio irrilevante.

TaeHyung sollevò lo sguardo verso di lui, fissandolo con un'espressione perplessa. «A cosa ti serve?» domandò, piegando la testa di lato. «Piove a dirotto, ti accompagno io a casa».

Addicted IDove le storie prendono vita. Scoprilo ora